LA FILOSOFIA DEL VUOTO: BERNARD MOITESSIER E L’ARTE DI VIVERE CON CIÒ CHE È ESSENZIALE

Esiste una frase che ogni marinaio degno di questo nome conosce a memoria: “Quello che non c’è, non si rompe”. A pronunciarla non è stato un ingegnere, ma un poeta del mare, un uomo che ha preferito la pace dell’oceano alla gloria della terraferma: Bernard Moitessier.

Sebbene Moitessier parlasse di winch, bulloni e motori, la sua filosofia travalica i confini della nautica per diventare un manifesto del minimalismo moderno e una guida per i rapporti umani.

Bernard Moitessier: una vita vissuta tra onde e libertà.
Nato nel 1925 in Indocina, Bernard Moitessier è stato molto più di un semplice navigatore: è stato un filosofo, un ribelle e un poeta dei mari. La sua vita è stata una costante ricerca di libertà e autenticità, lontano dalle convenzioni e dalle pressioni della società moderna. Dopo aver trascorso l’infanzia tra piantagioni di gomma e fiumi, all’età di 20 anni si imbarcò per la prima volta e capì che il suo destino era l’oceano. Le sue numerose traversate in solitario, spesso ai limiti dell’impossibile, lo hanno reso una leggenda. Ma fu la sua partecipazione alla Golden Globe Race del 1968-69 a consacrarlo per sempre. In testa alla regata, con la vittoria a portata di mano, Moitessier decise di virare, rinunciare alla competizione e continuare la sua rotta verso la Polinesia. Un gesto che stupì il mondo e che divenne il simbolo di una scelta di vita radicale: preferire la libertà dell’anima ai trofei e alla gloria.

L’Essenziale come Libertà

Per Moitessier, la barca era un microcosmo. Riempirla di gadget inutili non significava essere più sicuri, ma essere più schiavi della manutenzione. Se applichiamo questo concetto alla nostra vita materiale, il messaggio è dirompente: accumulare oggetti significa accumulare preoccupazioni.

Il minimalismo di Moitessier non è privo di gioia, è “pieno di vuoto”. Ridurre il possesso all’essenziale libera spazio mentale. Quando non dobbiamo preoccuparci di ciò che possediamo, possiamo finalmente occuparci di ciò che siamo.

Rapporti umani: meno rumore, più verità.

Lo stesso principio si applica alle relazioni. Spesso complichiamo i rapporti con aspettative sovrabbondanti, sovrastrutture sociali e “accessori” emotivi che servono solo a creare attrito. Moitessier cercava l’autenticità. La sua filosofia ci insegna a sfrondare i rapporti dalle formalità inutili e dai legami tossici. “Quello che non c’è non si rompe”: se togliamo l’orgoglio, la pretesa di controllo e il bisogno di apparire, ciò che resta è un legame solido, capace di resistere alle tempeste più dure.

“In mare non ci sono artifici, non ci sono bugie. Il mare non ti chiede chi sei, ti mostra chi sei.”

I Libri Consigliati

Se vuoi immergerti nel suo pensiero, ecco due tappe fondamentali della sua bibliografia:

1. “La Lunga Rotta” (L’Ultima Rotta)

È il suo capolavoro assoluto. Moitessier partecipa alla prima regata in solitario intorno al mondo. È in testa, sta per vincere e ottenere gloria e denaro. Invece, decide di abbandonare la gara, rinunciare ai premi e continuare a navigare verso la Polinesia “per salvare la sua anima”.

  • Perché leggerlo: È un diario di bordo che diventa un trattato di spiritualità. Ti farà mettere in discussione il concetto di successo.

2. “Vagabondo dei Mari del Sud”

In questo libro, Moitessier racconta le sue prime avventure e i suoi naufragi. È il libro della resilienza, dove impariamo che perdere tutto è spesso il primo passo per trovare se stessi.

  • Perché leggerlo: Per capire come nasce un mito e per imparare l’umiltà di fronte alla forza della natura.

DALLA BARCA ALLA VITA: APPLICARE IL “NON C’È” NEL QUOTIDIANO

Se la barca di Moitessier era il suo tempio, la nostra casa e il nostro ufficio sono i nostri mari. Come possiamo tradurre operativamente il concetto di “quello che non c’è non si rompe”?

1. Minimalismo Funzionale (Casa e Lavoro)

Moitessier sapeva che un attrezzo multifunzione che fa dieci cose male è peggio di uno solo che ne fa una bene.

  • Nello spazio fisico: Liberati del “just in case” (il “non si sa mai”). Gli oggetti che conserviamo per un futuro ipotetico sono zavorre che occupano spazio vitale. Meno oggetti significa meno tempo dedicato a pulire, riparare e cercare.
  • Nel digitale: Le notifiche inutili sono “winch che cigolano”. Disinstalla ciò che non usi. La tua attenzione è la tua risorsa più preziosa; non permettere che si rompa sotto il peso del superfluo.

2. La Manutenzione dei Rapporti Interpersonali

Nel mare della socialità, tendiamo a collezionare “conoscenze” come fossero souvenir. Moitessier ci insegna che la qualità di una navigazione dipende dalla solidità dell’equipaggio, anche se quell’equipaggio è composto solo da noi stessi e pochi intimi.

  • Sottrazione Emotiva: Spesso i nostri rapporti si incrinano per via di sovrastrutture inutili: il bisogno di dare sempre spiegazioni, l’obbligo sociale di partecipare a eventi che ci svuotano, o il mantenimento di legami “di facciata”.
  • L’Essenziale nel Dialogo: “Quello che non c’è non si rompe” si applica anche alle parole. Spesso cerchiamo di riempire i silenzi con chiacchiere vacue che portano a malintesi. Un rapporto profondo vive di silenzi condivisi e verità nude. Se togliamo il superfluo — le pretese, i non detti, le maschere — resta un legame che non ha bisogno di manutenzione costante perché è basato sulla sostanza, non sull’apparenza.

“Ho imparato che la libertà non è fare tutto quello che si vuole, ma essere ciò che si deve essere, senza pesi inutili sulle spalle.”

Scegliere con chi navigare è importante tanto quanto scegliere cosa portare a bordo. Circondati di persone che non richiedono “ingranaggi complessi” per essere amate, ma che vibrano con la tua stessa semplicità.

La Rotta verso la Pace

In un mondo che ci spinge ad aggiungere — più app, più impegni, più oggetti, più follower — Moitessier ci invita a sottrarre. La sua non è una rinuncia punitiva, ma un atto di amore verso la propria libertà.

Vivere con “quello che serve” significa avere le mani libere per afferrare la vita e il cuore leggero per navigare verso il proprio orizzonte, senza il timore che qualcosa, lungo il tragitto, possa rompersi e fermarci.

“La felicità è una cosa semplice, è come il vento: non puoi possederlo, ma puoi spiegare le vele e farti portare lontano.”

Buon vento a tutti i lettori che hanno il coraggio di viaggiare leggeri.


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