MANUALE DI SOPRAVVIVENZA ANTIFASCISTA AL CENONE: COME DISINNESCARE LO ZIO REAZIONARIO TRA UN TORTELLINO E L’ALTRO

Il Natale è quel momento magico in cui, insieme ai regali e allo spumante, spuntano inevitabilmente i deliri nostalgici dello zio di turno. Mentre tu passi il vassoio dell’arrosto, lui decide di passare in rassegna i “treni in orario”, le “bonifiche” e l’immancabile retorica contro il politicamente corretto.

Non devi subire in silenzio per amore della pace familiare. La pace senza giustizia è solo complicità. Ecco come trasformare la tavolata in un presidio di resistenza culturale senza rovinare il panettone (o forse sì, ma ne varrà la pena).

1. La tattica del “Fact-Checking” a bruciapelo

Il nostalgico medio si nutre di bufale storiche e slogan triti. Non lasciargli spazio. Se inizia a citare la “pensione inventata dal duce”, rispondi con la precisione di un cecchino: la previdenza sociale in Italia esisteva già a fine ‘800. Smontare il mito con i dati è il primo passo per farlo sentire fuori tempo massimo.

2. L’arma dell’ironia pungente

Il fascismo si nutre di solennità, machismo e senso del tragico. Ridicolizzalo. Se si lamenta dei “valori di una volta”, chiedigli se si riferisce a quando non c’era la libertà di parola o a quando si mangiava con la tessera annonaria. Niente manda in crisi un reazionario quanto essere trattato come una macchietta anacronistica.

3. Occupazione dello spazio culturale

Non lasciare che sia lui a dettare l’agenda dei discorsi. Porta a tavola temi come i diritti civili, la solidarietà e la bellezza della diversità. Se lui alza la voce, tu abbassala: la calma di chi sa di essere dalla parte giusta della Storia è infinitamente più potente delle sue grida.


CONSIGLI DI LETTURA (DA LASCIARE SUL SUO PIATTO)

Se vuoi davvero fare un regalo che lasci il segno, ecco due titoli fondamentali per ribadire che l’antifascismo non è un’opinione, ma un dovere civile.

M. Il figlio del secolo – Antonio Scurati

Non farti spaventare dalla mole. Questo romanzo documentario è una radiografia perfetta della nascita del cancro fascista in Italia.

  • Perché leggerlo: Scurati usa i documenti storici per narrare l’ascesa di Mussolini, mostrando come la violenza e il vuoto ideale abbiano preso il potere. È il libro perfetto per ricordare allo “zio nazi” cosa è stato davvero quel ventennio: un’orgia di sangue e tradimento ai danni del popolo italiano.

Istruzioni per diventare fascisti – Michela Murgia

Un piccolo libro, tagliente e geniale. La Murgia utilizza abilmente il paradosso e l’ironia per descrivere i meccanismi retorici del neofascismo contemporaneo.

  • Perché leggerlo: È uno specchio. Leggendo queste pagine, lo zio potrebbe (forse) riconoscersi nelle sue stesse frasi fatte. È un manuale di autodifesa intellettuale che insegna a riconoscere il fascismo anche quando non indossa l’orbace, ma si maschera da “buon senso”.

DEBUNKING NATALIZIO: SMONTARE LE BUFALE SUL VENTENNIO

Usa questi punti per ribattere con precisione quando la retorica reazionaria prova a riscrivere la storia.

1. “Il Duce ha inventato le pensioni!”

  • La realtà: Falso. La Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia fu istituita nel 1898 (Governo Pelloux), quando Mussolini aveva solo 15 anni. Il fascismo si limitò a cambiare il nome in INFPS nel 1933, ma il sistema esisteva già da decenni.
  • La risposta pronta: “Veramente le pensioni le ha fatte la democrazia liberale a fine Ottocento. Il fascismo ci ha solo messo sopra il timbro per prendersi il merito.”

2. “Mussolini ha fatto le bonifiche e costruito le città!”

  • La realtà: Le bonifiche (come quella dell’Agro Pontino) furono pianificate e iniziate dai governi precedenti (Legge Baccarini del 1882). Il fascismo completò solo una minima parte dei progetti iniziali, spesso con costi umani e ambientali altissimi, usandoli soprattutto come propaganda cinematografica.
  • La risposta pronta: “I progetti erano già nei cassetti dei ministri prefascisti. Lui ha solo acceso le cineprese dell’Istituto Luce per far sembrare tutto un miracolo.”

3. “Si poteva lasciare la porta aperta, non c’era criminalità!”

  • La realtà: La criminalità non era sparita, era solo censurata. I giornali avevano il divieto assoluto di pubblicare notizie di cronaca nera per dare l’illusione di un ordine perfetto. In compenso, la violenza di Stato (pestaggi, olio di ricino e omicidi politici) era quotidiana e legale.
  • La risposta pronta: “Certo, se vieti ai giornali di scrivere dei furti, sembra che non rubi nessuno. Peccato che lo Stato stesso rubasse la libertà a tutti.”

4. “I treni arrivavano in orario!”

  • La realtà: Un mito creato dalla propaganda ferroviaria. I ritardi esistevano eccome, ma i ferrovieri rischiavano il licenziamento o peggio se li segnalavano ufficialmente. Inoltre, i grandi investimenti sulle linee veloci erano iniziati prima del 1922.
  • La risposta pronta: “I treni non arrivavano in orario, erano solo i passeggeri che avevano troppa paura di lamentarsi del ritardo.”

5. “Ha fatto anche cose buone…”

  • La realtà: Qualsiasi dittatura costruisce ponti o scuole per mantenere il consenso, ma il “bilancio” non può ignorare le Leggi Razziali del 1938, l’entrata in guerra che ha distrutto l’Italia, l’alleanza con Hitler e l’assassinio di Matteotti e dei fratelli Rosselli.
  • La risposta pronta: “Anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno, ma non per questo lo consideriamo un buon orologio. Un regime che toglie la libertà non ha crediti da riscuotere.”

Un ultimo consiglio tattico

Quando lo zio inizia a scaldarsi, mantieni un tono calmo e quasi accademico. Niente fa infuriare un bullo quanto la superiorità intellettuale di chi non scende al suo livello di urla.

Ricorda: la Resistenza è iniziata in montagna, ma continua oggi nelle nostre case, nelle nostre piazze e, sì, anche attorno a una tavola imbandita. Buon Natale Antifascista!


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