Facciamo insieme un passo indietro e uno in avanti. Un passo indietro di circa duecento anni ed entriamo in una tipografia. L’odore tipico dell’inchiostro e del piombo e il rumore delle macchine tipografiche li sentiamo molto prima di varcare la soglia, dove ci accolgono i tipografi in camice nero o blu. Sono operai particolari per l’epoca in quanto tutti sanno leggere e tra questa classe sociale non è una qualità così scontata. In molti si ammaleranno di una malattia del sangue, chiamata saturnismo, provocata dai caratteri mobili di piombo. Oltre che leggere questi operai lo sanno fare al contrario. Devono inserire questi caratteri scrivendo le parole al contrario nelle lastre. Ogni errore nella scrittura oggi comporta una veloce correzione al computer, se non un’automatica correzione del computer stesso, mentre allora l’errore comportava la riscrittura dell’intera lastra. Lasciamo il rumore e il profumo di inchiostro e piombo e con un balzo in avanti entriamo in una tipografia dei giorni d’oggi. I tecnici hanno tutti i camici bianchi, verificano le fasi di stampa su grosse macchine che manovrano con schermi touchscreen se non comandati da remoto dall’ufficio di un’altra città.
Molte sono le innovazioni che ci separano dalla stampa con macchine e caratteri di legno nel VI secolo d.C. in Cina, passando per la stampa a caratteri mobili di Gutenberg del 1455, l’introduzione delle stampanti rotative, macchine Lynotipe, stampe laser e come oggi oggetti di uso comune di stampe in formato 3D.
Oggi il 99% delle tipografie utilizza la stampa Offset. Le macchine Ofsfset sono ingombranti e costose ma possono essere ammortizzate sulle grandi produzioni.La stampa è di alta qualità, ben definita e i caratteri appariranno molto ben leggibili anche su carta non perfettamente liscia. Questo tipo di stampa viene effettuata attraverso dei rulli su cui sono incisi i caratteri o le immagini, che vengono impressi direttamente attraverso programmi specifici di computer collegati alle macchine. Le pellicole che avvolgono i rulli sono formati da polimeri gommosi bagnati di acqua e inchiostro. I rilievi grafici essendo repellenti si colorano solo dell’inchiostro che a loro volta imprimono il segno su un successivo rullo di caucciù che finalmente incontrerà e stamperà la frase sulla carta.
Nel caso di colori e immagini i rulli saranno quattro, ognuno con i colori primari, tra i quali la carta li attraverserà un rullo alla volta. Per effetti ulteriori come l’inserimento di colori oro e d’argento, immagini e caratteri in rilievo, effetti vellutati (soft touch) delle copertine, i fogli e cartoncini attraverseranno ulteriori rulli.
I fogli stampati verranno piegati in sessantaquattro parti, o trentadue, sedici, otto in base al formato del libro e passeranno al reparto legatoria. Le pagine verranno unite tra loro e avvolte dalla copertina con tecniche più o meno pregiate, utilizzano la cucitura o solamente l’incollatura. Il libro sembra aver raggiunto la sua forma ma non può ancora essere sfogliato. E’ necessario un passaggio in forno per eliminare l’umidità della stampa, processo che può durare una giornata e per poter spedire i libri alla libreria viene effettuato il taglio dei bordi sui tre lati.
Nelle più performanti tipografie, dove i reparti sono in un unico sito e le macchine sono le più moderne ed efficienti è possibile produrre diecimila copie in un giorno e mezzo. La realtà poi cambia dall’organizzazione della tipografia e rispetto alle tecniche di stampa, in media dalla stampa alla consegna in libreria può impiegare dalle quattro alle cinque settimane.
Oggi l’ultima frontiera della stampa sono le tecniche in 3D. Inventata nel 1983 dall’ ingegnere Chuck Hull, con metodi e strumenti costosi, oggi la stampa in tre dimensioni permette di avere a poche centinaia di euro una buona stampante. . Sarà possibile ordinare e stampare direttamente a casa un libro con un formato diverso, con immagini tridimensionali e caratteri che oltre al profumo dell’inchiostro proietteranno la loro ombra sulla pagina di carta ? Vista la tecnologia con cui in questi millecinquecento anni ci hanno abituati ai diversi stili e materiali, non possiamo immaginare quale sarà la forma del libro nei prossimi anni. Come vi immaginate la libreria del futuro ? Buona lettura !
