In un’epoca in cui l’informazione è a portata di clic, paradossalmente, la nostra capacità di discernimento e concentrazione sembra essere in declino. La frase di Corrado Augias, “L’imbecillità rappresenta, ahinoi, una risorsa utile per il sistema: se non ci fossero tanti imbecilli in giro non sarebbe così facile trovare un furbone che li seduce. Ecco perché un imbecille è molto più pericoloso di un mascalzone”, risuona oggi più che mai. Ma cosa sta alimentando questa “imbecillità” collettiva?
I dati parlano chiaro: la lettura è in calo. Secondo l’Istat, nel 2022 solo il 39,3% della popolazione italiana di età superiore ai 6 anni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, una diminuzione rispetto al 40,8% del 2021 . Parallelamente, l’uso dei social media è in costante aumento. Nel 2023, quasi 43 milioni di italiani erano attivi sui social, rappresentando circa il 73% della popolazione . Tra questi, TikTok spicca con gli utenti che trascorrono in media 32 ore e 12 minuti al mese sulla piattaforma, seguita da YouTube con 18 ore e 15 minuti e Facebook con 16 ore e 37 minuti. Questa inversione di tendenza ha conseguenze tangibili. La lettura richiede concentrazione, riflessione e stimola il pensiero critico. Al contrario, la fruizione passiva di contenuti sui social media, spesso costituiti da brevi video o post superficiali, favorisce una diminuzione dei tempi di attenzione e una polarizzazione delle opinioni. Le discussioni si riducono a slogan, le opinioni si radicalizzano e la capacità di analisi si atrofizza.
La televisione, un tempo principale mezzo di informazione, si è adattata a queste nuove dinamiche. La mobile TV, ovvero la fruizione di contenuti televisivi tramite smartphone, è passata dall’1% di spettatori nel 2007 al 34% nel 2022.
Questo significa che sempre più persone consumano contenuti in modo rapido e superficiale, spesso distrattamente e senza un’adeguata contestualizzazione. La combinazione di questi fattori crea terreno fertile per la diffusione di disinformazione e per la manipolazione delle masse. Una popolazione meno incline alla lettura e più dipendente dai social media è più facilmente influenzabile, meno propensa al pensiero critico e più vulnerabile alle seduzioni dei “furboni” di turno.
In un’epoca in cui la lettura è in declino e l’uso dei social media è in costante aumento, emerge un fenomeno preoccupante: alcuni influencer e politici sfruttano la paura, spesso infondata, per manipolare l’opinione pubblica e trarne profitto. Temi come l’immigrazione e la sicurezza vengono strumentalizzati, nonostante i dati reali raccontino una storia diversa.
Ad esempio, la narrazione che associa l’immigrazione a un aumento della criminalità non trova riscontro nei dati. Secondo l’Istat, nel 2012 i “sospettati e delinquenti” in Italia erano 501.000, mentre nel 2021 questo numero è sceso a 403.520, nonostante l’aumento dei richiedenti asilo nello stesso periodo. Questo indica che non vi è stata una correlazione diretta tra l’aumento degli immigrati e la criminalità.
Tuttavia, la percezione pubblica è spesso diversa. Uno studio ha evidenziato che molta rabbia verso gli stranieri è causata dalla paura di un futuro immaginato più che da una realtà vissuta. Quando i cittadini hanno a che fare con gli immigrati su base regolare e vedono che molti dei pericoli temuti non si realizzano, la valutazione negativa si riduce.
Questa discrepanza tra realtà e percezione viene abilmente sfruttata da alcuni influencer e politici. Attraverso l’uso di brevi video e messaggi semplificati, fanno leva su paure irrazionali per promuovere idee polarizzanti. Questo approccio trova terreno fertile in un pubblico abituato a consumare informazioni in modo rapido e superficiale, senza approfondire o verificare le fonti.
Il risultato è una società sempre più divisa, in cui le opinioni si formano su basi emotive piuttosto che su dati concreti. Questo clima di paura e disinformazione non solo mina la coesione sociale, ma arricchisce anche coloro che lo alimentano, sia in termini di potere politico che economico.
Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale promuovere una cultura dell’informazione critica, incentivare la lettura e l’approfondimento, e sviluppare strumenti educativi che aiutino le persone a distinguere tra fatti e manipolazioni. Solo così si potrà costruire una società più consapevole e resiliente alle seduzioni dei “furboni” di turno.
È essenziale invertire questa tendenza. Promuovere la lettura, incentivare il dibattito approfondito e limitare il consumo passivo di contenuti digitali sono passi fondamentali per preservare l’intelligenza collettiva e garantire una società più consapevole e meno manipolabile.
L’Italia è in crisi sul piano culturale e sociale. Il 28% degli italiani soffre di analfabetismo funzionale e il 57% non legge nemmeno un libro all’anno (dati ISTAT). Questo drammatico scenario danneggia non solo il benessere personale, ma anche la competitività del Paese.
Al tempo stesso, la settimana lavorativa di cinque-sei giorni lascia i lavoratori stressati, privi di tempo per sé stessi e per la crescita personale, con livelli di produttività stagnanti. Tuttavia, i dati dimostrano che lavorare un giorno in meno con lo stesso stipendio non solo migliora la qualità della vita, ma aumenta la produttività fino al 20%.
