IL FASCISTA (DI SOLITO) NON LEGGE… E SI ALIMENTA DI SOCIAL.

Quando Pavese scrive “Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista”, non sta parlando di tessere di partito o di uniformi. Parla di una postura dell’anima. È la scelta della comodità contro la responsabilità.

Non sei mica fascista? – mi disse.
Era seria e rideva. Le presi la mano e sbuffai.
– Lo siamo tutti, cara Cate, – dissi piano. – Se non lo fossimo, dovremmo rivoltarci, tirare bombe, rischiare la pelle. Chi lascia fare e s’accontenta, è già un fascista

Cesare Pavese, La casa in collina.

Oggi, questa “comodità” ha un nome e un’interfaccia: lo scorrimento infinito dei social media.

L’analfabetismo funzionale come nuova camicia nera
Il fascismo moderno non ha bisogno di olio di ricino; gli basta l’algoritmo. Se non leggi, se non approfondisci, se il tuo unico nutrimento sono i video di 15 secondi e i titoli acchiappaclick, stai abdicando alla tua capacità di pensiero critico.

L’esempio dei “Like” d’odio: Quante volte abbiamo visto utenti commentare con ferocia articoli che non hanno nemmeno aperto? Questo è fascismo intellettuale: l’incapacità di tollerare la complessità, preferendo la semplificazione brutale del “noi contro loro”.

La bolla (Echo Chamber): I social ci chiudono in recinti dove sentiamo solo ciò che ci piace. Chi rifiuta di leggere libri e preferisce la “pappa pronta” digitale, finisce per accettare passivamente l’autorità del trend del momento.

Spegnete i telefoni. Il fascismo cresce nel buio della vostra ignoranza. Ogni ora passata a guardare il nulla è un’ora sottratta alla costruzione della vostra libertà.

“La casa in collina” – Il peso del silenzio
La casa in collina (1948) è forse il libro più doloroso e onesto di Pavese. Ambientato tra il 1943 e il 1944, segue le vicende di Corrado, un professore torinese che, per sfuggire ai bombardamenti e alla guerra civile, si rifugia in collina.

Perché è un capolavoro necessario:
L’intellettuale codardo: Corrado non è un eroe. È l’incarnazione di chi osserva la Storia dalla finestra. Mentre i suoi amici (tra cui Cate, l’antico amore) rischiano la vita nella Resistenza, lui resta a guardare, protetto dal suo isolamento.

La solitudine come colpa: Il romanzo esplora il senso di colpa di chi sopravvive senza aver combattuto. La “casa in collina” diventa il simbolo di una torre d’avorio che, alla fine, non protegge nessuno dal rimorso.

La scrittura di Pavese è essenziale, priva di retorica, come se ogni parola pesasse quanto una pietra della sua Langa.

Perché leggerlo oggi?
Leggere Pavese significa guardarsi allo specchio e chiedersi: “E io, cosa sto facendo mentre il mondo brucia?”. È un invito a smettere di essere spettatori. Non leggere Pavese significa ignorare le radici del nostro malessere contemporaneo.

Un invito alla resistenza intellettuale
Non essere “fascista” nel senso pavesiano del termine significa fare fatica. Leggere un libro complesso è faticoso. Capire la storia è faticoso. Ma è l’unica alternativa al diventare automi telecomandati da una notifica sullo smartphone.

Vuoi davvero essere libero? Lascia lo smartphone in un’altra stanza, apri La casa in collina e accetta la sfida di Pavese. Il vero pericolo non è chi urla in piazza, ma chi tace e scrolla lo schermo mentre la libertà sbiadisce.

Lascia un commento