Quasi sempre quando siamo arrivati alla fine di un libro, dopo aver visto le migliaia di lettere, punti sospensivi, punti esclamativi, ci ricordiamo delle frasi e delle parti che hanno alzato il nostro livello di attenzione e quelle che avremmo voluto saltare perché noiose. Non siamo però riusciti a vedere oltre lo strato d’inchiostro. Che carta abbiamo toccato? Era di qualità o di basso livello. Abbiamo idea di che grammatura si trattava e il tipo di lavorazione ?
Se la domanda è no a tutte le domande è il momento di fare chiarezza.
Come un enologo che a tavola sa distinguere la qualità del vino stappato e che al ristorante fa bella figura parlando a pari livello con il sommelier, anche noi che siamo appassionati del libro dovremmo avere una preparazione minima, oltre che sui contenuti, anche sul materiale di quel contenitore di parole e frasi.
Il più antico pezzo di carta rinvenuto è quello di un frammento di una mappa locale, prodotto con la pianta del gelso, risalente al II secolo a.C. e trovato sulla via della seta nel nordest della Cina. Da quel pezzo di carta la produzione migliora. Nel 751 a Samarcanda gli arabi rapiscono due cartai cinesi che vengono obbligati a rilevare la ricetta segreta. La produzione si allarga a Baghdad, passando per l’Egitto, la Sicilia e verso l’anno 1000 sbarca in Spagna. Nel 1264 nascono le cartiere di Fabriano e da qui i fogli conquistano l’Europa. Si dovrà aspettare l’invenzione della stampa a caratteri mobili, dopo il 1400, che rende la carta leader per la produzione dei libri. Con la rivoluzione industriale nel 1700 aumentano i lettori e gli editori per limitare i costi aumentarono l’utilizzo del legno, diminuendo la qualità.
In Italia l’ottanta per cento della carta viene prodotta in provincia di Lucca e il maggior produttore di carta è il gruppo Burgo che da più di cento anni è il leader italiano del settore. Il gruppo Fedrigoni di Verona, è il più importante produttore di carta pregiata a livello mondiale, produce carta per confezioni, cartoncini, carta per libri illustrati e di narrativa stampati da editori attenti alla qualità della carta
La carta si produce dalle fibre di cellulosa, che vengono sciolte in acqua e stese in fogli. Questi fogli possono avere innumerevoli qualità in base al tipo di produzione e dal tipo di piante da cui viene estratta. Dal cotone e dalla canapa derivano i tipi di carta più preziosi. Dai tronchi di legno viene prodotta la carta meno nobile, contenendo lignina tende ad ingiallire con l’umidità.
La carta di bassa qualità costa € 700 a tonnellata e viene utilizzata per stampare i quotidiani. La qualità si eleva progressivamente per i volantini, per la carta delle fotocopie, per i libri commerciali per arrivare alla carta pregiata che può costare € 1500 a tonnellata.
La carta si divide in carta naturale e trattata. La naturale nella norma si utilizza per i quaderni e agende. La qualità può variare molto in funzione del tipo di albero utilizzato che darà alla carta un colore più o meno opaco. Le carte trattate possono essere :
Patinate : utilizzate normalmente per le riviste, il cui effetto viene prodotto aggiungendo alla cellulosa il carbonato di calcio.
Marcate a feltro : i fogli ancora bagnati vengono stesi sul feltro che imprime delle irregolarità, nel libro stampato al tatto le pagine risulteranno molto piacevoli.
Goffrate o vergate : i fogli a secco vengono fatti passare attraverso dei rulli che imprimono dei disegni. Questa carta viene utilizzata molto spesso per le copertine.
Filigrana : in questa carta il disegno è all’interno dell’impasto, questa lavorazione viene effettuata sulle banconote e per i libri preziosi.