La proposta che invieremo a partiti e sindacati per chiedere di sostenere una legge che:
riduca la settimana lavorativa da 5 a 4 giorni, con lo stesso stipendio, garantendo ai lavoratori un giorno libero aggiuntivo per dedicarsi alla lettura, alla cultura e al benessere personale. Utilizzi i profitti generati dall’aumento della produttività per finanziare strumenti culturali, come libri gratuiti, eventi e spazi culturali accessibili a tutti. Perché lavorare un giorno in meno è possibile? Numerosi esperimenti internazionali dimostrano che lavorare meno porta a lavorare meglio: nei progetti pilota, in Islanda, Giappone, Nuova Zelanda e Svezia (2015-2019) la produttività è rimasta stabile o aumentata fino al 20%, con lavoratori più soddisfatti e aziende più efficienti con un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata. Una settimana lavorativa più corta migliora la concentrazione e riduce i costi legati a stress e assenteismo.
Come verranno usati i profitti derivanti dall’aumento di produttività? I risparmi e i profitti generati dall’incremento di produttività saranno reinvestiti per:
Fornire libri gratuiti ai cittadini, con voucher per l’acquisto di libri, e-book e abbonamenti a riviste culturali. Creare spazi culturali pubblici e aziendali, come biblioteche, sale di lettura e luoghi per eventi culturali. Organizzare eventi e attività culturali, come mostre, workshop, spettacoli teatrali e concerti, accessibili a tutti. Sostenere programmi educativi, per combattere l’analfabetismo funzionale e promuovere la crescita personale.
Perché questa proposta è urgente e necessaria:
Lavorare meno, produrre di più: lavorare 4 giorni a settimana con lo stesso stipendio aumenta la produttività fino al 20%, come dimostrano i casi di Islanda e Giappone, e migliora il benessere dei lavoratori, riducendo stress e burnout. Affrontare la crisi culturale: l’Italia è quartultima in Europa per competenze alfabetiche (OCSE). Libri gratuiti e accesso alla cultura rappresentano un investimento per una società più informata e consapevole. Migliorare il benessere sociale ed economico: La lettura riduce lo stress, migliora la salute mentale e stimola il pensiero critico, mentre ogni euro investito in cultura genera fino a 3 euro di ritorno economico. Un giorno per l’autogestione: libertà di scegliere come impiegare questa giornata: leggere, visitare musei, partecipare a eventi culturali, o semplicemente riposarsi per ricaricare le energie.
Cosa chiediamo a partiti, sindacati e istituzioni:
Appoggiare la proposta di legge: ridurre la settimana lavorativa da 5 a 4 giorni, con stipendi invariati, e promuovere una giornata dedicata al benessere culturale e personale. Fornire libri gratuiti e strumenti culturali: investire i profitti derivanti dall’aumento della produttività per garantire a tutti i cittadini accesso gratuito o agevolato a libri, e-book, biglietti per eventi e abbonamenti culturali. Creare spazi e attività culturali: Aziende e istituzioni devono collaborare per organizzare eventi, ampliare le biblioteche pubbliche e aziendali, e offrire luoghi di incontro culturale accessibili a tutti. Sostenere campagne nazionali per la lettura: Contrastare l’analfabetismo funzionale con programmi educativi e iniziative per promuovere la lettura e l’accesso alla cultura. Perché firmare: Questa proposta non è solo un’opportunità per migliorare la vita individuale, ma anche una strategia per rilanciare il Paese. Con una giornata libera in più, lo stesso stipendio e libri gratuiti, possiamo costruire un’Italia più felice, produttiva e consapevole.
La tua firma può fare la differenza. Insieme possiamo chiedere a partiti e sindacati di trasformare questa visione in una legge concreta. Firma ora per un’Italia che lavora meglio, vive meglio e legge di più!
In un’epoca in cui il rumore digitale satura ogni spazio e il pensiero critico sembra sprofondare sotto la pressione di slogan facili e narrazioni semplificate, leggere è un atto di resistenza. Non è un’esagerazione: il semplice gesto di aprire un libro, dedicarsi alla lettura, scegliere di approfondire invece di accontentarsi della superficie, è una forma di opposizione attiva contro le forze che vogliono appiattire il pensiero, alimentare l’ignoranza e polarizzare la società.
Viviamo in tempi in cui il tifo politico ha assunto le dinamiche delle curve da stadio, dove non si discute ma si grida, dove non si ragiona ma si aderisce ciecamente a un’idea, a un partito, a un leader. La lettura si pone come antidoto a questa deriva: chi legge coltiva il dubbio, espande il proprio vocabolario mentale, si confronta con l’altro e costruisce ponti di comprensione dove altrimenti ci sarebbero solo muri.
I social network hanno portato la profilazione su livelli che mai avremmo immaginato. Non siamo più utenti: siamo prodotti, segmenti di mercato, “cluster” di preferenze e paure. Gli algoritmi ci cullano in bolle di conferma, ci spingono a rimanere all’interno di un pensiero unico, una gabbia invisibile costruita su misura per ognuno di noi. Questo isolamento intellettuale ha creato eserciti di ignoranti focalizzati su pochi e semplici pensieri, pronti a essere guidati da leader che sfruttano le paure collettive con promesse populiste e narrazioni divisive.
La paura, dopo tutto, è un’arma potente. Immigrati, minoranze, il “diverso” di turno diventano capri espiatori, bersagli su cui sfogare l’insicurezza e l’insoddisfazione. Leggere, invece, combatte questa paura: ci porta dentro le storie degli altri, ci insegna che il mondo non si divide in bianco e nero, ma è fatto di infinite sfumature di complessità. La lettura non ci dà risposte facili, ma ci pone domande difficili. Non ci consola, ma ci spinge a riflettere e crescere.
