IL DELIRIO DELLA REMIGRAZIONE: IL SUICIDIO ASSISTITO DI UNA NAZIONE CHE SI CREDE FURBA

L’idea che la “remigrazione” – un termine edulcorato per definire deportazioni di massa – possa rappresentare una soluzione ai problemi dell’Italia non è solo un’allucinazione politica: è un manifesto di analfabetismo economico e sociale. Credere che svuotare il Paese di milioni di persone porti benefici è come pensare di dimagrire tagliandosi una gamba.


IL GIORNO DEL COLLASSO: CRONACA DI UN’ITALIA “PURA” E PARALIZZATA

Se domani mattina, per un assurdo gioco del destino, tutti gli immigrati dovessero sparire, l’Italia non diventerebbe un paradiso idilliaco. Diventerebbe un deserto funzionale. Ecco come apparirebbe una giornata tipo:

  • Ore 06:00 – Il risveglio nel caos: nelle grandi città, i depositi logistici sono deserti. I camion che riforniscono i supermercati restano fermi perché mancano i facchini e i conducenti. Negli scaffali, il pane fresco non arriva e il latte scarseggia.
  • Ore 09:00 – Emergenza sanitaria e sociale: migliaia di anziani non autosufficienti si svegliano soli. Il settore del “caregiving” (colf e badanti) crolla istantaneamente. Famiglie intere sono costrette a non andare al lavoro per assistere genitori malati o figli, poiché anche il supporto nelle pulizie e nei servizi di base è evaporato.
  • Ore 12:00 – Cantieri e agricoltura al palo: l’edilizia si ferma. I ponteggi restano vuoti. Nelle campagne, tonnellate di frutta e verdura marciscono nei campi perché la forza lavoro stagionale è sparita. I prezzi dei generi alimentari rimasti schizzano alle stelle.
  • Ore 20:00 – La serrata della ristorazione: gran parte delle cucine dei ristoranti e dei servizi di consegna a domicilio smette di funzionare. Il settore del turismo, spina dorsale del PIL italiano, entra in una crisi irreversibile per mancanza di personale in sala nei ristoranti e ai piani negli hotel.

PERCHÉ È UN’UTOPIA PER PERDITEMPO

La remigrazione è impossibile per tre ragioni fondamentali:

  1. Diritto internazionale e costituzionale: l’Italia è firmataria di trattati europei e internazionali che vietano espulsioni collettive e garantiscono diritti individuali inalienabili.
  2. Costi logistici: deportare milioni di persone richiederebbe una flotta aerea e navale superiore a quella di una guerra mondiale, con costi che manderebbero il Paese in bancarotta in una settimana.
  3. Suicidio Inps: senza i contributi versati dai lavoratori stranieri, il sistema pensionistico italiano imploderebbe entro pochi mesi, lasciando senza assegno proprio quegli anziani che i fautori della “purezza” dicono di voler proteggere.

L’ANALFABETISMO FUNZIONALE: IL CONCIME DELLE IDEOLOGIE REAZIONARIE

Non è un caso che la retorica della remigrazione faccia breccia proprio in un Paese che brilla per bassi indici di lettura. Chi non legge, chi non approfondisce, chi si nutre esclusivamente di slogan da 15 secondi sui social media, diventa il bersaglio perfetto per queste manipolazioni. La mancanza di esercizio critico trasforma il cittadino in un ricevitore passivo di paure preconfezionate.

Leggere non serve solo a imparare nozioni, ma a sviluppare la capacità di connettere i punti. Senza questa capacità, la realtà viene sostituita da una caricatura grottesca: si smette di vedere l’economia come un sistema complesso di vasi comunicanti e la si riduce a una partita di Risiko giocata male, dove basta “spostare le pedine” per vincere. L’ignoranza non è uno stato neutro; è uno spazio vuoto che il populismo riempie con il risentimento.

IL FASCISMO DEI “NON LETTORI”: QUANDO L’IGNORANZA DIVENTA METODO

Esiste un legame indissolubile tra l’analfabetismo di ritorno e il fascismo moderno. Il fascismo, storicamente e culturalmente, ha sempre avuto bisogno di semplificare la realtà fino a renderla masticabile per chi non possiede gli strumenti per analizzarla. Se non leggi, non hai memoria storica; se non hai memoria storica, sei condannato a credere che soluzioni brutali a problemi complessi siano “buonsenso”.

Diventare “fascioidioti” è un processo di pigrizia intellettuale: è molto più facile odiare una categoria di persone che studiare le dinamiche del mercato del lavoro, la demografia o il diritto internazionale. La lettura è l’unico vero atto di resistenza contro questo degrado; è l’unico strumento che permette di capire che la “purezza” sbandierata dai nuovi agitatori è solo un altro nome per la miseria culturale e materiale. Chi chiude i libri, inevitabilmente, finisce per voler chiudere le frontiere, senza accorgersi che sta solo chiudendo la porta della propria cella.

In definitiva, agitare lo spettro della remigrazione è l’ultimo rifugio di chi non ha soluzioni reali per il futuro e preferisce vendere una nostalgia tossica per un’Italia che non esiste più (e che, a queste condizioni, non è mai esistita). Continuare a nutrire questa narrazione non danneggia solo chi viene additato come “alieno”, ma scava la fossa a un intero sistema Paese.

Sbarazzarsi di chi lavora, produce e vive accanto a noi non ci renderebbe più sicuri o più ricchi; ci renderebbe solo più poveri, più vecchi e tragicamente soli in una nazione che ha smesso di respirare. La vera sfida non è come “mandarli via”, ma come smettere di essere così ottusi da non capire che la loro presenza è l’unico argine rimasto contro il nostro declino irreversibile. Prima lo capiremo, prima potremo iniziare a costruire qualcosa che somigli a un futuro.

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