Gli editori italiani stampano i libri con alcune caratteristiche particolari. Tra i più attenti c’e’ Sellerio che utilizza un formato ridotto, sia per la comodità di tenere in mano il libro ma anche perché il costo di copertina sarebbe eccessivo. Sellerio utilizza una pregiata carta da settanta grammi (rispetto alla media è una grammatura elevata) prodotta a Fabriano. La famosa linea blu viene assemblata all’interno in carta naturale vergata e la sovraccoperta in carta di cotone prodotta a mano e l’illustrazione incollata. Anche Adelhi è tra gli editori attenti alla qualità, dal 1963 usa le sovraccoperte in carta acquarello rigata marcata feltro su tutti e due i lati. Iperborea utilizza la sovraccoperta in Imitlin, simile al tessuto e le pagine in carta finlandese molto morbida che si può apprezzare quando si aprono i libri. In genere i grandi editori, ad esempio Mondadori utilizza carta naturale di buona qualità ma che non può competere con gli editori fin qui presi ad esempio.
Sulla qualità inciderà anche come sono state assemblate le pagine, con la colla o con la più costosa cucitura a filo.
Essere a conoscenza di tutta questa tecnica vi farà sentire, mentre siete in biblioteca, come dei sommelier in una prestigiosa cantina. Potrete oltre che guardare il colore della copertina, assaporare il profumo delle pagine. Questo non potrà essere tra i pregi delle tecniche dell’editore. Il profumo è una combinazione della qualità della carta, del tipo di inchiostro, di come è stato conservato il libro. Ma queste casualità le sappiamo solo noi. Quindi nel valutare ad alta voce il tipo di graffatura della copertina e marcatura delle pagine, potete vantarvi di sentire quel profumo di bacche e agrumi tipico del libro di Sellerio.
Quando si parla di libri si discute degli autori, delle trame, della storia, insomma della parte “software”. Trascuriamo sempre la parte “hardware”. Ma agli amanti dei libri piace anche il tipo di carta, il materiale della copertina, il tipo di inchiostro. Iniziamo a “smontare” i libri e capire meglio come sono fatti, partendo dalla parte più visibile ma la cui storia è la meno nota : il carattere.
Nel Cinquecento il tipografo francese Claude Garamond ha disegnato il famoso carattere che prende il suo nome. Il carattere che state leggendo in questo momento, che è stato leggermente modificato nel 1958 da un collega bolognese di Garamond, il tipografo Francesco Simoncini, oggi è il carattere presente nella quasi totalità dei libri che avete sfogliato, il Simoncini Garamond. Tutti i libri da cinquecento anni sono sotto dittatura Garamond.
Chi utilizza caratteri differenti utilizza parenti molto stretti del Garamond. Nei libri Einaudi si stampa l’Einaudi Garamond, commissionato dall’editore a Simoncini, potrete riconoscerlo solamente dagli accenti acuti “movimentati” sopra le ì e ù. Mondadori sembra utilizzi un carattere differente, il Palatino, molto simile al Garamond, e viene chiamato Garamond tedesco. Si differenzia per il vuoto all’interno delle lettere più ampie e le stanghette delle b e delle p più corte. Il carattere nemico dell’onnipresente Garamond è il Baskerville, disegnato nel 1757 da John Baskerville ,utilizzato e stampato da Adelphi.Contro la volontà di Arnoldo Mondadori, per la collana stampata negli anni ’20 dei Classici Mondadori è stato disegnato e utilizzato il moderno Pastonchi.
Oltre a non conoscere, fino a questo momento, l’uso e la storia dei caratteri, non sappiamo neppure l’etimologia della parola font. Font nasce dalla lingua francese medievale “fonte”, che significa fuso. Fuso era il pezzo di metallo fuso per creare il carattere della macchina a caratteri mobili inventata nel 1454 da Gutenberg.
