
Ci sono momenti in cui la storia di un Paese si biforca, e quello del 12 dicembre 1969, nella banca dell’Agricoltura a Milano, è uno di questi. La bomba di Piazza Fontana, con i suoi 17 morti, non fu soltanto l’inizio della stagione delle stragi neofasciste: segnò anche la costruzione di un’enorme menzogna di Stato, una verità artefatta costruita mettendo nel mirino chi non c’entrava nulla: gli anarchici.

Il libro La strage di Piazza Fontana di Saverio Ferrari, insieme ai materiali dell’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre, ricostruisce con precisione chirurgica il contesto, i protagonisti e le responsabilità storiche della strage. La matrice è ricondotta all’estrema destra eversiva, in particolare ad ambienti vicini a Ordine Nuovo, mentre le indagini furono subito orientate — ingiustamente — contro il movimento anarchico milanese.
PINELLI, VALPREDA E LA MESSA IN SCENA DELL’ACCUSA AGLI ANARCHICI
IL FALSO COLPEVOLE: PIETRO VALPREDA
Pietro Valpreda, ballerino e anarchico romano, fu arrestato dopo poche ore dalla strage e trasformato in un capro espiatorio perfetto. Venne indicato come il “mostro” sui giornali, additato come il responsabile ideale: giovane, anarchico, politicamente scomodo. Dopo anni di carcere e processo fu assolto completamente: non aveva commesso il fatto.

LA MORTE DI GIUSEPPE PINELLI
Giuseppe “Pino” Pinelli, ferroviere anarchico e figura limpida del movimento milanese, venne trattenuto illegalmente per oltre tre giorni. Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre, precipitò dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi. La sua morte venne archiviata come “malore attivo”: una formula assurda che nessuno ha mai ritenuto credibile.
La morte di Pinelli è ancora oggi uno dei simboli più drammatici del depistaggio: colpire gli innocenti per proteggere i colpevoli.

IL RUOLO DEL CIRCOLO ANARCHICO PONTE DELLA GHISOLFA
Il Circolo Ponte della Ghisolfa era uno dei centri vitali dell’anarchismo milanese: un luogo di socialità, antifascismo, cultura, solidarietà. Era frequentato da Pinelli e da molti giovani militanti libertari.
Proprio per questo divenne il bersaglio immediato della macchina del fango. La polizia e gran parte dei media cercarono di descriverlo come un “covo” di terroristi, quando in realtà rappresentò uno dei primi e più lucidi punti di resistenza contro i depistaggi.
Grazie alla sua rete, ai suoi archivi e alla sua capacità di mobilitazione, proprio il Circolo contribuì a salvare la verità storica da una manipolazione che avrebbe voluto cancellarla.

LE PRINCIPALI STRAGI NEOFASCISTE (1969–1980)
(attribuzioni riconosciute da sentenze o consolidamento storiografico)
1969 – MILANO, PIAZZA FONTANA
Matrice neofascista legata a Ordine Nuovo.
1970 – GIOIA TAURO (FRECCIA DEL SUD)
Ambienti neofascisti, con collaborazione della ’Ndrangheta.
1972 – PETEANO
Responsabilità definitiva di Ordine Nuovo (condanna di Vincenzo Vinciguerra).
1974 – BRESCIA, PIAZZA DELLA LOGGIA
Esecutori riconducibili a Ordine Nuovo (condanne definitive).
1974 – ITALICUS
Attribuzione storica a cellule del terrorismo nero.
1980 – STAZIONE DI BOLOGNA
Matrice fascista dei NAR (condanne definitive).
Queste stragi non furono episodi isolati, ma parte di un progetto politico volto a destabilizzare la Repubblica, come sottolineano Ferrari e l’Osservatorio nelle loro ricerche.
PERCHÉ I GIOVANI DEVONO CONOSCERE QUESTA STORIA
Oggi molti non sanno nulla — o quasi — di tutto questo. Eppure, furono i giovani, i lavoratori, gli studenti e gli attivisti a subire le conseguenze più gravi di quella strategia di terrore.
Conoscere Piazza Fontana significa comprendere:
come funzionano i depistaggi;
come il potere può manipolare la verità;
come si costruisce un “nemico” utile;
quanto fragile sia la democrazia quando si usano paura e menzogna come strumenti politici.
È una parte della storia che non può essere ignorata.
LIBRO CONSIGLIATO: “LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA” DI SAVERIO FERRARI
Un saggio imprescindibile per capire non solo la bomba del 12 dicembre, ma l’intero contesto politico e militare che le diede origine. Un lavoro documentato, chiaro, potente, basato su anni di ricerche, archivi, fonti e materiali dell’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre.

LA MEMORIA NON È UN ESERCIZIO, È UN DOVERE
La storia di Piazza Fontana, di Pinelli, di Valpreda e del Ponte della Ghisolfa non è un capitolo chiuso. È un frammento vivo della nostra Repubblica.
Ricordare non significa riaprire ferite:
significa impedire che vengano riaperte da altri.
Significa dire chiaramente che la verità non può essere sepolta sotto i comodi silenzi o sotto revisionismi strumentali. Significa onorare chi ha subito ingiustizia, chi è morto e chi ha lottato per la verità quando farlo era pericoloso.
Ogni volta che parliamo di Piazza Fontana — nelle scuole, nelle strade, online — vinciamo una battaglia contro l’oblio.
Perché la memoria non è nostalgia.
È resistenza civile.
E solo mantenendo viva quella memoria possiamo impedire che la storia, quella storia, ritorni davvero.