La lettura, oggi, è un atto rivoluzionario. È una guerra silenziosa, combattuta contro l’ignoranza e la semplificazione. Ogni pagina letta è una scelta contro il conformismo, un passo verso l’ampliamento del pensiero, verso un orizzonte più ampio e libero. I libri ci spingono a esplorare mondi che non conosciamo, a confrontarci con idee che ci sfidano, a costruire speranza invece di cedere alla paura.
Decalogo per la Resistenza Intellettuale:
Elimina o riduci drasticamente l’uso dei social network. Liberati dalla gabbia degli algoritmi e dal caos delle notifiche per ritrovare il tempo per riflettere.
Spegnere la TV, specialmente quella commerciale. Sostituisci i dibattiti gridati e la cronaca manipolata con letture approfondite.
Dedica almeno un’ora al giorno alla lettura di un libro. Preferisci saggi, romanzi di qualità, classici della letteratura o testi di analisi storica e sociale.
Abbonati a un giornale di qualità. Evita i titoli acchiappaclick e scegli quotidiani che approfondiscono e verificano le notizie.
Leggi autori che sfidano le tue idee. Cerca punti di vista diversi dai tuoi per ampliare la tua comprensione del mondo.
Crea una biblioteca personale. Circondati di libri e incoraggia anche chi ti è vicino a leggere.
Partecipa a gruppi di lettura. Confrontarti con altri lettori può stimolare nuove riflessioni e aiutarti a mantenere l’abitudine.
Impara a leggere lentamente. Non accumulare nozioni in fretta, ma lascia che le parole e i concetti sedimentino.
Leggi libri di storia per comprendere il presente. Le radici dei problemi attuali spesso si trovano nel passato.
Insegna ai più giovani il valore della lettura. Regala libri, leggi con loro e stimola la loro curiosità intellettuale.
Se vogliamo combattere la deriva verso l’ignoranza e la polarizzazione, dobbiamo riscoprire il potere della lettura. Leggere è un’arma potente, ma è un’arma pacifica. Non ferisce, non divide, ma costruisce e connette. Leggendo, impariamo che la conoscenza è sempre più forte della paura, che le speranze condivise possono battere le paure individuali, che l’umanità è più grande delle divisioni artificiali che ci vengono imposte.
Leggere non è solo un passatempo: è un atto politico, culturale, umano. È scegliere la parte giusta nella battaglia per un mondo più consapevole e meno manipolabile. Perché la vera resistenza inizia tra le pagine di un libro.
Nel mondo odierno, dominato da informazioni rapide e frammentate, leggere sembra essere un’arte trascurata. Eppure, il valore della lettura va ben oltre l’intrattenimento o l’apprendimento diretto: essa è una porta verso lo sviluppo della capacità di astrarre, una competenza cruciale per il pensiero critico e creativo.
L’astrazione è la capacità di identificare modelli, estrarre concetti generali da situazioni specifiche e pensare in termini di principi universali. Si tratta di una delle competenze più elevate del pensiero umano, essenziale per risolvere problemi complessi, innovare e comprendere la realtà in profondità. Per esempio, un ingegnere utilizza l’astrazione per creare modelli matematici che descrivano fenomeni fisici, mentre un artista la impiega per tradurre emozioni in forme e colori.
Sviluppare questa abilità richiede un esercizio costante della mente, e la lettura rappresenta uno degli strumenti più efficaci per allenarla.
Ogni testo, che sia un romanzo, un saggio o una poesia, è un universo di simboli. Leggere ci costringe a decifrare significati, interpretare metafore e collegare idee apparentemente distanti. Questo processo ci insegna a guardare oltre il superficiale e a cogliere le connessioni sottostanti, un passaggio essenziale per astrarre.
Attraverso i libri entriamo in contatto con culture, epoche e mentalità differenti. Questo arricchimento di esperienze ci aiuta a costruire una visione del mondo più ampia, permettendoci di generalizzare concetti e applicarli a contesti nuovi.
Leggere richiede di raccogliere informazioni, sintetizzarle e ordinarle nella nostra mente. Questo esercizio cognitivo sviluppa la capacità di estrarre concetti essenziali da dettagli complessi, una competenza fondamentale per l’astrazione.
La lettura di testi narrativi o fantastici stimola l’immaginazione, un pilastro fondamentale del pensiero astratto. Visualizzare mondi che non esistono, immaginare personaggi e situazioni richiede di andare oltre l’immediato e il concreto, aprendo la strada al ragionamento astratto.
Nella società moderna, dominata dai social media e dalle notizie lampo, la nostra attenzione è spesso frammentata. Questo modo di fruire le informazioni ci spinge a concentrarci sul particolare, limitando la capacità di collegare idee e concetti. La lettura, al contrario, richiede tempo, concentrazione e riflessione, creando lo spazio necessario per sviluppare una comprensione più profonda e astratta del mondo.
Leggere non è solo un passatempo o un modo per acquisire conoscenze, ma un esercizio mentale che ci aiuta a costruire strumenti cognitivi essenziali. La capacità di astrarre, in particolare, trova nella lettura un alleato prezioso: ogni pagina letta è un mattoncino per edificare un pensiero più libero, creativo e universale.
Investire tempo nella lettura significa investire nella propria capacità di comprendere il mondo e di innovare. In un’epoca che richiede sempre più flessibilità mentale e capacità di adattamento, leggere è un atto di resistenza e crescita personale.