Anche i caratteri sono riusciti a fare le proprie squadre e a mettere i propri confini. I due principali insiemi sono composti dai caratteri graziati (serif in francese significa grazia), caratterizzati da piccoli ganci, piedistalli, linee ispessite e assottigliate, che aiutano a legare le parole nere tra loro, attutire il bianco della carta al nero dell’inchiostro, e i bastoni (Sans Serif) che sono quei caratteri con linee dritte e senza abbellimenti (le grazie,) composto dall’ Helvetica, l’Arial, il Verdana, il Futura…tutti caratteri preferiti per le pubblicità, marchi, internet, manifesti e tutto quello che ha necessità di poche righe e testi brevi.Nei secoli le lettere si sono sempre più caratterizzate da linee rette rispetto a quelle curve, utilizzate nell’antichità perché più facili da scolpire nella pietra. Caratteri con minori grazie come il Bskerville, il Times new roman o Georgia sono esempi di questo aggiornamento dei caratteri. Tutte le modifiche dei caratteri, nei secoli sono state fatte più per le differenti tecniche di stampa (esempio da stampa a caratteri mobili a fotocomposizione al computer). Ma anche qui i vincitori non sempre si sono rilevati quelli più forti: Microsoft ha cercato di comprare il carattere Helvetica da una società svizzera che ha declinato l’offerta, obbligando la Microsoft a farsi disegnare un carattere proprio. Nasce così l’Airal. L’Helvetica verrà poi utilizzato dal Mac, mentra la Apple nel 1984 adottò l’Itc Garamond.Alcuni caratteri sono protetti da brevetto, alcuni sono liberi
Leggiamo i vari caratteri, abbiamo i nostri preferiti nella lettura e quelli per scrivere, conoscendoli meglio potremo apprezzarli maggiormente e avere ulteriori sane fissazioni. Dopo aver letto questo approfondimento quale sarà il vostro nuovo carattere preferito ?
Perdere tempo a guardare le nuvole. Sprecare minuti preziosi davanti all’infrangersi delle onde. Quanto tempo abbiamo buttato nel guardare le une e le altre? Quando siamo stati particolarmente fortunati abbiamo avuto la possibilità di vedere lo spettacolo di entrambe, davanti ad un unico orizzonte. Il tempo si è fermato e ci siamo rigenerati in un’attività apparentemente inconsistente. E’ possibile che questa passione, che accomuna bambini e adulti di qualsiasi età, si svolga anche con basi scientifiche ? Guardare una nuvola, un’onda, con maggiori basi su come si è formata può rendere questa attività più interessante?Ecco due libri scritti dallo stesso autore, Gavin Pretor-Pinney che rispondono a tutte le vostre domande su due fenomeni tanto effimeri quanto affascinanti.
Coludspotting _ Una guida per i contemplatori di nuvole. Cosa c’è di più bello che un cielo azzurro? Sicuramente un cielo pieno di nuvole. Questo cielo diventa interessante perché nel libro ci viene spiegata la genesi e la formazione, le caratteristiche e le tante tipologie ma anche storie e aneddoti di chi le ha amate e temute. Con le molte fotografie e disegni, una scrittura veloce e scorrevole, il libro si legge molto velocemente consentendoci di tornare al più presto con la testa tra le nuvole.
Wave Watching_ Una guida illustrata per l’osservatore di onde. Perché delle semplice onde e delle increspature sull’acqua generano così tanto fascino? Leggendo questo libro scopriremo un mondo fatto di onde visibili, come quelle viste quest’estate in spiaggia, e onde meno evidenti come quelle che ci attraversano senza farsi sentire, quelle elettromagnetiche, o quelle musicali che sentiamo distintamente. Scopriremo un mondo fatto di onde che usiamo tutti i giorni, come quelle del microonde o onde eccezionali e terribili come quelle di un terremoto o di uno tsunami.Argomenti difficili ma resi semplici grazie ad una scrittura scorrevole, con molti esempi presi dal mondo letterario e artistico.Quando vi rimprovereranno di non perdere la testa tra le nuvole e non sprecare lo sguardo su quelle inutili onde, potrete rispondere di essere dei “guardatori” professionisti.
