L’Inganno dei Social: profilazione, microtargeting e il declino della capacità cognitiva.

I social network sono diventati una parte integrante della nostra vita quotidiana. Tuttavia, dietro la promessa di connessione e intrattenimento, si cela un meccanismo progettato per sfruttare le nostre debolezze cognitive e trasformarci in utenti altamente profilati, manipolabili attraverso il microtargeting. Questo fenomeno non solo riduce le nostre capacità di concentrazione, ma ci rende vulnerabili alla manipolazione di chi gestisce questi strumenti.

Profilazione e Microtargeting: Chi controlla chi?

Ogni volta che interagiamo con i social, lasciamo una traccia digitale: i like, le condivisioni, i commenti e persino il tempo speso su un post. Questi dati vengono raccolti per creare un profilo dettagliato dell’utente, che diventa una risorsa preziosa per le aziende e per gli inserzionisti.

Grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale, i social non si limitano a registrare i nostri comportamenti, ma li prevedono e li influenzano. Questo è il cuore del microtargeting: l’utente non vede ciò che è più rilevante o informativo, ma ciò che è progettato per attirare la sua attenzione, spesso facendo leva su emozioni come la rabbia o la paura.

Riduzione della capacità cognitiva e dell’attenzione

Un effetto collaterale di questa continua esposizione è la riduzione della capacità di concentrazione. La velocità e la brevità dei contenuti, come i video di pochi secondi, allenano il nostro cervello a cercare gratificazioni immediate, rendendo più difficile mantenere l’attenzione su attività che richiedono un impegno prolungato, come leggere, studiare o riflettere.

Le neuroscienze confermano che questa “dieta digitale” riduce la plasticità del nostro cervello e la capacità di processare informazioni complesse. Più ci abituiamo al consumo rapido e superficiale, più perdiamo la capacità di pensare criticamente e di mettere in discussione le informazioni che ci vengono presentate.

Manipolazione e il rischio per la democrazia

La manipolabilità dell’utente è il risultato finale di questo sistema. Attraverso la profilazione e il microtargeting, i social diventano potenti strumenti per influenzare opinioni politiche, consumi e scelte personali. La personalizzazione dei contenuti non è più un servizio neutrale: è un modo per indirizzare l’utente verso comportamenti specifici, spesso senza che egli se ne accorga.

Questo rappresenta un rischio concreto per la democrazia: un’opinione pubblica manipolabile è più facile da controllare, sia da aziende che da governi.

Un rimedio antico: leggere libri

In questo contesto, la lettura di libri rappresenta un antidoto potente. I libri richiedono tempo, attenzione e riflessione. Non offrono gratificazioni immediate, ma insegnano a concentrarsi, a sviluppare un pensiero critico e ad approfondire le tematiche.

Leggere un libro è un atto di ribellione contro l’immediatezza e la superficialità imposte dai social. È un modo per recuperare la propria autonomia intellettuale, per rifiutare la manipolazione e per riconquistare la capacità di pensare con la propria testa.

Per un futuro più libero

Il primo passo per sfuggire alla manipolazione dei social è riconoscerne i meccanismi. Prendere consapevolezza della profilazione e del microtargeting è essenziale per difendere la propria autonomia. Allo stesso tempo, è fondamentale coltivare abitudini che rafforzino la nostra capacità di concentrazione e di pensiero critico.

Spegnere lo schermo e aprire un libro non è solo una scelta culturale: è un atto di resistenza contro un sistema progettato per ridurre la nostra libertà. In un mondo sempre più digitale, la lettura rimane uno dei pilastri fondamentali per costruire un futuro più libero e consapevole.

DAI PESCI ROSSI AGLI UOMINI SOCIAL: L’ESTINZIONE E’ ALLE PORTE.

Sotto la soglia di attenzione del pesce rosso.

L’estinzione è alle porte, si conta sull’attenzione umana sotto la soglia di pochi secondi.

Nel 2000, la capacità media di attenzione umana era di 12 secondi. Oggi, con un misero 5 secondi, siamo scivolati al di sotto di un pesce rosso, che ci batte con 9 secondi di concentrazione. Questo declino non è un’evoluzione naturale, ma il risultato diretto di una rivoluzione digitale che ci sta trasformando in consumatori passivi di contenuti. Brevi video, meme e feed infiniti stanno distruggendo la nostra capacità di pensare, riflettere e, soprattutto, agire.

L’Uomo “Social”: una vita senza pensiero

L’uomo “social” è il nuovo archetipo della modernità: un individuo iperconnesso, ma disconnesso dalla realtà. Trascorre oltre 2 ore e 13 minuti al giorno sui social media, secondo il report Digital 2023, e consuma prevalentemente contenuti rapidi, come video TikTok o Instagram Reels, che richiedono solo pochi secondi di attenzione.

Tuttavia, c’è un altro aspetto inquietante dell’uomo social: crede di cercare informazioni su internet e sui social, ma non si rende conto di essere intrappolato in una bolla algoritmica. Le Big Tech, grazie agli algoritmi che hanno prima profilato le sue abitudini e i suoi interessi, gli propongono contenuti su misura per tenerlo attaccato allo schermo. Non è lui a scegliere cosa vedere: è l’algoritmo a decidere per lui, con un solo obiettivo in mente—massimizzare i profitti commerciali e pubblicitari.