In un’epoca dominata da televisione e social media, dedicare tempo alla lettura può sembrare una sfida. Gli italiani perdono mediamente 1368 ore all’anno guardando la TV e sui social, pari a circa 57 giorni interi, ovvero il 15,6% dell’anno. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, con oltre il 35% di analfabeti funzionali. Questo tempo potrebbe essere convertito in attività più produttive, come la lettura, per ottenere un beneficio duraturo e profondo. Tuttavia, leggere un libro a settimana non solo è possibile, ma offre anche numerosi benefici per la mente e la qualità della vita. Ecco un decalogo per raggiungere questo obiettivo trasformativo e dare nuova direzione al tuo tempo.
Decalogo per leggere un libro a settimana
Fissa un obiettivo concreto Decidi di leggere un libro a settimana e annota la data di inizio e fine. Visualizzare il traguardo motiva a rispettarlo.
Pianifica la lettura quotidiana Calcola quante pagine devi leggere ogni giorno per finire il libro in sette giorni. In media, 35-45 pagine al giorno sono sufficienti.
Crea routine specifiche Dedica momenti precisi della giornata alla lettura: 20 minuti al mattino appena sveglio, una pausa pomeridiana e 30 minuti prima di dormire.
Riduci il tempo dedicato ai social e alla TV Inizia limitando l’uso dei social media di almeno 30 minuti al giorno. Sostituisci questo tempo con la lettura: il beneficio mentale sarà immediato.
Sfrutta i momenti morti Porta sempre un libro con te. Leggi in coda, sui mezzi pubblici o mentre aspetti un appuntamento. Ogni minuto conta.
Leggi più libri in contemporanea Puoi leggere un romanzo rilassante prima di dormire e un saggio impegnativo durante il giorno. Alternare i generi tiene alta la motivazione.
Evita le distrazioni Trova un luogo tranquillo, spegni il telefono o mettilo in modalità silenziosa. Dedica alla lettura tutta la tua attenzione.
Unisciti a gruppi di lettura Partecipare a una comunità di lettori ti permette di confrontarti e scoprire nuovi libri. Inoltre, ti sprona a rispettare il ritmo di lettura.
Utilizza formati alternativi Prova gli audiolibri per ascoltare le storie mentre cammini, cucini o guidi. È un modo efficace per aumentare la tua esposizione ai libri.
Premiati per i traguardi raggiunti Ogni volta che finisci un libro, festeggia il risultato con un piccolo premio: un caffè speciale, un nuovo libro o un momento di relax.
4.680.000 parole per cambiare il pensiero
Se decidi di leggere un libro a settimana, in un anno avrai completato 52 libri. Supponendo una media di 300 pagine per libro, avrai letto circa 15.600 pagine. Considerando una media di 300 parole per pagina, avrai assorbito quasi 4.680.000 parole.
Questo non è solo un traguardo quantitativo, ma un cambiamento profondo nel tuo modo di pensare e vedere il mondo. Ogni libro apre una nuova prospettiva, amplia il tuo bagaglio culturale e migliora la tua capacità di analizzare e comprendere la realtà. La lettura ti permette di uscire dai limiti della routine quotidiana, stimolando un pensiero critico e creativo che ti renderà più consapevole e connesso al mondo che ti circonda.
I social network sono diventati una parte integrante della nostra vita quotidiana. Tuttavia, dietro la promessa di connessione e intrattenimento, si cela un meccanismo progettato per sfruttare le nostre debolezze cognitive e trasformarci in utenti altamente profilati, manipolabili attraverso il microtargeting. Questo fenomeno non solo riduce le nostre capacità di concentrazione, ma ci rende vulnerabili alla manipolazione di chi gestisce questi strumenti.
Profilazione e Microtargeting: Chi controlla chi?
Ogni volta che interagiamo con i social, lasciamo una traccia digitale: i like, le condivisioni, i commenti e persino il tempo speso su un post. Questi dati vengono raccolti per creare un profilo dettagliato dell’utente, che diventa una risorsa preziosa per le aziende e per gli inserzionisti.
Grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale, i social non si limitano a registrare i nostri comportamenti, ma li prevedono e li influenzano. Questo è il cuore del microtargeting: l’utente non vede ciò che è più rilevante o informativo, ma ciò che è progettato per attirare la sua attenzione, spesso facendo leva su emozioni come la rabbia o la paura.
Riduzione della capacità cognitiva e dell’attenzione
Un effetto collaterale di questa continua esposizione è la riduzione della capacità di concentrazione. La velocità e la brevità dei contenuti, come i video di pochi secondi, allenano il nostro cervello a cercare gratificazioni immediate, rendendo più difficile mantenere l’attenzione su attività che richiedono un impegno prolungato, come leggere, studiare o riflettere.
Le neuroscienze confermano che questa “dieta digitale” riduce la plasticità del nostro cervello e la capacità di processare informazioni complesse. Più ci abituiamo al consumo rapido e superficiale, più perdiamo la capacità di pensare criticamente e di mettere in discussione le informazioni che ci vengono presentate.
Manipolazione e il rischio per la democrazia
La manipolabilità dell’utente è il risultato finale di questo sistema. Attraverso la profilazione e il microtargeting, i social diventano potenti strumenti per influenzare opinioni politiche, consumi e scelte personali. La personalizzazione dei contenuti non è più un servizio neutrale: è un modo per indirizzare l’utente verso comportamenti specifici, spesso senza che egli se ne accorga.
Questo rappresenta un rischio concreto per la democrazia: un’opinione pubblica manipolabile è più facile da controllare, sia da aziende che da governi.
