QUANDO L’IGNORANZA SI TRAVESTE DA OPINIONE: IL FASCINO TOSSICO DEL “HA FATTO ANCHE COSE BUONE”

La frase più pericolosa del nostro tempo — e purtroppo anche di molti altri tempi — è sempre la stessa:
“Ha fatto anche cose buone.”

È lo slogan preferito da chi, senza conoscere la storia o senza volerla conoscere, tenta di ripulire regimi autoritari o assolvere leader che hanno minato diritti, istituzioni e libertà fondamentali.
È la stessa formula che per decenni è stata usata per minimizzare il fascismo, e che oggi una parte della destra più radicalizzata, scarsamente informata e incline alla propaganda, utilizza anche per difendere Donald Trump, con una leggerezza pericolosa.

Questo tipo di revisionismo superficiale non è un’opinione qualsiasi:
è la scorciatoia retorica che apre la strada alla normalizzazione dell’autoritarismo.

Perché quando gli elettori rinunciano alla cultura, alla memoria e alla complessità dei fatti, finiscono per ferirsi da soli.


TRE LIBRI CHE SMONTANO IL MITO DEL “HA FATTO COSE BUONE”

1. Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo – Francesco Filippi

Un saggio fondamentale che decostruisce i luoghi comuni sul fascismo. Filippi analizza con rigore e chiarezza le “idioletterie” che ancora circolano, mostrando come molte presunte opere benefiche del regime siano in realtà miti costruiti, propaganda o interpretazioni distorte.

2. Fascismo e populismo – Antonio Scurati

Scurati esplora i legami culturali e simbolici tra il fascismo storico e i populismi contemporanei. Non per equiparare i fenomeni, ma per mostrare come meccanismi retorici, emotivi e propagandistici ritornino quando la memoria storica si indebolisce: l’uomo forte, il nemico, la semplificazione brutale del reale.

3. Istruzioni per diventare fascisti – Michela Murgia

Un pamphlet ironico e lucidissimo che smaschera la mentalità autoritaria. Descrive con sarcasmo come si possa scivolare verso l’autoritarismo proprio quando si smette di vigilare, di informarsi, di partecipare attivamente alla vita democratica. Un monito brillante e inquietante.


LE PEGGIORI AZIONI DEL REGIME DI MUSSOLINI

(consolidate da documentazione storica)

  • Soppressione della democrazia: abolizione di partiti, libertà di stampa, pluralismo; instaurazione della dittatura attraverso le Leggi Fascistissime.
  • Leggi razziali del 1938: persecuzione dei cittadini ebrei italiani, esclusi da lavoro, scuola, università e vita civile.
  • Repressione violenta: squadrismo, omicidio Matteotti, Tribunale speciale, confino politico.
  • Guerre coloniali e alleanza con Hitler: invasioni (con uso di gas vietati in Etiopia), appoggio al nazismo, disastro della Seconda Guerra Mondiale.

AZIONI E CONTROVERSIE MAGGIORMENTE CRITICATE DELLA PRESIDENZA TRUMP

(basate su inchieste, atti pubblici e rapporti ufficiali)

  • Delegittimazione del processo elettorale, con accuse infondate culminate negli eventi del 6 gennaio 2021.
  • Politiche migratorie estremamente dure, incluse le separazioni familiari alla frontiera.
  • Gestione contestata della pandemia, spesso segnata da minimizzazioni e dichiarazioni non supportate da evidenze scientifiche.
  • Pressioni su funzionari statali, tra cui la richiesta di “trovare voti” per ribaltare il risultato elettorale del 2020.

UN’ALTRA STRADA: LA MORALE ANARCHICA COME ANTIDOTO ALL’AUTORITARISMO

Accanto a questi esempi negativi, esiste una tradizione politica e filosofica spesso fraintesa, ma centrale nel discorso sulla libertà:
la morale anarchica, intesa non come caos o disordine, ma come cultura della responsabilità e dell’autonomia.

La sua essenza più nobile non è la distruzione, ma l’emancipazione:
una società di individui liberi non perché autorizzati dall’alto, ma perché capaci di auto-governarsi, pensare criticamente, cooperare senza obbedienza cieca.

Nella prospettiva libertaria più alta:

  • il potere centralizzato è sempre rischioso,
  • la libertà non si delega, si esercita,
  • la solidarietà nasce dal basso, non dall’imposizione,
  • la conoscenza è il primo, imprescindibile strumento di emancipazione,
  • la coscienza critica è l’antidoto naturale all’uomo forte e alla propaganda.

È paradossale ma rivelatore:
dove cresce l’ignoranza, avanzano i leader autoritari; dove cresce la consapevolezza, si rafforza la libertà.

La morale anarchica ricorda che la democrazia non vive di automatismi:
vive di individui capaci di responsabilità, cultura, memoria e rifiuto dell’obbedienza passiva.

È un invito non a distruggere, ma a pensare, comprendere, discutere.
E, soprattutto, a non inginocchiarsi davanti agli slogan.

La morale anarchica di Pëtr Kropotkin

La morale anarchica è uno dei testi più limpidi e accessibili del pensiero libertario. In poche pagine, Kropotkin smonta l’idea che l’anarchia sia sinonimo di disordine e mostra invece come essa rappresenti una morale della responsabilità, fondata non sull’obbedienza, ma sulla consapevolezza.

Per Kropotkin, la vera etica nasce dal basso: dalle persone che cooperano liberamente, senza gerarchie oppressive. La natura umana — sostiene — tende più al mutuo appoggio che al dominio, e la società funziona meglio quando l’autorità non soffoca la solidarietà spontanea.

Il saggio è una critica lucida al potere centralizzato, visto come fonte di dipendenza e infantilizzazione. Ma non esprime odio né distruttività: propone un ordine alternativo basato su individui autonomi, solidali e capaci di autogovernarsi.

Nonostante sia stato scritto nel XIX secolo, il testo rimane sorprendentemente attuale. Invita a un’idea di libertà adulta:
non quella concessa da qualcuno, ma quella praticata ogni giorno con responsabilità e coscienza critica.

Un piccolo libro, ma con un messaggio enorme.


IGNORANZA + REVISIONISMO = TERRENO FERTILE PER I DISASTRI

L’ignoranza storica non è una semplice mancanza culturale:
è un rischio politico.

Perché:

  • rende gli elettori manipolabili,
  • permette alle narrazioni false di diffondersi,
  • normalizza comportamenti autoritari,
  • sostituisce i fatti con la propaganda,
  • trasforma la democrazia in una formalità svuotata.

Ogni volta che accettiamo la frase “ha fatto anche cose buone”, stiamo demolendo un pezzo di memoria collettiva.
E quando la memoria scompare, gli errori tornano — spesso più forti di prima.


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