Questo sistema lo priva della capacità di esplorare idee nuove o di confrontarsi con opinioni diverse dalle sue. Ogni scroll è un tassello in più di un meccanismo che premia la polarizzazione, l’immediatezza e la superficialità. L’uomo social non è più un ricercatore della conoscenza, ma un consumatore passivo plasmato dalle logiche di mercato.

Il declino della lettura in Italia

Mentre il tempo trascorso sui social cresce, la lettura registra numeri desolanti. Solo il 40% degli italiani ha letto almeno un libro nel 2022, e i giornali sono sempre meno diffusi: meno del 20% della popolazione legge regolarmente un quotidiano. La mancanza di lettura non è solo una questione culturale, ma un problema sociale e politico. Senza lettura, perdiamo la capacità di analizzare criticamente le informazioni, di comprendere i fenomeni complessi e di immaginare soluzioni innovative.

L’Uomo Social contro l’uomo pensante

L’uomo social è passivo, frammentato e guidato dagli algoritmi. Vive in un mondo costruito per lui dalle Big Tech, dove ogni contenuto che vede serve a massimizzare il tempo che trascorre online, così da aumentare i profitti delle grandi piattaforme. Non c’è spazio per il pensiero critico o per il dubbio; c’è solo un flusso continuo di stimoli progettati per essere irresistibili.

In contrasto, l’uomo pensante è quello che sceglie consapevolmente di leggere, riflettere e confrontarsi. È l’uomo che costruisce il proprio sapere, esplorando attivamente il mondo delle idee e resistendo alle manipolazioni dell’algoritmo. È l’uomo che crea il futuro, mentre l’uomo social lo consuma.

Cosa fare per salvare il pensiero astratto

Invertire questa tendenza è possibile, ma richiede un impegno consapevole. Ecco alcune azioni concrete per stimolare il pensiero astratto e recuperare la capacità di leggere la realtà:

  1. Leggere libri con continuità: Non importa il genere, ma dedicare almeno 30 minuti al giorno alla lettura aiuta a migliorare la concentrazione e stimola l’immaginazione.
  2. Leggere quotidiani e riviste approfondite: Rimanere informati con fonti affidabili permette di avere una visione critica del mondo.
  3. Frequentare biblioteche: Le biblioteche sono luoghi di cultura, riflessione e confronto. Oltre a offrire accesso gratuito ai libri, sono spazi ideali per concentrarsi.
  4. Partecipare a gruppi di lettura: Discutere libri e idee con altre persone favorisce il pensiero critico e la capacità di argomentare.
  5. Limitare l’uso dei social: Imporre un limite al tempo trascorso sui social media (ad esempio, non più di 30 minuti al giorno) aiuta a ridurre la dipendenza e a recuperare il tempo per attività più significative.
  6. Scrivere riflessioni personali: Prendere appunti, scrivere un diario o sviluppare idee scritte migliora la capacità di organizzare i pensieri e stimola la creatività.
  7. Consumare contenuti di qualità: Scegliere documentari, podcast e articoli che approfondiscono argomenti complessi, invece di contenuti rapidi e superficiali.
  8. Sperimentare il “digital detox”: Staccarsi periodicamente dagli schermi per riconnettersi con se stessi e con il mondo reale.

La lotta contro l’estinzione intellettuale

L’Italia è sull’orlo di un collasso culturale. I numeri sulla lettura sono un campanello d’allarme, e la dipendenza dai social media non fa che accelerare questa crisi. Le Big Tech, con il loro potere commerciale e pubblicitario, stanno trasformando l’uomo in un prodotto. Ma non è troppo tardi per invertire la rotta.

Riscopriamo il valore della lettura, il piacere della riflessione e la potenza del pensiero critico. Solo così possiamo sperare di costruire una società che pensa, immagina e crea, piuttosto che scrollare verso il nulla.

L’ANTIDOTO _ Vera Gheno

In un epoca dove i social collegano tutti gli abitanti del mondo e in una rete di infinita conoscenza a costo zero, dovremmo progredire con le possibilità di socializzare in maniera sana, istruirci e migliorarci con grande semplicità. Per paradosso tutto questo è il contrario di quello che dovrebbe essere la realtà. Un mondo virtuale che è una discarica di contenuti falsi, di interazioni tossiche. È necessaria una guida per destreggiarsi. Questo libro di Vera Gheno è un manuale di autodifesa indispensabile per poter sopravvivere per quei pochi momenti (sperando siano veramente brevi) in cui navighiamo tra questi (maledetti) social.