Un rimedio antico: leggere libri
In questo contesto, la lettura di libri rappresenta un antidoto potente. I libri richiedono tempo, attenzione e riflessione. Non offrono gratificazioni immediate, ma insegnano a concentrarsi, a sviluppare un pensiero critico e ad approfondire le tematiche.
Leggere un libro è un atto di ribellione contro l’immediatezza e la superficialità imposte dai social. È un modo per recuperare la propria autonomia intellettuale, per rifiutare la manipolazione e per riconquistare la capacità di pensare con la propria testa.
Per un futuro più libero
Il primo passo per sfuggire alla manipolazione dei social è riconoscerne i meccanismi. Prendere consapevolezza della profilazione e del microtargeting è essenziale per difendere la propria autonomia. Allo stesso tempo, è fondamentale coltivare abitudini che rafforzino la nostra capacità di concentrazione e di pensiero critico.
Spegnere lo schermo e aprire un libro non è solo una scelta culturale: è un atto di resistenza contro un sistema progettato per ridurre la nostra libertà. In un mondo sempre più digitale, la lettura rimane uno dei pilastri fondamentali per costruire un futuro più libero e consapevole.
L’estinzione è alle porte, si conta sull’attenzione umana sotto la soglia di pochi secondi.
Nel 2000, la capacità media di attenzione umana era di 12 secondi. Oggi, con un misero 5 secondi, siamo scivolati al di sotto di un pesce rosso, che ci batte con 9 secondi di concentrazione. Questo declino non è un’evoluzione naturale, ma il risultato diretto di una rivoluzione digitale che ci sta trasformando in consumatori passivi di contenuti. Brevi video, meme e feed infiniti stanno distruggendo la nostra capacità di pensare, riflettere e, soprattutto, agire.
L’Uomo “Social”: una vita senza pensiero
L’uomo “social” è il nuovo archetipo della modernità: un individuo iperconnesso, ma disconnesso dalla realtà. Trascorre oltre 2 ore e 13 minuti al giorno sui social media, secondo il report Digital 2023, e consuma prevalentemente contenuti rapidi, come video TikTok o Instagram Reels, che richiedono solo pochi secondi di attenzione.
Tuttavia, c’è un altro aspetto inquietante dell’uomo social: crede di cercare informazioni su internet e sui social, ma non si rende conto di essere intrappolato in una bolla algoritmica. Le Big Tech, grazie agli algoritmi che hanno prima profilato le sue abitudini e i suoi interessi, gli propongono contenuti su misura per tenerlo attaccato allo schermo. Non è lui a scegliere cosa vedere: è l’algoritmo a decidere per lui, con un solo obiettivo in mente—massimizzare i profitti commerciali e pubblicitari.
Questo sistema lo priva della capacità di esplorare idee nuove o di confrontarsi con opinioni diverse dalle sue. Ogni scroll è un tassello in più di un meccanismo che premia la polarizzazione, l’immediatezza e la superficialità. L’uomo social non è più un ricercatore della conoscenza, ma un consumatore passivo plasmato dalle logiche di mercato.
Il declino della lettura in Italia
Mentre il tempo trascorso sui social cresce, la lettura registra numeri desolanti. Solo il 40% degli italiani ha letto almeno un libro nel 2022, e i giornali sono sempre meno diffusi: meno del 20% della popolazione legge regolarmente un quotidiano. La mancanza di lettura non è solo una questione culturale, ma un problema sociale e politico. Senza lettura, perdiamo la capacità di analizzare criticamente le informazioni, di comprendere i fenomeni complessi e di immaginare soluzioni innovative.
L’Uomo Social contro l’uomo pensante
L’uomo social è passivo, frammentato e guidato dagli algoritmi. Vive in un mondo costruito per lui dalle Big Tech, dove ogni contenuto che vede serve a massimizzare il tempo che trascorre online, così da aumentare i profitti delle grandi piattaforme. Non c’è spazio per il pensiero critico o per il dubbio; c’è solo un flusso continuo di stimoli progettati per essere irresistibili.
In contrasto, l’uomo pensante è quello che sceglie consapevolmente di leggere, riflettere e confrontarsi. È l’uomo che costruisce il proprio sapere, esplorando attivamente il mondo delle idee e resistendo alle manipolazioni dell’algoritmo. È l’uomo che crea il futuro, mentre l’uomo social lo consuma.
Cosa fare per salvare il pensiero astratto
Invertire questa tendenza è possibile, ma richiede un impegno consapevole. Ecco alcune azioni concrete per stimolare il pensiero astratto e recuperare la capacità di leggere la realtà:
Leggere libri con continuità: Non importa il genere, ma dedicare almeno 30 minuti al giorno alla lettura aiuta a migliorare la concentrazione e stimola l’immaginazione.
Leggere quotidiani e riviste approfondite: Rimanere informati con fonti affidabili permette di avere una visione critica del mondo.
Frequentare biblioteche: Le biblioteche sono luoghi di cultura, riflessione e confronto. Oltre a offrire accesso gratuito ai libri, sono spazi ideali per concentrarsi.
Partecipare a gruppi di lettura: Discutere libri e idee con altre persone favorisce il pensiero critico e la capacità di argomentare.
Limitare l’uso dei social: Imporre un limite al tempo trascorso sui social media (ad esempio, non più di 30 minuti al giorno) aiuta a ridurre la dipendenza e a recuperare il tempo per attività più significative.
Scrivere riflessioni personali: Prendere appunti, scrivere un diario o sviluppare idee scritte migliora la capacità di organizzare i pensieri e stimola la creatività.
