
C’è un’aria pesante, un odore di muffa che risale dalle fogne della storia e si traveste da “buonsenso”. Guardatevi intorno: la scena pubblica è infestata da aspiranti fascisti che, forti di un’ignoranza crassa e di un analfabetismo funzionale da record, vomitano quotidianamente concetti che solo dieci anni fa sarebbero stati accolti con il totale isolamento sociale.
Oggi l’indicibile è diventato “opinione”. E il libro di Federico Finchelstein, Aspiranti Fascisti, non è solo un saggio: è un allarme rosso su come il populismo moderno stia mutando in qualcosa di molto più sinistro.

Trump e la metamorfosi del populismo
Finchelstein è implacabile nel tracciare la linea che unisce i populismi sudamericani, il sovranismo europeo e il fenomeno Donald Trump. Secondo lo storico, non siamo più di fronte a semplici leader carismatici, ma aspiranti fascisti che usano la democrazia per smantellarla dall’interno.
Trump non è un incidente di percorso, ma il prototipo del leader che trasforma il populismo in una rampa di lancio verso l’autocrazia. Come sottolineano molte recensioni al testo:
“Il populismo è stato a lungo una forma di democrazia autoritaria, ma con figure come Trump e Bolsonaro, il confine è stato superato. Si è passati dalla manipolazione del consenso alla negazione della realtà (le cosiddette ‘verità alternative’), una tecnica squisitamente fascista per distruggere la fiducia nelle istituzioni.”
L’aspirante fascista oggi non indossa la camicia nera; indossa una cravatta rossa o una felpa d’ordinanza, ma condivide con i dittatori del passato lo stesso disprezzo per i fatti, la stessa ossessione per il “nemico interno” e la stessa violenza verbale che precede quella fisica.
L’Analfabetismo come scudo della reazione
Il dramma che Finchelstein descrive è la legittimazione dell’ignoranza. Questi nuovi piccoli duci da tastiera e da talk-show pretendono di riscrivere la storia senza averla mai aperta. Siamo arrivati al paradosso per cui chi si indigna per l’antifascismo dichiara, di fatto, la propria natura.
Non esistono zone grigie: se la parola “antifascismo” ti provoca orticaria, se senti il bisogno di “contestualizzare” l’orrore o di elogiare l’ordine dei regimi, non sei un “libero pensatore”. Sei un maledetto fascista che non ha il coraggio di ammetterlo, nascosto dietro il paravento di una democrazia che stai cercando di svuotare.

Il libro chiarisce che il populismo è spesso l’anticamera del fascismo quando smette di rispettare i risultati elettorali e inizia a glorificare la violenza (si pensi all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio). L’aspirante fascista moderno è quello che:
Deride la cultura e la competenza chiamandola “élite”.
Usa il vittimismo per giustificare l’aggressività verso le minoranze.
Trasforma la menzogna sistematica in una “verità di fede” per i propri seguaci.
Combattere, non discutere.
La lezione di Finchelstein è chiara: la democrazia non è un pranzo di gala dove tutti sono invitati, anche chi vuole avvelenare le portate. Il fascismo non è un’opinione, è un crimine, e chi oggi lo sdogana sotto il nome di “populismo” va combattuto con ogni mezzo culturale, politico e civile.
Leggete questo libro. Usatelo come bussola per navigare nel mare di fango delle dichiarazioni indicibili che leggiamo ogni giorno. E ricordate: di fronte a un aspirante fascista, il silenzio è complicità.