Quanto tempo passiamo in rete ogni giorno? Quanti post, messaggi, frasi scritte scambiamo, spesso con persone a noi sconosciute? Siamo sicuri che lo stiamo facendo nel miglior modo possibile?
Narcisismo, incompetenza, impulsività, invidia, noia. No, non è un elenco di peccati capitali 2.0, ma un assaggio di «veleni della rete» che troppo spesso accompagnano la nostra vita online. In questo piccolo e prezioso prontuario, la sociolinguista Vera Gheno mette la competenza delle parole al servizio della comunicazione digitale e offre al lettore un manuale di istruzioni che è al tempo stesso anche una grammatica social prêt-à-porter.
Dalla deumanizzazione dei personaggi pubblici al demone della velocità che ci porta a postare senza riflettere, dalla lingua plastificata che appanna il senso e affatica la comprensione dei nostri scambi sino alle fallacie retoriche che fanno deragliare le conversazioni online, l’autrice passa in rassegna i 15 principali comportamenti che adottiamo ogni giorno sui social e ricostruisce la scala di disfunzioni relazionali e comunicative che ci avvelenano la vita. Una lettura illuminante e impegnata che a ogni «veleno» contrappone un «antidoto», una soluzione concreta in grado di aiutarci a costruire un clima migliore in rete.

Contro l’apologia dell’ignoranza e a favore dell’orgoglio Radical Chic.

Fino a pochi anni fa l’ignoranza veniva vista come disdicevole e per chi era proattivo, scoprire di non conoscere un argomento era un’ottima occasione per rimediare a questa condizione leggendo, chiedendo agli esperti, iscrivendosi a corsi e in ultima analisi, non riuscendo a capire l’argomento, perchè fuori dalla propria portata, si manteneva la dignità dichiarando che l’argomento non era nella propria area di competenza. La risoluzione di un caso medico veniva richiesto al proprio medico di fiducia, un’analisi geopolitica veniva letta su una rivista specializzata, per una teoria scientifica veniva richiesta la spiegazione ad un conoscente che per comprovati studi scientifici aveva possibilità di parola sull’argomento.

Di colpo abbiamo avuto accesso a qualsiasi risposta digitata sulla barra di Google e per le risposte su argomenti di cui non avevamo mai neppure minimamente pensato di interessarci, il classico video breve sui social ha attivato in noi la curiosità. Secondo la logica, con questi strumenti avremmo dovuto eliminare l’ignoranza, non avere più domande sospese a cui non sapere rispondere. La soluzione che avrebbe dovuto essere risolutiva al problema è diventata essa stessa il problema: la mancanza di un’alfabetizzazione di base ha portato persone all’apparenza normali a credere a qualsiasi teoria trovata sulla rete. Le teorie cognitive spiegano molto bene questa distorsione, a partire dallL effetto Dunning-Kruger, una distorsione cognitiva nella quale individui poco esperti e poco competenti in un campo tendono a sovrastimare la propria preparazione giudicandola, a torto, superiore alla media mentre esperti della materia tendono a sottovalutare la propria conoscenza.

Questa bulimia di informazioni disorienta le persone con bassa istruzione e debole alfabetizzazione scientifica. Li rende saccenti su temi fuori dalla propria portata e iniziano un percorso di auto-generazione di una cultura della disinformazione e del complotto. I temi di cui si nutrono sono i più complessi e una stessa persona riesce a parlare nello stesso momento di virologia e geopolitica con la stessa convinzione mentre entra in difficoltà nel leggere e comprendere delle semplici istruzioni.

Le prime volte l’analfabeta funzionale con molta vergogna affrontava questi temi in una discussione rendendosi conto della propria pessima preparazione. Navigando su internet, guardando video di complottisti e divulgatori di fake news ha rafforzato nel tempo la propria autostima. Ha preso coraggio e si è autoconvinto di sapere tanto quanto l’esperto che ha studiato anni quella specifica materia. Con l’aggravante di essersi convinto anche che i vari esperti siano corrotti e guidati da poteri forti. Iniziando così una avvolgimento in teorie del complotto e isolamento con persone che siano allineate con il proprio pensiero. I numeri e la crescita di questo fenomeno preoccupante sono stati previsti nel film Idiocracy , dove l’umanità intera si alimenta di cibo spazzatura davanti ad una televisione gigantesca che trasmette solo programmi idioti, grazie a questa deriva gli esseri umani sono diventati tutti stupidi, portando il mondo al limite del collasso ambientale e sociale. Il film è molto divertente, ma dopo averlo visto e con un occhio critico si guarda chi con maggior approfondimento intorno a noi, verificando che i numeri sull’analfabetismo funzionale sono reali e ci troviamo accerchiati di persone mediocri che credono di aver capito tutto iniziamo a preoccuparci.

Un’altra strana tendenza ha preso piede negli ultimi anni, quella delle persone mediamente migliori come cultura e preparazione di quest’ultima specie di analfabeti di ritorno: sono quelli che nonostante abbiano le capacità di analisi e sanno i propri limiti culturali, vista la numerosa deriva antisistema e anticulturale hanno la tendenza a detestare gli esperti che si contrappongono alla mancanza di cultura. I divulgatori che cercano di portare la conoscenza al di fuori delle aule universitarie, Burioni è un esempio, diventano antipatici anche a chi mediamente potrebbe fare la propria parte in maniera dignitosa, conoscendo il proprio limite e rimanere in ascolto sapendo selezionare gli esperti da seguire. Invece prevale il fastidio per chi ha avuto un successo (molto) maggiore di quello personale. Prevale l’insofferenza per una presunta mancanza di libertà che per alcuni deve essere superiore alle regole che impongono ad una società di vivere e prosperare. La propria libertà inviolabile deve superare qualsiasi confine anche quello della scienza e del vivere con civiltà. Non solo i complottisti si sono indignati per le regole che ci siamo dati per superare la pandemia, tra green-pass e obblighi vaccinali, ma anche la fascia di persone mediamente civili e acculturate si sono sentite infastidite dal dover seguire dei protocolli, regole e consigli da chi ne sa più di noi.