Consumare contenuti di qualità: Scegliere documentari, podcast e articoli che approfondiscono argomenti complessi, invece di contenuti rapidi e superficiali.
Sperimentare il “digital detox”: Staccarsi periodicamente dagli schermi per riconnettersi con se stessi e con il mondo reale.
La lotta contro l’estinzione intellettuale
L’Italia è sull’orlo di un collasso culturale. I numeri sulla lettura sono un campanello d’allarme, e la dipendenza dai social media non fa che accelerare questa crisi. Le Big Tech, con il loro potere commerciale e pubblicitario, stanno trasformando l’uomo in un prodotto. Ma non è troppo tardi per invertire la rotta.
Riscopriamo il valore della lettura, il piacere della riflessione e la potenza del pensiero critico. Solo così possiamo sperare di costruire una società che pensa, immagina e crea, piuttosto che scrollare verso il nulla.
In un epoca dove i social collegano tutti gli abitanti del mondo e in una rete di infinita conoscenza a costo zero, dovremmo progredire con le possibilità di socializzare in maniera sana, istruirci e migliorarci con grande semplicità. Per paradosso tutto questo è il contrario di quello che dovrebbe essere la realtà. Un mondo virtuale che è una discarica di contenuti falsi, di interazioni tossiche. È necessaria una guida per destreggiarsi. Questo libro di Vera Gheno è un manuale di autodifesa indispensabile per poter sopravvivere per quei pochi momenti (sperando siano veramente brevi) in cui navighiamo tra questi (maledetti) social.
Quanto tempo passiamo in rete ogni giorno? Quanti post, messaggi, frasi scritte scambiamo, spesso con persone a noi sconosciute? Siamo sicuri che lo stiamo facendo nel miglior modo possibile? Narcisismo, incompetenza, impulsività, invidia, noia. No, non è un elenco di peccati capitali 2.0, ma un assaggio di «veleni della rete» che troppo spesso accompagnano la nostra vita online. In questo piccolo e prezioso prontuario, la sociolinguista Vera Gheno mette la competenza delle parole al servizio della comunicazione digitale e offre al lettore un manuale di istruzioni che è al tempo stesso anche una grammatica social prêt-à-porter. Dalla deumanizzazione dei personaggi pubblici al demone della velocità che ci porta a postare senza riflettere, dalla lingua plastificata che appanna il senso e affatica la comprensione dei nostri scambi sino alle fallacie retoriche che fanno deragliare le conversazioni online, l’autrice passa in rassegna i 15 principali comportamenti che adottiamo ogni giorno sui social e ricostruisce la scala di disfunzioni relazionali e comunicative che ci avvelenano la vita. Una lettura illuminante e impegnata che a ogni «veleno» contrappone un «antidoto», una soluzione concreta in grado di aiutarci a costruire un clima migliore in rete.
Fino a pochi anni fa l’ignoranza veniva vista come disdicevole e per chi era proattivo, scoprire di non conoscere un argomento era un’ottima occasione per rimediare a questa condizione leggendo, chiedendo agli esperti, iscrivendosi a corsi e in ultima analisi, non riuscendo a capire l’argomento, perchè fuori dalla propria portata, si manteneva la dignità dichiarando che l’argomento non era nella propria area di competenza. La risoluzione di un caso medico veniva richiesto al proprio medico di fiducia, un’analisi geopolitica veniva letta su una rivista specializzata, per una teoria scientifica veniva richiesta la spiegazione ad un conoscente che per comprovati studi scientifici aveva possibilità di parola sull’argomento.
Di colpo abbiamo avuto accesso a qualsiasi risposta digitata sulla barra di Google e per le risposte su argomenti di cui non avevamo mai neppure minimamente pensato di interessarci, il classico video breve sui social ha attivato in noi la curiosità. Secondo la logica, con questi strumenti avremmo dovuto eliminare l’ignoranza, non avere più domande sospese a cui non sapere rispondere. La soluzione che avrebbe dovuto essere risolutiva al problema è diventata essa stessa il problema: la mancanza di un’alfabetizzazione di base ha portato persone all’apparenza normali a credere a qualsiasi teoria trovata sulla rete. Le teorie cognitive spiegano molto bene questa distorsione, a partire dallL effetto Dunning-Kruger, una distorsione cognitiva nella quale individui poco esperti e poco competenti in un campo tendono a sovrastimare la propria preparazione giudicandola, a torto, superiore alla media mentre esperti della materia tendono a sottovalutare la propria conoscenza.
Questa bulimia di informazioni disorienta le persone con bassa istruzione e debole alfabetizzazione scientifica. Li rende saccenti su temi fuori dalla propria portata e iniziano un percorso di auto-generazione di una cultura della disinformazione e del complotto. I temi di cui si nutrono sono i più complessi e una stessa persona riesce a parlare nello stesso momento di virologia e geopolitica con la stessa convinzione mentre entra in difficoltà nel leggere e comprendere delle semplici istruzioni.
Le prime volte l’analfabeta funzionale con molta vergogna affrontava questi temi in una discussione rendendosi conto della propria pessima preparazione. Navigando su internet, guardando video di complottisti e divulgatori di fake news ha rafforzato nel tempo la propria autostima. Ha preso coraggio e si è autoconvinto di sapere tanto quanto l’esperto che ha studiato anni quella specifica materia. Con l’aggravante di essersi convinto anche che i vari esperti siano corrotti e guidati da poteri forti. Iniziando così una avvolgimento in teorie del complotto e isolamento con persone che siano allineate con il proprio pensiero. I numeri e la crescita di questo fenomeno preoccupante sono stati previsti nel film Idiocracy , dove l’umanità intera si alimenta di cibo spazzatura davanti ad una televisione gigantesca che trasmette solo programmi idioti, grazie a questa deriva gli esseri umani sono diventati tutti stupidi, portando il mondo al limite del collasso ambientale e sociale. Il film è molto divertente, ma dopo averlo visto e con un occhio critico si guarda chi con maggior approfondimento intorno a noi, verificando che i numeri sull’analfabetismo funzionale sono reali e ci troviamo accerchiati di persone mediocri che credono di aver capito tutto iniziamo a preoccuparci.