Ogni mese leggeremo un libro insieme. Riceverete entro l’inizio del mese una proposta di un libro da leggere, con le motivazioni della scelta e gli obiettivi della lettura. Potrete proporre dei titoli per i mesi futuri. I libri devono avere sempre la caratteristica che siano letture che possano cambiare il mondo ( o perlomeno qualcuno di noi, sarebbe già tanto). Al termine della lettura (indicativamente il mercoledì della prima settimana successiva al mese di lettura) ci incontreremo virtualmente (e si spera in futuro anche realmente) per discutere del libro, dei contenuti che ognuno di noi ha trovato e delle righe lette ma che emergono con differenti significati. Durante la lettura si potranno commentare le pagine senza “spoilerare”. Buona lettura.
Chi legge di solito scrive bene e molto spesso anche contenuti interessanti. Ci dedichiamo spesso alla lettura su argomenti e autori che decidiamo di leggere e quando scriviamo lo facciamo quasi sempre ad un destinatario che conosciamo. Cosa succederebbe se su un foglio bianco ci dedicassimo a scrivere non conoscevo chi leggerà la nostra lettera ? Cosa leggeremo ricevendo una lettera da un mittente ignoto ? Da 0 a 99 anni tutti possono riempire un foglio vuoto e rimanere in attesa di ricevere un pensiero, un’idea, un consiglio (anche su un libro consigliato) da chi non si sa. Non ci sono regole. Puoi scrivere una pagina in word, scritta a mano con penna stilografica e pergamena o con la Bic su un block notes. Inviala al nostro indirizzo mail. Qualcuno riceverà la tua lettera in forma anonima e tu rimarrai in attesa della tua lettera. Affilate le penne, aspettiamo di ricevere la vostra “lettera da uno sconosciuto”.
Oltre ai libri, se vi rimarrà tempo, ci sono altri strumenti dove poter leggere. Per primo possiamo considerare le riviste, utili per tenersi aggiornati su temi specifici di proprio interesse. Oltre alle riviste tematiche su hobby e passioni (fotografia, storia, natura,..) è interessante ed utile rimanere connessi con l’attualità. Credo sia interessante abbonarsi ad almeno una rivista che ci ricordi, quando verrà inserita nella casella della posta, che possiamo permetterci di investire del tempo per fare un “aggiornamento”. Di riviste interessanti ne cito per il momento due :
Micromega, all’inizio sembra un vero e proprio mattone, ma già dalle prime pagine si scoprono degli interessanti approfondimenti sui principali temi di politica, economia, scienza, filosofia e tutti temi attuali che pensiamo di conoscere perchè abbiamo sentito uno “slogan”da qualche parte. La rivista è impegnativa ma potete concedervi il lusso di decidere quale parte leggere e iniziare e terminare un articolo quando volte.
Left, rivista settimanale il cui abbonamento è interessante perchè, oltre ai temi trattati e alle firme titolate, si ha diritto ad un piccolo ma sempre interessante libro. Ogni numero ha un tema predominante e ogni settimana è possibile trattare a tutto tondo un argomento per volta.
Oltre a questi surrogati dei libri, si può leggere anche sui social e su internet. Bisogna innanzitutto non entrare nel dibattito dei commenti, che sui social e in particolare su Facebbok sono una discarica. Chi commenta di solito lo fa per difendere la propria bandiera senza avere competenze sull’argomento, per questo solo sui social hanno possibilità di parola. E quando la prendono non si risparmiano in insulti e ovvietà, voi proverete a rispondere con argomentando ma non vi lasceranno spazio, vi accerchieranno e con l’esperienza vi sconfiggeranno. Non perdete tempo neppure a leggere i commenti, ormai una lista infinita di rifiuti. Sarà anche meglio non leggerli perchè scoprirete il lato segreto di qualche amico e conoscente.
Ma sapendo utilizzare bene internet e social si potrà sfruttare comunque la parte buona. Innanzitutto si possono utilizzare come punto di riferimento i siti e i profili degli enti ufficiali (ministeri- enti internazionali , ecc) oppure testate giornalistiche riconosciute per serietà e che possono garantire una pubblicazione di notizie serie e certificate.