Questa tendenza ad allontanare la cultura e rimanere nella propria confort-zone dove basta “googolare” per ricevere una risposta che ci rassicura ha creato un nemico che è il radical-chic della cultura e del successo sociale. Chi ha avuto successo perché ha studiato, ha avuto maggiori possibilità di crescita personale e nella società conta più di noi, crea fastidio in particolare quando ci indica un percorso che può limitare una nostra libertà personale a favore di una garanzia sociale. Entra in questa fase il meccanismo del disimpegno morale : critico i comportamenti altrui e di chi vuole guidare con pragmatismo le scelte sociali, sanitarie, di convivenza e accoglienza ma quando poi rientro nel perimetro della propria vita, la prospettiva cambia. Le piccole regole di convivenza saltano. La propria libertà diventa prevalente su quella sociale. Se durante la pandemia sono state impostate delle regole per limitare il contagio e tutelare i fragili, la mascherina diventa un fastidio insopportabile, le limitazioni alla mobilità di alcuni brevi periodi sono completamente non da rispettare mentre quelle che riguardano gli altri, ad esempio sulla mobilità dell’immigrazione devono essere fatte rispettare anche con la forza e la mancanza di umanità. Quello che vale per la propria famiglia non vale per la comunità.

Su questa spinta per le proprie singole libertà, ignoranza e analfabetismo funzionale la politica ha le sue colpe. La spinta ad avere una comunicazione attrattiva che permette grazie alla paura di creare consensi è un fenomeno pericoloso. Ad esempio la sicurezza è un argomento che genera consensi inversi alla realtà, un solo fatto criminoso è di per se un problema, ma chiedendo se negli ultimi dieci anni è peggiorata la sicurezza nel proprio paese la risposta è quasi sempre positiva. La percezione dovuta a slogan populisti di una certa politica ha creato la percezione che il problema sicurezza è sempre maggiore e tendenzialmente in crescita.

Su questo e su altri argomenti politici e sociali si evidenzia quanto slogan, brevi video e frasi ad effetto abbiano distorto la percezione della realtà a milioni di persone in Italia e nel mondo. Nelle discussioni numeri e percentuali non vengono presi neppure in considerazione ma si portano avanti tesi che sono entrate in testa grazie alla bravura di chi ha lanciato lo slogan. Consideriamo inoltre che il 30% degli italiani non è in grado di capire una percentuale e di confrontare due percentuali con numeri assoluti differenti.

E’ giusto accusare chi segue queste teorie del complotto e chi segue fideisticamente delle idee non supportate da numeri e fatti concreti ? E’ giusto essere indignati per il falso concetto che sia democratico paragonare il valore della mia ignoranza come quello della tua cultura ? In ogni ambito questa democrazia dell’ignoranza è pericolosa. In ambito sanitario, delle scienze, della politica è dannoso che due persone con differenti culture possano dire con la stessa voce la propria opinione. Questa opinione può poi portare a delle scelte che coinvolgeranno l’intera società con effetti disastrosi. Siamo sempre stati convinti che la democrazia sia il metodo di governo corretto, ma oggi siamo ad un bivio tra democrazia ed epistocrazia.

L’epistocrazia è una forma di governo in cui il diritto di voto è subordinato alla conoscenza degli argomenti.[1]

È un sistema contro l’incapacità, l’impreparazione e la non conoscenza, e che prevede l’accesso all’elettorato attivo a tutti i cittadini che possiedono le conoscenze fondamentali ad esprimere un giudizio autonomo di voto e all’elettorato passivo a tutti i cittadini che dimostrano preparazione e idoneità a ricoprire una specifica carica istituzionale. Questo concetto vale per il voto politico ma deve valere per tutte le scelte che coinvolgono il singolo quando le proprie decisioni condizionano la società

Oggi vengono invertiti i valori. Chi è ignorante e parla di qualsiasi argomento è visto come un eroe della libertà, che combatte contro i poteri forti, contro le imposizioni dall’alto. Chi invece ha studiato, ha avuto successo e ha una posizione all’interno della società viene accusato di essere parte di un’èlite, di essere radical chic, di prendere parte alle decisioni importanti solo per un ritorno personale e per logiche di corruzione o interesse personale. A questo punto dobbiamo fare una scelta, giustificare la cultura dell’ignoranza, del falso mito dell’uno vale uno che ha corrotto gli ultimi anni della discussione pubblica. Il mio parere non vale come quello, su un tema scientifico, del Nobel della fisica Giorgio Parisi, e non può valere la mia idea di immunità di gregge rispetto a quella dell’odiato “virostar” che divulga la sua materia in televisione. E’ il momento di fare questa scelta e stigmatizzare gli ignoranti, elevando il ruolo degli intellettuali. Chi ha studiato, ha una visione del mondo da una prospettiva elevata perché ha fatto un percorso di studi e continua a leggere e a rimanere informato, se viene chiamato radical chic in maniera dispregiativa deve prendere questa etichetta come un vanto. E’ un orgoglio essere un intellettuale, una persona di cultura che legge e ha una visione del mondo grazie agli occhiali del pragmatismo e dell’istruzione.