Un’altra strana tendenza ha preso piede negli ultimi anni, quella delle persone mediamente migliori come cultura e preparazione di quest’ultima specie di analfabeti di ritorno: sono quelli che nonostante abbiano le capacità di analisi e sanno i propri limiti culturali, vista la numerosa deriva antisistema e anticulturale hanno la tendenza a detestare gli esperti che si contrappongono alla mancanza di cultura. I divulgatori che cercano di portare la conoscenza al di fuori delle aule universitarie, Burioni è un esempio, diventano antipatici anche a chi mediamente potrebbe fare la propria parte in maniera dignitosa, conoscendo il proprio limite e rimanere in ascolto sapendo selezionare gli esperti da seguire. Invece prevale il fastidio per chi ha avuto un successo (molto) maggiore di quello personale. Prevale l’insofferenza per una presunta mancanza di libertà che per alcuni deve essere superiore alle regole che impongono ad una società di vivere e prosperare. La propria libertà inviolabile deve superare qualsiasi confine anche quello della scienza e del vivere con civiltà. Non solo i complottisti si sono indignati per le regole che ci siamo dati per superare la pandemia, tra green-pass e obblighi vaccinali, ma anche la fascia di persone mediamente civili e acculturate si sono sentite infastidite dal dover seguire dei protocolli, regole e consigli da chi ne sa più di noi.
Questa tendenza ad allontanare la cultura e rimanere nella propria confort-zone dove basta “googolare” per ricevere una risposta che ci rassicura ha creato un nemico che è il radical-chic della cultura e del successo sociale. Chi ha avuto successo perché ha studiato, ha avuto maggiori possibilità di crescita personale e nella società conta più di noi, crea fastidio in particolare quando ci indica un percorso che può limitare una nostra libertà personale a favore di una garanzia sociale. Entra in questa fase il meccanismo del disimpegno morale : critico i comportamenti altrui e di chi vuole guidare con pragmatismo le scelte sociali, sanitarie, di convivenza e accoglienza ma quando poi rientro nel perimetro della propria vita, la prospettiva cambia. Le piccole regole di convivenza saltano. La propria libertà diventa prevalente su quella sociale. Se durante la pandemia sono state impostate delle regole per limitare il contagio e tutelare i fragili, la mascherina diventa un fastidio insopportabile, le limitazioni alla mobilità di alcuni brevi periodi sono completamente non da rispettare mentre quelle che riguardano gli altri, ad esempio sulla mobilità dell’immigrazione devono essere fatte rispettare anche con la forza e la mancanza di umanità. Quello che vale per la propria famiglia non vale per la comunità.
Su questa spinta per le proprie singole libertà, ignoranza e analfabetismo funzionale la politica ha le sue colpe. La spinta ad avere una comunicazione attrattiva che permette grazie alla paura di creare consensi è un fenomeno pericoloso. Ad esempio la sicurezza è un argomento che genera consensi inversi alla realtà, un solo fatto criminoso è di per se un problema, ma chiedendo se negli ultimi dieci anni è peggiorata la sicurezza nel proprio paese la risposta è quasi sempre positiva. La percezione dovuta a slogan populisti di una certa politica ha creato la percezione che il problema sicurezza è sempre maggiore e tendenzialmente in crescita.
Su questo e su altri argomenti politici e sociali si evidenzia quanto slogan, brevi video e frasi ad effetto abbiano distorto la percezione della realtà a milioni di persone in Italia e nel mondo. Nelle discussioni numeri e percentuali non vengono presi neppure in considerazione ma si portano avanti tesi che sono entrate in testa grazie alla bravura di chi ha lanciato lo slogan. Consideriamo inoltre che il 30% degli italiani non è in grado di capire una percentuale e di confrontare due percentuali con numeri assoluti differenti.
E’ giusto accusare chi segue queste teorie del complotto e chi segue fideisticamente delle idee non supportate da numeri e fatti concreti ? E’ giusto essere indignati per il falso concetto che sia democratico paragonare il valore della mia ignoranza come quello della tua cultura ? In ogni ambito questa democrazia dell’ignoranza è pericolosa. In ambito sanitario, delle scienze, della politica è dannoso che due persone con differenti culture possano dire con la stessa voce la propria opinione. Questa opinione può poi portare a delle scelte che coinvolgeranno l’intera società con effetti disastrosi. Siamo sempre stati convinti che la democrazia sia il metodo di governo corretto, ma oggi siamo ad un bivio tra democrazia ed epistocrazia.