Oltre a questo sono molto interessanti i siti di debunking. Siti e profili che analizzano le informazioni, in particolare quelle di attualità, e verificano i contenuti scoprendo le fake news . In breve tempo capirete i profili e le pagine che utilizzano fake in maniera seriale e vi garantirete l’immunità nel fare figuracce condividendo notizie false e artefatte per aumentare le visualizzazioni. Tra i servizi più seri ci sono Bufale.net, Butac. Tra i profili social più divertenti (ma che vi aiutano comunque a tenervi aggiornati sul peggio della rete ci sono Adotta un analfabeta funzionale e il gruppo Analfabetismo funzionale. Se pensavate di aver visto il peggio qui troverete materiale per il quale riuscirete a scandalizzarvi.
L’analfabetismo funzionale è uno dei fenomeni più diffusi e preoccupanti degli ultimi anni. Moltissimi adulti sono analfabeti funzionali perché hanno difficoltà a comprendere pienamente testi semplici, con effetti negativi che si riflettono nella vita di tutti i giorni. Per contrastare il fenomeno bisogna investire in due direzioni: famiglia e scuola. Negli ultimi anni, il termine “analfabetismo funzionale” ha conquistato una rilevanza sempre maggiore all’interno dei dibattiti sui temi dell’istruzione e della formazione. Mese dopo mese, istituzioni ed enti di ricerca collezionano e diffondono dati allarmanti sul numero degli analfabeti funzionali. Spesso, però, manca un focus preciso, che permetta di inquadrarne i confini, per poi prendere le giuste contromisure. Cosa significa davvero analfabetismo funzionale? Come si misura? Quali sono gli indicatori da monitorare?
L’UNESCO già nel 1984 da questa definizione : “L’analfabetismo funzionale è la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”. L’analfabeta funzionale, quindi, è una persona che sa leggere, scrivere (altrimenti sarebbe definibile analfabeta) ed esprimersi in modo sostanzialmente corretto. Non è in grado, però, di raggiungere un adeguato livello di comprensione e analisi di un discorso complesso. Volendo identificare i caratteri distintivi dell’analfabeta funzionale, si potrebbero elencare i seguenti:
Incapacità di comprensione adeguata di testi pensati per una persona comune, come articoli di giornale, regolamenti o bollette;
Difficoltà nell’esecuzione di calcoli matematici semplici, come gli sconti in un negozio o la tenuta della contabilità casalinga;
Difficoltà nell’utilizzo degli strumenti informatici;
Conoscenza superficiale degli eventi storici, politici, scientifici, sociali ed economici.
Questo chiarisce quanto sia pericoloso l’analfabetismo funzionale e tutti dobbiamo combatterlo.
In Italia alcune ricerche hanno misurato il livello di analfabetismo funzionale. I dati più attendibili a cui far riferimento sono quelli dell’indagine Piaac – Ocse (2019). Secondo queste statistiche, in Italia, il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. Il dato è tra i più alti in Europa, eguagliato dalla Spagna e superato solo da quello della Turchia (47%).La serietà e l’ampiezza del problema rendono necessarie e urgenti le contromisure. Per combattere il fenomeno dell’analfabetismo funzionale occorre innanzitutto restituire il giusto valore a due attori fondamentali: la famiglia e la scuola. All’interno di queste due realtà è necessario far capire come si leggono le informazioni e in particolare che basterebbe leggere, anche poco, abituare il cervello a capire e valutare un brano e non fermarsi al video di 20 secondi sui social per pensare di aver capito tutto.Dovremmo fare (e farci) poche domande: : spendiamo del tempo a leggere? Leggiamo abbastanza? Stiamo educando i figli alla lettura? Lasciare ai libri il giusto spazio in casa è fondamentale. Frequentiamo amici e conoscenti che leggono? Li sproniamo a leggere ?Per analfabeta funzionale si indica dunque un individuo – in età scolare e non – che non ha le competenze necessarie ad assimilare ed elaborare le informazioni provenienti da un testo appena letto e non è in grado di fare delle proprie deduzioni sullo stesso. L’analfabeta funzionale trova dunque difficoltà non solo nella lettura dei testi narrativi (illetteratismo da testi in prosa), ma anche in quella di semplici documenti (grafici, tabelle: èsi tratta di “illetteratismo da documenti”) e nella lettura di problemi di calcolo (illetteratismo da calcolo).
