
Da secoli ci ripetono una menzogna rassicurante: “il lavoro nobilita l’uomo”. È il mantra preferito di chi ha bisogno di braccia obbedienti. In realtà, nel contesto attuale, il lavoro non nobilita affatto; al contrario, inbruttisce lo spirito, logora il corpo e riduce l’essere umano a un ingranaggio intercambiabile di una macchina progettata per accumulare capitale, non per produrre benessere.
L’ARTIGLIO DEL NEOLIBERISMO: LA LIBERTÀ DI ESSERE SCHIAVI
Per capire perché oggi il lavoro sia diventato una forma di schiavitù moderna, dobbiamo guardare in faccia il mostro: il Neoliberismo.
Il neoliberismo è la dottrina che pone il mercato al di sopra di ogni valore umano. Non è solo economia, è una colonizzazione psicologica: trasforma l’individuo in “capitale umano”, una merce che deve costantemente competere per non essere scartata. Sotto il neoliberismo, i diritti diventano privilegi e il tempo di vita viene visto come uno spreco se non produce profitto. Lo sfruttamento non avviene più solo col comando, ma attraverso l’auto-sfruttamento: ci sentiamo in colpa se non siamo “produttivi”, diventando i carcerieri di noi stessi.
LA PROSPETTIVA ANARCHICA: LIBERARE L’OPERA, DISTRUGGERE LA FATICA
Il pensiero anarchico ha sempre visto il lavoro salariato come una catena da spezzare per restituire all’uomo la sua essenza:
Pëtr Kropotkin: Ne “La conquista del pane”, dimostrò che la ricchezza sociale è frutto del lavoro di generazioni e deve appartenere a tutti. Teorizzò che, con la tecnologia, basterebbero poche ore di lavoro collettivo per garantire il benessere, lasciando il resto del tempo alla libera ricerca della felicità.
Michail Bakunin: Vedeva nel lavoro sotto padrone la negazione della libertà. Per Bakunin, l’uomo è veramente uomo solo quando lavora per scelta e in cooperazione paritaria, rifiutando la gerarchia che trasforma l’essere umano in un oggetto.
Murray Bookchin: Fondatore dell’ecologia sociale, parlava di “Post-Scarsità”. Sosteneva che l’automazione dovrebbe liberarci dalla fatica bruta, permettendoci di vivere in comunità decentralizzate dove l’attività umana non è più “fatica” ma partecipazione creativa alla vita della polis e della natura.
IL DISCORSO TIPICO DELLO SCHIAVO MODERNO DI SILVANO AGOSTI
Questo testo è lo specchio deformante in cui l’umanità si riflette ogni mattina prima di andare a “leccare il pavimento”. È la denuncia definitiva di una coscienza che si è fatta prigione:
«Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura, è di far credere che sia l’unica cultura… invece è semplicemente la peggiore. Gli esempi sono nel cuore di ognuno… per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare…
Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta… Mentre fino a ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: “Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne avrò un’altra, c’ho solo questa.. e loro mi fanno andare a lavorare 5 volte, 6 giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno, per fare cosa?! Come si fa in un giorno a costruire la vita?!”. Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire… Deve sempre pensare, con una coscienza perfetta: “Questi stanno rubandomi la vita, in cambio di mille euro al mese, mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile”. Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere miliardi e un essere umano mille euro al mese, bene che vada.
Secondo me poi, siccome c’è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno 100 volte… e allora il lavoro doveva diminuire almeno 10 volte! Invece no! L’orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla Natura. Pensa alla cosa più bella che la Natura propone, che è quella, mettiamo, di fare l’amore… Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l’amore otto ore al giorno… sarebbe una vera tortura. E quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l’amore, no?! Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana… certo c’ho il mitra alla nuca, lo faccio, perché faccio il discorso: “Meglio leccare il pavimento o morire?” “Meglio leccare il pavimento” ma quello che è orrendo in questa cultura è che “leccare il pavimento” è diventata addirittura una aspirazione, capisci?
Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare 8 ore al giorno e debba essere pure grato a chi gli fa leccare il pavimento, capisci? Tutto ciò è mostruoso…
[voce fuori campo: “Si vabbe’ ma ormai è irreversibile la situazione …”] > … Si, tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprime, perché è il tipico dello schiavo, no?! Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà. Ma rispetto a quello che tu mi hai detto adesso: quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare intorno al Sole, ci sarà sicuramente stato qualcuno come te, che gli avrà detto: “Eh si! sono 22 secoli che tutti dicono che è il Sole che gira intorno, mò arrivi te a dire questa stronzata… e come farai a spiegarlo, a tutti gli esseri umani?” e lui: “Non è affar mio, signori…” “Allora guarda, noi intanto ti caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non è vero, così tutto torna nell’ordine delle cose”… hai capito? Perché tutto l’Occidente vive in un’area di beneficio perché sta rubando 8/10 dei beni del resto del Mondo. Quindi non è che noi stiamo vivendo in un regime politico capace di darci la televisione, la macchina, ecc… no! È un sistema politico che sa rubare 8/10 a 3/4 di Mondo e dà un po’ di benessere a 1/4 di Mondo, che siamo noi. Quindi, signori miei, o ci si sveglia, o si fa finta di dormire… o bisogna accorgersi che siete tutti morti!»
LIBRI PER DISIMPARARE L’OBBEDIENZA
CONTRO IL LAVORO – ANDRÉ GODARD
Godard non fa sconti. In questo libro, il lavoro viene descritto come una forma di mutilazione dell’anima. L’autore smaschera il ricatto sociale che ci costringe a svendere il nostro genio per compiti mediocri. È un grido di battaglia per chiunque senta che la propria dignità non può essere barattata con un salario.

MANIFESTO CONTRO IL LAVORO – GRUPPO KRISIS
Un’analisi teorica spietata. Krisis sostiene che il capitalismo ha raggiunto un punto di rottura: non ha più bisogno di lavoratori per produrre ricchezza grazie all’automazione, ma continua a imporre il lavoro come forma di controllo e punizione sociale. Definire il lavoro come un “feticcio”, ci invitano a smettere di adorarlo per iniziare finalmente a vivere.

LETTERE DALLA KIRGHISIA – SILVANO AGOSTI
È l’utopia fatta libro. Attraverso il racconto di un paese immaginario (ma possibile) dove si lavora solo tre ore e si dedica il resto alla propria crescita interiore e agli altri, Agosti ci dimostra che la nostra “normalità” è una patologia. È un testo che non ti lascia indifferente: ti costringe a chiederti perché non stiamo già vivendo così.

RIPRENDIAMOCI IL TEMPO
Siamo “capolavori dal valore inenarrabile” costretti a vivere come scarti di magazzino. La vera rivoluzione non è riformare il lavoro, ma disertarlo spiritualmente fino a quando non riusciremo a riprenderci ogni singolo istante che ci è stato rubato. Non mettete i fiorellini alla finestra della vostra cella: aprite la porta. Il tempo non è denaro, il tempo è l’unica sostanza di cui è fatta la nostra vita.
Il lavoro non nobilita. La libertà sì.