TOLLERARE GLI INTOLLERANTI PORTERÀ ALLA FINE DELLE LIBERTÀ.

Il paradosso della tolleranza di Popper: quando la libertà diventa una maschera che opprime.

Karl Popper formulò il celebre paradosso della tolleranza nel 1945, nel suo libro La società aperta e i suoi nemici. Scrive che una società tollerante, se tollera anche gli intolleranti, finirà inevitabilmente per essere distrutta dalla loro intolleranza.
Una riflessione che nasce dalle macerie dei totalitarismi, ma che oggi parla direttamente alle nostre contraddizioni quotidiane.
Viviamo in un’epoca in cui molti interpretano la libertà come un diritto illimitato a “fare ciò che si vuole”, anche quando questo significa danneggiare gli altri. Una libertà urlata, brandita, esibita — ma priva di responsabilità.

È una libertà finta, che non protegge nessuno e che diventa l’arma perfetta degli intolleranti per insinuarsi, mimetizzarsi, legittimarsi. La vediamo quando si invoca la “libertà di opinione” per giustificare odio, o quando si usa la “libertà di parola” per normalizzare razzismi e violenze.
In questo contesto, il monito di Popper non sembra affatto un concetto filosofico astratto, ma una diagnosi lucida: tollerare chi vuole abolire la libertà significa consegnargli le chiavi del futuro.
Una società aperta non si difende con l’indifferenza, né lasciando campo libero a chi usa la parola “libertà” come uno scudo per prevaricare.

Serve ricordare — come ricorda anche una parte significativa della tradizione anarchica, sebbene la citiamo solo in filigrana — che la libertà autentica esiste solo dentro un tessuto di rispetto reciproco, mutuo sostegno e rifiuto di ogni forma di dominio.
Quando questo sistema di equilibri si spezza, quando l’individualismo aggressivo prende il posto della responsabilità condivisa, la libertà si degrada in arbitrio e la tolleranza in debolezza.

Il paradosso di Popper è allora un invito a una vigilanza etica:
non tutto può essere tollerato, soprattutto ciò che nasce per distruggere la tolleranza stessa.
Proteggere la libertà non significa mai permettere che venga usata per opprimere gli altri.
Significa, al contrario, impedire che l’intolleranza cresca indisturbata, travestita da “opinione legittima”.

Per approfondire questi temi, tre libri aiutano a mettere in prospettiva il paradosso della tolleranza e i rischi delle libertà distorte del presente.

La società aperta e i suoi nemici — Karl Popper
Il testo in cui nasce il paradosso della tolleranza. Popper analizza il modo in cui le società libere possono essere minacciate da ideologie autoritarie mascherate da visioni politiche legittime. È un’opera complessa ma fondamentale: spiega perché la democrazia non è mai garantita e perché la libertà richiede limiti per sopravvivere. Un classico per capire che la tolleranza non è passività, ma difesa attiva della dignità umana.

Le origini del totalitarismo — Hannah Arendt
Arendt offre una ricostruzione profonda dei meccanismi che portano movimenti intolleranti a conquistare e distruggere le società. Propaganda, costruzione del nemico, manipolazione della vulnerabilità sociale: tutti elementi che mostrano quanto la finta libertà degli intolleranti sia, in realtà, una strategia per togliere libertà agli altri. Una lettura che rende il paradosso di Popper ancora più concreto.

Come muoiono le democrazie — Steven Levitsky e Daniel Ziblatt
Un saggio contemporaneo, diretto e accessibile. Gli autori mostrano come le democrazie crollino non con un colpo di stato improvviso, ma quando le regole informali della convivenza vengono erose da leader e movimenti autoritari che approfittano della tolleranza per smantellare la libertà dall’interno. Perfetto per capire le dinamiche della “finta libertà” usata oggi come cavallo di Troia contro i diritti di tutti.

La lezione è chiara, oggi più che mai:
la libertà autentica non è fare ciò che si vuole, ma garantire che nessuno possa togliere libertà agli altri.
Il paradosso di Popper non è un limite alla libertà, ma la condizione per salvarla.

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