Sempre più di frequente l’analfabeta funzionale si incrocia col mondo del digitale. Ha difficoltà nell’uso della tecnologia e non riesce a destreggiarsi nemmeno all’interno di una semplice pagina web. Ad esempio, può avere difficoltà a trovare un numero di telefono, nonostante sullo schermo ci sia l’icona “Rubrica”. E’ in grado di leggere e scrivere, ma in molte situazioni non comprende il senso di un testo, non costruisce analisi articolate e paragona il mondo solo alle proprie esperienze dirette.Si tratta dunque di un tipo di analfabetismo che colpisce maggiormente la gente over-50, che ha appunto alcune remore col digitale. Se riuscissimo qui a diminuire anche gli indifferenti, anche un conoscente per ogni lettore, potremo dire guardando negli occhi i nostri ragazzi, di aver fatto per loro e per il loro futuro la nosta parte.
Oltre alle molte tipologie di persone pericolose che ovviamente non frequentiamo e appena possibile denunciamo, tra cui possono esserci ladri, violenti, assassini e delinquenti in genere, una tipologia di persone che può mettere a repentaglio la nostra vita, ma che il più delle volte tolleriamo, perché non le associamo ad un reale pericolo possiamo inserire i negazionisti, i No Vax, i No Mask, chi ha urlato negli ultimi mesi alla dittatura sanitaria non comprendendo cosa fosse una pandemia. Ancora più pericolosi sono gli indifferenti, quelli che per pigrizia lasciano correre e non si interessano della propria società. Questa categoria è la più pericolosa, visto il fatto che sono in molti, i pochi negazionisti hanno la possibilità di fare eco con le proprie castronerie visto che lo spazio vuoro è molto ampio. Se di fronte, un No Vax si trovasse un paio di amici che a muso duro lo mettessero in un angolo il problema sarebbe risolto e circostanziato. Trovando il vuoto, o meglio il pieno di indifferenti, le teorie negazioniste possono percorrere ampi spazi, lasciando una scia di danni e morti che dovrebbero poter essere calcolati per dare loro la giusta pena. Questi indifferenti che spesso non vengono conteggiati sono i responsabili della deriva che troppe volte prendiamo. Gramsci ha scritto : “Io Odio gli indifferenti”. Dopo molti anni questo saggio non poteva essere così attuale. Vale la pena riproporlo.
ODIO GLI INDIFFERENTI Antonio Gramsci
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
Forse è un atteggiamento estremo, ma disprezzare gli analfabeti funzionali, stare allerta quando in casa di altri non sono presenti libri e convincere gli altri ad aumentare le letture, trasmettendo l’amore i libri e per quello che comporta, come il miglioramento della visione personale e della società, è un atteggiamento normale per chi si ritiene non indifferente.
Questo sito vuole essere il luogo dove vengono consigliati e recensiti i libri che possono cambiare e migliorare i piccoli gesti quotidiani e le grandi visioni della propria vita. Oltre ai libri c’e’ spazio anche per trovare e recensire i vari modi di leggere, le abitudini, le manie e tutto quello che può aumentare la voglia e il piacere della lettura.
Una libreria carica di libri può sembrare inoffensiva, ma può essere un’arma affilata contro l’ignoranza e l’indifferenza che sembra non avere più confini. Questo spazio è disponibile per tutti quelli che vogliono dare il proprio contributo. Riuscire a far leggere una pagina in più a tutti gli abitanti della terra sarebbe una delle più grandi rivoluzioni.
Iniziamo da qui, convincendoci a leggere una pagina in più a testa e far appassionare un amico. avvicinandolo ad un libro. Recensioni, articoli sulla lettura, consigli, questo è lo spazio dove potrete dimostrare di non essere indifferenti. Aspettiamo il vostro contributo. Buona lettura.