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo ? La prima regola è non perdere tempo con la prima categoria, quella dei complottisti che sono convinti delle proprie infinite competenze. E’ tempo perso, non cambieranno mai idea e ci sfiniranno con deliranti tesi lette a caso su internet. Allontaniamoci dalla seconda categoria, quelli che pensano che uno vale uno, che seguono le teorie populiste e non ragionano con il pragmatismo. Affrontando una discussione senza numeri, e riferimenti culturali saprete subito che la discussione è da interrompere. Con chi invece fa domande e non impone ricette, chi discute mettendo in discussione i numeri, vi indica esempi con riferimenti a libri letti e da leggere, potete aprire la discussione. Sono molto preoccupanti le tendenze di un certo corrente complottista, populista che rivendica finte libertà personali. Tenendo alto l’orgoglio per l’interesse sulla lettura, rivendicando gli intellettuali come esempi positivi e i radical chic come esempio positivo di chi ha avuto successo, possiamo nel nostro piccolo dare un esempio che possa convincere quella parte di persone che oggi sono nel mezzo, disorientati tra teorie suicide e una cultura accusata di essere èlite.

Andiamo controcorrente : passeggiamo con un libro in mano, pubblichiamo sui social la recensione di un libro, demonizziamo ignorandoli i complottisti e i difensori di una falsa libertà, esaltiamo gli intellettuali avendo il coraggio di affermare che chi viene indicato come radical chic,chi ha un rolex e una posizione sociale li ha ottenuti perché con lo studio, l’impegno e la costanza se li è guadagnati grazie a parole oggi abusate che sono competenza e merito. E se veniamo accusati anche noi di essere radical chic prendiamolo come un complimento e come il raggiungimento di un nobile obiettivo.

NON PENSARE ALL’ELEFANTE_George Lakoff

Un’ottima lettura per rendere maggiormente consapevole l’elettore e il cittadino, qualsiasi sia il vostro pensiero politico. A qualsiasi livello vi interessiate al bene comune è fondamentale avere gli strumenti per poter “leggere” e valutare le proposte di chi si candida a gestire la politica del proprio paese, città e nazione. Non facciamoci prendere in giro da luoghi comuni e “frame” pre-costruiti. Posiamo intervenire in una discussione politica se sappiamo come esprimere i nostri valori con rispetto ma con fermezza. Questo libro ci insegna come e cosa ascoltare e in quale modo farci ascoltare.

I leader populisti non usano parole a caso, sanno quali reazioni provocheranno nel nostro cervello. In questo libro, bestseller negli Stati Uniti, il linguista e scienziato cognitivo George Lakoff chiarisce i meccanismi attraverso cui il linguaggio politico influenza le nostre scelte.

«Leggete Lakoff, anzi studiatelo, e poi mettete in pratica i suoi insegnamenti.». – Dalla prefazione di Gianrico Carofiglio

«Non pensare all’elefante! è una di quelle letture che andrebbero ripetute a intervalli regolari.». – Giovanni De Mauro, direttore di “Internazionale”

I leader populisti non usano parole a caso, sanno quali reazioni provocheranno nel nostro cervello. In questo libro, bestseller negli Stati Uniti, il linguista e scienziato cognitivo George Lakoff chiarisce i meccanismi attraverso cui il linguaggio politico influenza le nostre scelte. La mente, spiega l’autore, funziona metaforicamente. Ogni parola rimanda a una cornice (o frame) che rappresenta un’idea di mondo. È sorprendente scoprire quanto sia autoassolutoria l’espressione “cambiamento climatico” rispetto a “riscaldamento globale”; come “sgravio fiscale” veicoli l’idea che le tasse siano un inutile fardello; o le metafore “ondata” o “invasione”, associate ai migranti, contribuiscano a rovesciare i termini del problema. La vera sfida è nelle parole. Se si vuole imporre una visione diversa da quella intollerante e populista, bisogna smarcarsi da quel lessico e definire nuovi quadri di riferimento ideali. Significa questo Non pensare all’elefante!: non usare le stesse parole dell’avversario, o si finirà per veicolare le stesse idee.

Libro del mese di FEBBRAIO

Nel mese di Febbraio leggeremo “In un volo di storni” di Giorgio Parisi.

