ITALIA PIÙ SICURA CHE MAI…MA NON PER GLI ANALFABETI FUNZIONALI

Viviamo in un’epoca in cui i dati ufficiali sono accessibili a tutti, leggibili in pochi secondi, gratuitamente, sul telefono che teniamo in tasca. Eppure, in Italia resiste una larga schiera di persone che rifiuta questa semplicità e preferisce costruirsi un’opinione basata su video di dieci secondi, post gridati e allarmismi confezionati. Gente che non legge, non controlla, non verifica: crede. Crede a tutto. E questa credulità, nelle mani della politica più opportunista, diventa carburante elettorale.

Perché i dati veri — quelli raccolti dal Ministero dell’Interno, dall’ISTAT, dalle forze di polizia — raccontano l’esatto contrario delle narrazioni urlate. Dall’Unità d’Italia a oggi, la sicurezza è migliorata costantemente. Gli omicidi sono crollati, molte tipologie di reati sono diminuite, e viviamo in uno dei periodi storici più sicuri. Ma la politica che vive di allarmi immaginari non può permettersi che questo venga riconosciuto: la paura porta voti, la realtà no.

E allora, quando i grafici non confermano il racconto, si inventano spiegazioni creative. “Ormai nessuno denuncia più.” Davvero? Qualcuno immagina che un omicidio resti non denunciato? O che uno a cui rubano il portafoglio, rimasto senza documenti, eviti di denunciare “tanto non serve”? Queste sono favole moderne, costruite da chi non accetta che i dati — chiari, limpidi, pubblici — smentiscano le proprie convinzioni preconfezionate.

Il problema non è la mancanza di informazioni. È la mancanza di volontà nel capirle. Leggere un numero, interpretare un grafico, comprendere una statistica sembra improvvisamente difficilissimo. Meglio fidarsi di un video di un minuto, musicato e con voce impostata, che fa leva sulle emozioni più primitive: paura, rabbia, risentimento. È così che si alimenta l’analfabetismo funzionale moderno: non perché manchino gli strumenti, ma perché questi strumenti vengono rifiutati.

E su questa ignoranza volontaria prosperano politici che hanno bisogno di un Paese impaurito per restare rilevanti. Non importa se i dati contraddicono ogni parola che pronunciano. Basta dire che “la criminalità esplode”, che “siamo in pericolo”, che “c’è un’invasione”: lo schema è sempre lo stesso. Lo fanno da decenni, e continueranno finché troveranno un pubblico disposto a farsi manipolare.

Chi vuole uscire da questa trappola può farlo: basta leggere, informarsi, capire come funziona il mondo reale. Non quello dei social, ma quello dei numeri. Per questo vale la pena citare un libro che riassume il pensiero veloce e ignorante.

“Pensieri lenti e veloci” – Daniel Kahneman
Kahneman spiega perché la nostra mente cade continuamente in trappole cognitive che ci portano a credere alle scorciatoie intuitive anche quando sono sbagliate. Ideale per capire come nascono le convinzioni infondate, perché è così difficile liberarsene e perché l’analfabetismo funzionale trova terreno fertile nei social.

Se davvero vogliamo un’Italia più consapevole, dobbiamo partire da qui: dall’educazione ai dati, dalla verifica delle fonti, dalla volontà di non essere manipolati. Perché oggi l’Italia è un Paese più sicuro che mai — e l’unico vero pericolo è continuare a darla vinta a chi vive grazie alla paura degli altri.

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