QUANDO I POVERI SI SONO ALZATI I PREZZI DA SOLI : L’ILLUSIONE DEL LUSSO CHE CI STA IMPOVERENDO.

Viviamo in un’epoca paradossale: mentre i salari stagnano, le persone aumentano artificialmente il proprio “valore sociale” attraverso consumi finanziati, noleggi, debiti e ostentazione digitale. È così che molti italiani hanno finito per alzarsi i prezzi da soli, inseguendo uno stile di vita che non potrebbero permettersi, ma che cercano disperatamente di imitare per apparire all’altezza dell’immagine imposta dai social.

Il fenomeno è visibile ovunque: auto di lusso a noleggio con rate proibitive ma spalmate per due-tre anni con l’obbligo di riconsegnarle con pochi chilometri, quasi nuove, scelte non per necessità ma per scattare qualche foto; smartphone da oltre mille euro che costano più di uno stipendio mensile; abiti, cene, viaggi rateizzati come se fossero investimenti esistenziali. Sembra importante solo una cosa: mostrarsi, anche quando la realtà economica racconta un’altra storia.

I dati mostrano che non è una percezione, ma un fenomeno strutturale.
Nel 2024 il 59,1% degli italiani maggiorenni aveva almeno un prestito o un mutuo attivo . La rata media mensile era di 277 euro, una cifra che pesa su bilanci sempre più fragili . L’importo residuo medio da restituire sfiorava i 31.653 euro .
Nel 2025 la percentuale di cittadini con un credito attivo è salita ulteriormente al 59,6% , mentre l’importo medio richiesto per un prestito al consumo è arrivato a 9.966 euro, con un aumento del +7,6% rispetto all’anno precedente .
Persino il rapporto tra debito delle famiglie e reddito disponibile ha raggiunto il 55,4%, uno dei valori più alti degli ultimi anni .

Dietro questa corsa al debito c’è un meccanismo sociale tossico: i social media.
Le vite patinate di influencer e celebrità mostrano champagne, auto da centinaia di migliaia di euro, orologi da centinaia di euro come se fosse una cosa normale, case da sogno. Una realtà costruita, spesso finanziata anch’essa, che però offre un modello aspirazionale irrealistico. L’italiano medio, bombardato da questa narrazione, rincorre lo status simbolico tramite finanziamenti, prestiti, noleggi — pagando a rate un’identità che non potrà mai essere davvero sua.

Compriamo cose che non ci servono, con soldi che non abbiamo, per impressionare persone che non conosciamo

«Mostrare è diventato più importante che essere.»

In questo contesto, una lettura preziosa è “Il crollo del capitalismo” di Henryk Grossman, che analizza come i sistemi economici crollino dall’interno quando l’accumulazione diventa insostenibile e si crea uno squilibrio profondo tra produzione, consumi reali e debito. Le sue riflessioni, nate in un altro secolo, oggi risuonano con inquietante attualità.

Una possibile traiettoria verso il crollo del capitalismo

L’ipotesi non è fantascienza: un sistema economico in cui ampie fasce della popolazione vivono oltre le proprie possibilità grazie al credito e alle illusioni dell’apparenza rischia di diventare fragile come una piramide costruita sulla sabbia.

Se la crescita dei consumi è alimentata più dal debito che dalla ricchezza reale, la domanda diventa un’ombra, sostenuta artificialmente. Quando il debito raggiunge livelli insostenibili, quando le rate erodono il reddito disponibile, quando le famiglie non possono più prendere nuovi prestiti, il consumo si contrae. E quando si contrae il consumo — principale motore del capitalismo moderno — l’intero sistema rallenta, scricchiola, poi può collassare.

È lo stesso scenario che Grossman delineava: un sistema che implode non per cause esterne, ma per le sue contraddizioni interne. In questo caso, la contraddizione è l’idolatria dell’apparenza, che spinge le persone a comprare ciò che non possono permettersi, mantenendo in vita un’economia che si fonda su basi sempre più fragili.

«Comprare ciò che non serve è il modo più veloce per perdere ciò che davvero conta.»

Forse la vera ricchezza non è nel mostrare una vita che non ci possiamo permettere, ma nel costruirne una che non abbia bisogno di essere dimostrata. Perché quando l’immagine diventa più importante della realtà, non si rischia solo l’indebitamento personale: si rischia che l’intero sistema economico perda contatto con ciò che è sostenibile.

E quando questo accade, la storia ci insegna che il conto, prima o poi, arriva. Sempre.

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