Nel mese di Febbraio leggeremo “IN UN VOLO DI STORNI” di Giorgio Parisi. Ci vediamo o meglio ci sentiamo su CLUBHOUSE mercoledì 2 Marzo alle ore 21.00 per discutere del libro. Per partecipare utilizza il seguente link :  https://www.clubhouse.com/join/libro-ti-lovvo/6Zyt6ECl/m78g5reB   “Il lavoro migliore di una vita di ricerca può saltare fuori per caso: lo si incontra su una strada percorsa per andare da un’altra parte.”“Le idee spesso sono come un boomerang: partono in una direzione ma poi vanno a finire altrove. Se si ottengono risultati interessanti e insoliti, le applicazioni possono apparire in campi assolutamente imprevisti.” Realtà sperimentali che sembrano sfuggire a ogni legge, ricerche che portano a scoperte che sorprendono lo stesso ricercatore, il lampeggiare dell’intuizione fisica e matematica: è il mondo indagato da più di cinquant’anni da Giorgio Parisi, vincitore nel 2021 del premio Nobel. Dall’ingresso, nel 1966, all’istituto di Fisica di Roma (dal retro, perché gli studenti dei primi due anni non potevano passare dalla porta principale) al Nobel sfiorato già all’età di venticinque anni, dagli studi pionieristici sulle particelle all’interesse per fenomeni enigmatici come le trasformazioni di stato, i “vetri di spin” e il volo degli storni, dalle riflessioni su come nascono le idee a quelle sul senso della scienza nella nostra società, questo libro è un viaggio nella mente geniale di un fisico che ha cercato le regole dei sistemi complessi, perché quelli semplici gli sono sempre sembrati un po’ troppo noiosi.

Ci “vediamo” il 2 Marzo per volare alto con questo libro.
Buona lettura !

Questionario “Gli effetti cognitivi e motivazionali del social reading”

Riceviamo e pubblichiamo, partecipate al questionario !!!

Buongiorno,     
Mi chiamo Pontiggia Michela, sono un’insegnante laureanda magistrale in Psicologia a indirizzo Tecnologico dell’Università telematica eCampus. Vivo in provincia di Sondrio.  Per la mia tesi “Gli effetti cognitivi e motivazionali del social reading”, con la supervisione della prof.ssa Manuela Cantoia, professore associato di Psicologia Cognitiva Applicata e Psicologia dell’Apprendimento, sto conducendo una  ricerca che ha l’obiettivo di indagare i processi di lettura degli adulti sul piano cognitivo e motivazionale. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione ed a persone che fanno parte di gruppi di lettura un questionario che potete trovare al seguente link     

https://forms.gle/K4W6VwH3ei7ea7cN8    

E’ anonimo e non valutativo, indirizzato a lettori di almeno 18 anni di età.  I dati anagrafici raccolti servono semplicemente per il trattamento statistico e non precludono l’anonimato. La compilazione richiede circa 15 minuti. I dati raccolti verranno comparati e integrati a quelli che sto acquisendo nei gruppi del Sistema Bibliotecario della Valtellina e della Valchiavenna e a persone della mia provincia.  Riuscite gentilmente a farlo girare tra i vostri lettori, o a darmi qualche suggerimento per poterlo condividere con persone interessate e disponibili a partecipare ?   Lieta dell’opportunità che questo percorso mi sta offrendo, conto sulla vostra collaborazione e competenza, ma ancor più sulla passione che ci sostiene e ci accomuna.  Vi ringrazio di cuore per l’attenzione ed auguro buone feste
Michela Pontiggia  

Libro del mese di GENNAIO

Nel mese di Gennaio leggeremo “La gita in barchetta” di Andrea Vitali.

Ci vediamo o meglio ci sentiamo su CLUBHOUSE martedì 2 febbraio alle ore
21:00 per discutere del libro. Per partecipare utilizza il seguente link : https://www.clubhouse.com/join/libro-ti-lovvo/HhtJ8VoE/M5eADbyp

Tre sorelle, tre destini. E un intero
paese che guarda e, soprattutto, parla.

Nella Bellano insolitamente ventosa di inizio 1963, Annibale Carretta dovrebbe essere
conosciuto come ciabattino. Dovrebbe, perché la sua indole è sempre stata
un’altra. Nato «strusciatore di donne», uno che approfitta della calca per fare
la mano morta, nella vita ha rimediato più sganassoni che compensi per le
scarpe che ha aggiustato. Ed è finito in miseria, malato e volutamente
dimenticato dai più. Ma non dalla presidentessa della San Vincenzo, che sui due
locali di proprietà del Carretta, ora che lui sembra più di là che di qua, ha
messo gli occhi. Vorrebbe trasformarli nella sede della sua associazione. Per
questo ha brigato per farlo assistere da una giovane associata, Rita Cereda,
detta la Scionca, con il chiaro intento di ottenere l’immobile in donazione. E
in parte ci riesce anche, se non fosse che quelle due stanze del Carretta ora a
Rita farebbero parecchio comodo. Le vorrebbe dare alla madre per il suo
laboratorio di sartoria, e alleviarle così il peso della vita grama che fa:
vedova e col pensiero di una figlia zoppa, Rita, appunto; una malmaritata,
Lirina, che non sa come liberarsi del muratore avvinazzato che ha sposato; e
poi Vincenza, bella ma senza prospettive, che seduta sul legno di una barchetta
vede riflesso nello specchio del lago il destino che l’attende e al quale non
sa sottrarsi. Su queste prime note si intona la sinfonia di voci e di vicende
che hanno fatto di Bellano il paese-mondo in cui tutti possono ritrovare
qualcosa di sé, e che nella Gita in barchetta interpreta una delle migliori
partiture composte dalla penna leggera e tagliente di Andrea Vitali. Per i
lettori è l’irresistibile occasione di immergersi ancora una volta
nell’intreccio sorprendente di storie che è la vita.

