
Andrea Don Gallo non è stato un personaggio da celebrare, ma una presenza da assumere. Non un santino, bensì una spina nel fianco. “Angelicamente anarchico” non è una formula suggestiva: è una posizione politica, spirituale e umana. Don Gallo ha dimostrato che non esiste fede senza conflitto e che non esiste Vangelo senza una scelta netta di campo.

Ha camminato con gli ultimi non per bontà, ma per giustizia. Ha scelto la strada contro le sacrestie, i corpi vivi contro le astrazioni morali, la disobbedienza quando l’obbedienza diventava complicità. I suoi libri non chiedono consenso: chiedono responsabilità.
UNA VOCE SCOMODA, UNA FEDE INQUIETA
Don Gallo ha messo in discussione l’idea di neutralità. Per lui non esisteva il “non schierarsi”: di fronte alla povertà, alla repressione, alla discriminazione, stare in silenzio significava stare dalla parte del potere. La sua teologia nasceva dal basso, dalla carne ferita delle persone, e per questo risultava spesso inaccettabile per le gerarchie.
Ha difeso chi non aveva voce e ha pagato il prezzo dell’isolamento istituzionale senza mai rinnegare la propria appartenenza. Prete sì, ma mai funzionario del sacro.
LE SUE POSIZIONI: NON OPINIONI, MA SCELTE
Diritti LGBTQ+
Don Gallo è stato apertamente dalla parte delle persone omosessuali e trans. Ha partecipato ai Pride, ha accolto chi veniva respinto, ha denunciato l’ipocrisia di una Chiesa più preoccupata della dottrina che delle persone. Per lui l’amore non aveva bisogno di autorizzazioni.
Antiproibizionismo e politiche sulla droga
Si è schierato contro le leggi repressive, sostenendo la riduzione del danno e il diritto alla cura. Criminalizzare chi cade, diceva, è solo un modo per lavarsi la coscienza e lasciare le persone sole.
Pacifismo radicale
Nessuna guerra è giusta. Nessuna violenza è necessaria. Don Gallo ha condannato la militarizzazione, la repressione del dissenso, le false narrazioni sulla sicurezza. La pace non è un’utopia, è una responsabilità.
Giustizia sociale e Costituzione
Ha difeso la Costituzione come testo antifascista e popolare, ricordando che diritti e dignità non sono concessioni ma conquiste. La fede, senza giustizia sociale, per lui diventava vuota retorica.
Critica alla Chiesa istituzionale
Non ha mai lasciato la Chiesa, ma non ha mai smesso di contestarla. Ha chiesto una Chiesa povera, disarmata, accogliente, capace di ascoltare invece di giudicare. Una Chiesa che stesse fuori, non sopra.
LIBRI DA LEGGERE COME ATTI DI RESISTENZA
Angelicamente anarchico — Autobiografia
Il libro centrale per capire Don Gallo. Qui c’è tutta la sua vita: la fede vissuta come disobbedienza, la politica come cura, la strada come unica vera università. Non è un racconto celebrativo, ma una chiamata all’azione.

Io non mi arrendo
Un libro che rifiuta ogni forma di resa morale. Don Gallo racconta la Comunità di San Benedetto al Porto come laboratorio di umanità e conflitto, dove l’accoglienza non è mai neutra ma profondamente politica.
Lettera ai giovani
Un testo breve e durissimo. Don Gallo parla ai giovani senza paternalismi, invitandoli a disobbedire, a studiare, a scegliere. È un appello contro l’apatia e l’adattamento, contro la rassegnazione elevata a normalità.
Il fiore pungente
Forse il libro più simbolico. Un fiore che punge, come la verità. Qui Don Gallo intreccia poesia e rabbia, tenerezza e denuncia. È un testo che non consola, ma sveglia. E oggi, più che mai, ne abbiamo bisogno.
NON UN RICORDO, MA UN IMPEGNO
Leggere Don Gallo non significa ricordare un “prete buono”, ma accettare una provocazione ancora viva. I suoi libri non servono a commuoversi, ma a prendere posizione. A capire che la neutralità è un privilegio e che la fede — religiosa o laica — senza giustizia è solo decorazione.

Andrea Don Gallo non chiedeva di essere seguito.
Chiedeva di camminare.
E di farlo, ostinatamente, in direzione contraria.