DISCORSO TIPICO DELLO SCHIAVO MODERNO.


L’Italia, una terra di bellezza e contraddizioni, è oggi ostaggio di un fallimento sistemico che non osa nominare sé stesso. Lo si maschera dietro l’eufemismo della “crisi”, della “bassa natalità”, o, peggio ancora, di una presunta “mancanza di voglia di lavorare” da parte dei giovani. Ma la realtà è molto più cinica e brutale: in Italia, l’etica del lavoro, la giustizia sociale e la solidarietà statale sono state sublimate in una farsa, a beneficio di pochi e a danno della grande maggioranza.

L’Imprenditoria dei predatori e lo sfruttamento legittimato
Il racconto ufficiale dipinge i giovani come fannulloni viziati. La realtà è un’altra. Quando i ragazzi cercano di entrare nel mondo del lavoro, trovano un panorama desolante. Non si tratta di rifiutare la fatica, ma di rifiutare l’umiliazione.

Quanti “imprenditori”, alla guida di auto da oltre centomila euro – simbolo di un benessere opulento e ostentato – si lamentano quotidianamente di non trovare manodopera? Questi stessi soggetti sono spesso i primi a proporre lavoro in nero a 4 o 5 euro l’ora. Non è un’eccezione, è un modello di business basato sul parassitismo sociale. Non è il giovane che non vuole lavorare, è il cosiddetto “imprenditore” che non vuole pagare un salario dignitoso e legale. La vera crisi è la crisi dell’onestà e della legalità in un certo tessuto economico.

La povertà silenziosa di chi paga: l’illusione dello stato sociale
Il tradimento più grande è quello subito dalla classe media e dai lavoratori dipendenti, il cuore pulsante e onesto del Paese. Il dipendente pubblico e privato, che vede ogni mese una fetta consistente del suo stipendio assorbita da tasse e contributi, lo fa con la promessa di servizi e giustizia universali.

La realtà è che questi oneri finanziano sempre più spesso l’impunità e il mantenimento di un sistema che premia l’evasione. Chi paga le tasse mantiene anche chi non le paga. Questo meccanismo ha un impatto diretto e devastante sul potere d’acquisto.

Dati recenti (riferiti all’ultimo decennio, e in particolare all’accelerazione post-pandemica) mostrano come l’inflazione abbia galoppato a ritmi insostenibili, mentre i salari restano stagnanti. L’Italia è uno dei pochi Paesi OCSE in cui i salari reali, corretti per l’inflazione, sono rimasti sostanzialmente fermi o addirittura diminuiti in termini di potere d’acquisto nell’ultimo ventennio. L’effetto cumulativo è che il lavoratore onesto è sempre più povero e sempre più gravato dal peso di mantenere un intero apparato che non garantisce equità.

L’istruzione elitaria e la selezione sociale
Anche la scuola, teorico baluardo di uguaglianza e ascensore sociale, ha abdicato al suo ruolo. È diventata un sistema che accetta solo chi è già “perfetto”, chi non ha problemi, chi è supportato.

Chi ha una difficoltà, una disabilità, o un ritmo di apprendimento non allineato, viene spesso emarginato o costretto a percorsi estenuanti che mirano più all’esclusione che all’inclusione. Invece di essere un luogo di compensazione delle disuguaglianze, è diventata uno strumento di selezione sociale precoce, che rafforza i privilegi esistenti. Il futuro non è per tutti, ma solo per chi è già in carreggiata.

Il discorso tipico dello schiavo moderno di Silvano Agosti
Questa ingiustizia palese dovrebbe generare rabbia e rivoluzione. Ma l’Italia è preda di una paralisi etica, che il regista e pensatore Silvano Agosti ha descritto con lucidità nel suo celebre “Discorso tipico dello schiavo moderno”:

«Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura, è di far credere che sia l’unica cultura… invece è semplicemente la peggiore. Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare… Secondo me poi, siccome c’è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno 100 volte… e allora il lavoro doveva diminuire almeno 10 volte! Invece no! L’orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla Natura. È un sistema politico che sa rubare 8/10 dei beni del resto del Mondo e dà un po’ di benessere a 1/4 di Mondo, che siamo noi. Quindi, signori miei, o ci si sveglia, o si fa finta di dormire, o bisogna accorgersi che siete tutti morti!»

L’anestesia del popolo: subire e difendere
L’osservazione di Agosti è il cuore del dramma nazionale. Un tempo, l’ingiustizia scatenava la rivolta, la piazza. Oggi, subire è la norma, e una parte di elettori, in una logica di tifo hooligan e ignorante, difende ciecamente chi sostiene il sistema di sfruttamento. Il popolo subisce e si auto-convince che l’assenza di libertà sia il prezzo giusto per un “tenore di vita” che è, in gran parte, composto da futilità e debiti, le vere catene invisibili.

Voci di rivolta: due libri per un pensiero ribelle
Se lo Stato ha fallito, e l’etica è in bancarotta, la scintilla per immaginare un mondo diverso si trova nella riscoperta del pensiero libertario.

Anarchia. Idee per l’umanità liberata – Noam Chomsky.

Un compendio essenziale e moderno del pensiero anarchico classico, riletto attraverso la lente della geopolitica e della critica ai sistemi di potere contemporanei. Chomsky, linguista e attivista, dimostra come l’anarchismo sia un’evoluzione logica dei principi democratici e come la lotta contro l’autorità statale e il potere aziendale sia l’unica strada per l’emancipazione umana e intellettuale. Un punto di partenza autorevole e accessibile.

Lettere dalla Kirghisia – Silvano Agosti.

Un testo atipico ma fondamentale del pensiero di Agosti, che utilizza la forma della lettera da un luogo immaginario per elaborare la sua visione radicale e lucida sulla felicità, sul tempo, sull’amore e sulla libertà. Non è un trattato politico tradizionale, ma un inno all’autodeterminazione e un monito costante contro l’alienazione imposta dalla società dei consumi e della produttività sfrenata.

È tempo di smettere di credere alla narrazione tossica che criminalizza chi subisce l’ingiustizia. È tempo di incanalare la rabbia sopita non nel tifo cieco, ma nella richiesta radicale di equità e dignità. Finché gli “schiavi” difenderanno le loro “catene” e accetteranno 5 euro l’ora, la “Grande Bugia” continuerà a governare indisturbata.

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