Ci “vediamo” il 2 febbraio per discutere di questa bella storia.
Buona lettura !

Dove guardare, sentire, parlare di libri ?

Dove possiamo leggere le novità letterarie, consultare le recensioni, scoprire i nuovi autori e sentire il perché e come gli scrittori hanno deciso di iniziare i propri libri?

Ovviamente in maniera disinteressata possiamo dirvi che tutto quello che riguarda i libri lo potete trovare in su librotilovvo.com 🙂 . Ma se volete confrontare anche altre fonti ecco un piccolo elenco per poter rimanere aggiornati sulle novità e avere spunti per poter leggere nuovi autori e libri inediti.

Prima di tutto è importante sapere come vengono stilate le classifiche dei libri più venduti, dove troviamo lo spunto per iniziare un libro. Le classifiche vengono gestite da due società di analisi dati, Nielsen e Gfk. I dati vengono raccolti dai registratori di cassa di un campione rappresentativo di librerie indipendenti e negozi di catene librarie a cui dal 2019 vengono aggiunte anche le vendite di Amazon. I numeri vengono proiettati a livello statistico e generano la classifica che potrete trovare sui quotidiani e sui siti internet che trattano l’argomento. Le classifiche vengono presentate graficamente in maniera differente. Viene indicato l’indice di vendita rispetto al primo in classifica, ma il volume di vendita può cambiare molto rispetto al periodo: il libro primo in classifica a maggio può vendere molto meno del decimo in classifica a Natale quando le vendite schizzano verso l’alto. In base alle classifiche verranno influenzate le vendite e gli editori programmeranno eventuali ristampe o promozioni.

Gli speciali pubblicati dai quotidiani sono lo strumento migliore per rimanere aggiornati sulle pubblicazioni. Escono in abbinata al giornale durante il fine settimana quando si ha più tempo per leggere e approfondire i temi culturali. Molto completi e interessanti sono “La Lettura” del Corriere della Sera,  “Robinson” l’inserto de La Repubblica,  “Tuttolibri” abbinato al Tempo. Per approfondire ulteriormente esistono periodici che ampliano ulteriormente l’analisi letteraria, come il mensile “ L’Indice”. Ogni rivista ha la sezione sui libri, provate a cercarla su tutti i giornali che trovate abbandonati.

Un altro canale per trovare proposte c’e’ anche la radio, dove si sottolinea il programma “Il cacciatore di libri” in onda alle 6:30 e alle 15:30 su Radio 24. Anche in televisione sono presenti molti programmi interessanti. Il primo rivolto ai più giovani ma di interesse per tutti i curiosi, “Per un pugno di libri”, in onda il sabato su Rai 3 alle 18.00.

Come conduttrice del famoso programma dedicato ai libri e ai ragazzi quest’anno c’è Geppi Cucciari, dopo che nella conduzione si sono alternati Patrizio Roversi, Neri Marcorè e Veronica Pivetti, al cui fianco ci sarà il sempre presente critico letterario, Piero Dorfles, il Professore, pronto a stimolare i ragazzi delle superiori (e noi da casa) a leggere i grandi classici e a maturare delle riflessioni coi suoi toni ironici. Ogni puntata di “Per un pugno di libri” vede al centro un titolo letterario considerato un grande classico che viene scoperto e riscoperto in una chiave nuova ogni volta, tanto da rendere il programma adatto non solo ai ragazzi ma a qualsiasi amante della buona letteratura.

Durante la settimana non sono da perdere “Quante storie”, in onda dalle 12,45 su Rai 3, dove si cerca in ogni puntata di scoprire quali siano le storie, i libri, i film e le mostre che meglio raccontano i cambiamenti dell’Italia contemporanea. Tra interviste, dibattiti, recensioni e stroncature, il programma offre uno spaccato del paese e spesso vengono consigliati libri che affrontano e approfondiscono i vari temi. A seguire, alle 13:45, Paolo Mieli presenta “Passato e Presente”dove si raccontano le storie dall’’Impero Romano ai diritti delle donne, dal nazismo ai papi postconciliari, dagli imperi medievale alla decolonizzazione del Nordafrica, dall’Unità d’Italia alla Russia comunista: è un lungo viaggio tra i grandi temi del passato più o meno remoto. Ospiti importanti e un gruppo di studenti universitari ci aiutano a percorrere le tappe della storia più o meno remota. Ad ogni appuntamento gli ospiti sono obbligati a consigliarci tre libri sull’argomento.

Sui social potrete trovare un po’ di tutto, da pagine dove si condividono solo immagini con una bella frase a pagine dove ogni tanto viene presentato un titolo interessante.