L’epistocrazia è una forma di governo in cui il diritto di voto è subordinato alla conoscenza degli argomenti.[1]
È un sistema contro l’incapacità, l’impreparazione e la non conoscenza, e che prevede l’accesso all’elettorato attivo a tutti i cittadini che possiedono le conoscenze fondamentali ad esprimere un giudizio autonomo di voto e all’elettorato passivo a tutti i cittadini che dimostrano preparazione e idoneità a ricoprire una specifica carica istituzionale. Questo concetto vale per il voto politico ma deve valere per tutte le scelte che coinvolgono il singolo quando le proprie decisioni condizionano la società
Oggi vengono invertiti i valori. Chi è ignorante e parla di qualsiasi argomento è visto come un eroe della libertà, che combatte contro i poteri forti, contro le imposizioni dall’alto. Chi invece ha studiato, ha avuto successo e ha una posizione all’interno della società viene accusato di essere parte di un’èlite, di essere radical chic, di prendere parte alle decisioni importanti solo per un ritorno personale e per logiche di corruzione o interesse personale. A questo punto dobbiamo fare una scelta, giustificare la cultura dell’ignoranza, del falso mito dell’uno vale uno che ha corrotto gli ultimi anni della discussione pubblica. Il mio parere non vale come quello, su un tema scientifico, del Nobel della fisica Giorgio Parisi, e non può valere la mia idea di immunità di gregge rispetto a quella dell’odiato “virostar” che divulga la sua materia in televisione. E’ il momento di fare questa scelta e stigmatizzare gli ignoranti, elevando il ruolo degli intellettuali. Chi ha studiato, ha una visione del mondo da una prospettiva elevata perché ha fatto un percorso di studi e continua a leggere e a rimanere informato, se viene chiamato radical chic in maniera dispregiativa deve prendere questa etichetta come un vanto. E’ un orgoglio essere un intellettuale, una persona di cultura che legge e ha una visione del mondo grazie agli occhiali del pragmatismo e dell’istruzione.
Cosa possiamo fare nel nostro piccolo ? La prima regola è non perdere tempo con la prima categoria, quella dei complottisti che sono convinti delle proprie infinite competenze. E’ tempo perso, non cambieranno mai idea e ci sfiniranno con deliranti tesi lette a caso su internet. Allontaniamoci dalla seconda categoria, quelli che pensano che uno vale uno, che seguono le teorie populiste e non ragionano con il pragmatismo. Affrontando una discussione senza numeri, e riferimenti culturali saprete subito che la discussione è da interrompere. Con chi invece fa domande e non impone ricette, chi discute mettendo in discussione i numeri, vi indica esempi con riferimenti a libri letti e da leggere, potete aprire la discussione. Sono molto preoccupanti le tendenze di un certo corrente complottista, populista che rivendica finte libertà personali. Tenendo alto l’orgoglio per l’interesse sulla lettura, rivendicando gli intellettuali come esempi positivi e i radical chic come esempio positivo di chi ha avuto successo, possiamo nel nostro piccolo dare un esempio che possa convincere quella parte di persone che oggi sono nel mezzo, disorientati tra teorie suicide e una cultura accusata di essere èlite.
Andiamo controcorrente : passeggiamo con un libro in mano, pubblichiamo sui social la recensione di un libro, demonizziamo ignorandoli i complottisti e i difensori di una falsa libertà, esaltiamo gli intellettuali avendo il coraggio di affermare che chi viene indicato come radical chic,chi ha un rolex e una posizione sociale li ha ottenuti perché con lo studio, l’impegno e la costanza se li è guadagnati grazie a parole oggi abusate che sono competenza e merito. E se veniamo accusati anche noi di essere radical chic prendiamolo come un complimento e come il raggiungimento di un nobile obiettivo.
Un’ottima lettura per rendere maggiormente consapevole l’elettore e il cittadino, qualsiasi sia il vostro pensiero politico. A qualsiasi livello vi interessiate al bene comune è fondamentale avere gli strumenti per poter “leggere” e valutare le proposte di chi si candida a gestire la politica del proprio paese, città e nazione. Non facciamoci prendere in giro da luoghi comuni e “frame” pre-costruiti. Posiamo intervenire in una discussione politica se sappiamo come esprimere i nostri valori con rispetto ma con fermezza. Questo libro ci insegna come e cosa ascoltare e in quale modo farci ascoltare.
I leader populisti non usano parole a caso, sanno quali reazioni provocheranno nel nostro cervello. In questo libro, bestseller negli Stati Uniti, il linguista e scienziato cognitivo George Lakoff chiarisce i meccanismi attraverso cui il linguaggio politico influenza le nostre scelte.
«Leggete Lakoff, anzi studiatelo, e poi mettete in pratica i suoi insegnamenti.». – Dalla prefazione di Gianrico Carofiglio
«Non pensare all’elefante! è una di quelle letture che andrebbero ripetute a intervalli regolari.». – Giovanni De Mauro, direttore di “Internazionale”
I leader populisti non usano parole a caso, sanno quali reazioni provocheranno nel nostro cervello. In questo libro, bestseller negli Stati Uniti, il linguista e scienziato cognitivo George Lakoff chiarisce i meccanismi attraverso cui il linguaggio politico influenza le nostre scelte. La mente, spiega l’autore, funziona metaforicamente. Ogni parola rimanda a una cornice (o frame) che rappresenta un’idea di mondo. È sorprendente scoprire quanto sia autoassolutoria l’espressione “cambiamento climatico” rispetto a “riscaldamento globale”; come “sgravio fiscale” veicoli l’idea che le tasse siano un inutile fardello; o le metafore “ondata” o “invasione”, associate ai migranti, contribuiscano a rovesciare i termini del problema. La vera sfida è nelle parole. Se si vuole imporre una visione diversa da quella intollerante e populista, bisogna smarcarsi da quel lessico e definire nuovi quadri di riferimento ideali. Significa questo Non pensare all’elefante!: non usare le stesse parole dell’avversario, o si finirà per veicolare le stesse idee.