Meno programmabili ma molto stimolanti sono le classifiche casalinghe che si trovano nelle piccole biblioteche indipendenti dove appassionati librai espongono i titoli più interessanti. Non da meno in alcune biblioteche potrete trovare bibliotecari che sapranno tirare fuori dagli interminabili e strapieni scaffali titoli che negli anni vi eravate persi. Non dimenticate di entrare in libreria e in biblioteca anche solo per sentire il profumo dei libri, non sarà molto facile uscire a mani vuote. Non sono biblioteche nel vero senso della parola, ma sono anche più interessanti. Sono le biblioteche itineranti. Biblioteche su ruote, a quattro ruote come camper , a tre come la mitica  Ape Piaggio,  a due come biciclette con libreria come optional, e librai girovaghi che con pochi titoli e molta passione vi faranno scoprire un mondo nuovo e titoli che in una classica libreria avreste fatto fatica a scorgere.

In ultimo ma il posto più importante dove scoprire un libro, la tecnica per scriverlo, le origini dell’idea che ha avuto lo scrittore è la presentazione del libro stesso. Le novità editoriali vengono presentate in incontri in cui potrete farvi spiegare il metodo e  le parti non scritte tra le righe sul romanzo, sul saggio o la biografia e conoscere l’autore.

Potrete fare le domande direttamente a chi ha scritto quelle righe e scelto quel titolo. Sarà molto coinvolgente e anche quando leggerete il libro sarà molto più attraente, non solo perché sarà un libro autografato, ma perché la strada fatta con quel libro è iniziata tra voi e l’autore ben prima di iniziare l’introduzione.

Divertitevi a scoprire le vostre nuove letture.

Parlare di libri sui Social. Libro ti LOVVO ha aperto il suo canale su CLUBHOUSE.

In un mondo in cui le discussioni sui Social vengono prese d’assalto da chiunque con toni offensivi, fake news, immagini e frasi sgrammaticate postate dal primo che passa, dove l’analfabeta funzionale con un semplice post ha la stessa visibilità del professore e ricercatore, dove condivisioni senza fonti ne analisi fanno più adepti di uno scritto approfondito e redatto da un professionista del settore e scorrere la sezione commenti è come fare un volo su una discarica a cielo aperto, è sempre più difficile trovare un luogo virtuale dove poter parlare di libri, di attualità, di cultura dove imparare e nel proprio settore poter insegnare a chi sa meno di noi. Dopo anni di utilizzo dei social abbiamo tutti i dati che ci dimostrano che le diffusioni delle fake news proviene sempre più attraverso questi canali.

Sembra che il mondo dei Social abbia preso un binario divergente, senza possibilità di ritorno, con la cultura e l’educazione. Luoghi virtuali dove l’imbecille che una volta veniva zittito oggi grazie alla distanza virtuale gli permette di controbattere al commento di un professore universitario.

Esiste ancora un luogo dove si può entrare facilmente ed essere cacciati ancora più velocemente se si dimostra di essere maleducati e ignoranti. Questo luogo virtuale è nuovo ma con metodi di confronto e discussione molto antichi, non è possibile partecipare alle discussioni se non si è veramente preparati e la regola dell’uno vale uno non è applicata.Se condividere meme e frasi copiate attraverso i social è facile e porta anche qualche seguito, da oggi potrete rifugiati negli unici club in cui naturalmente, come avviene in un’aula di scuola, l’asino che raglia e il maleducato che non è in grado di relazionarsi vengono accompagnati immediatamente alla porta. Questo posto è CLUBHOUSE, il nuovo Social rilasciato ad Aprile 2020 che sta conquistando il mondo.

Lo abbiamo provato per voi. Il segreto di questo nuovo Social è che si può partecipare alle varie stanze all’interno dei Club tematici solo con la voce. Già nel momento in cui si entra in un Club o in una stanza, il nome dell’argomento di cui si discuterà è chiaramente esposto sulla porta. Sarà difficile entrare in una stanza il cui argomento indica temi di basso livello e di probabile diffusione di fake news. Se l’argomento sarà “La terra è piatta” difficilmente una persona di buon senso perderà tempo ad ascoltare. Come in un aula scolastica si alza la mano e si può discutere solo se preparati e si rimane nella discussione a patto di essere educati. Non è possibile condividere nulla, non rimane nulla registrato. Come in una discussione reale emerge subito se si è ignoranti in materia e di conseguenza ci si autoesclude. Oppure non avendo le competenze ma volendosi informare si rimane educatamente al proprio posto tra il pubblico. Librotilovvo.com ha aperto il suo canale su CLUBHOUSE, con l’obiettivo di parlare di libri, di consigliarci modi e tecniche per leggere di più e meglio, per creare un gruppo di lettura. Iscrivetevi e provate la nuova era dei Social, che con la modernità e dopo l’esperienza di oltre un decennio con i Social tradizionali è tornato all’antico utilizzo della voce. Provando questa esperienza farete fatica a digerire le discussioni e l’informazione a cui vi siete quasi abituati su Facebook Twitter & Co. Iscrivetevi al CLUB di Librotilovvo seguendo il link : https://www.clubhouse.com/club/libro-ti-lovvo

Ci vediamo… anzi ci sentiamo presto !