
C’era un tempo in cui l’Italia si svegliava con il giornale e andava a dormire con un libro sul comodino. Oggi si sveglia con TikTok e si addormenta scrollando video muti con sottotitoli che nessuno legge. Il Paese che produceva Dante, Calvino e Pasolini è diventato il Paese dei doppiaggi su TikTok e degli “esperti” da un minuto. È nata l’Idiocracy italiana, popolata da idioti digitali che confondono un sondaggio con la verità e una percentuale con un’opinione.
Non è un’esagerazione: sei italiani su dieci non leggono nemmeno un libro all’anno, uno su tre non capisce un testo di media complessità, e oltre il 40% non sa interpretare una percentuale o una proporzione semplice.
Tradotto: se dici “il 20% della popolazione”, la metà non sa quanti siano in realtà.
Viviamo in un Paese dove si vota, si discute, si litiga — ma quasi nessuno capisce i numeri. E quando la realtà si misura in cifre, chi non le sa leggere diventa schiavo di chi le manipola.
In metropolitana, chi apre un libro viene fissato come fosse un alieno. In spiaggia, leggere un romanzo invece di scrollare è quasi un atto antisociale. In un bar, aprire il giornale è considerato un gesto da nostalgici. Ma forse proprio qui sta la ribellione: leggere è il nuovo disobbedire.
Serve una rivoluzione della mente e delle abitudini.
Non bastano gli appelli: servono azioni radicali, concrete e contagiose.
Ecco qualche idea che un Paese serio (e non idiota) dovrebbe mettere in campo subito:
- Scuole senza smartphone per un’ora al giorno, dedicate solo alla lettura silenziosa. Un’ora al giorno di carta contro la dittatura dello schermo.
- Biblioteche ovunque, anche nei supermercati, nei centri commerciali, nei treni ad alta velocità. Prendi un libro, lascialo, scambialo.
- Abbonamenti culturali nazionali: ogni cittadino riceve un credito annuale per libri e giornali, come incentivo fiscale e sociale.
- Campagne pubbliche di “orgoglio della lettura”, dove leggere non è da nerd ma da libero. Spot che mostrano lettori come ribelli, non come sfigati.
- Sfide digitali positive: influencer che lanciano challenge di lettura (“Leggi 10 pagine al giorno invece di 10 video al minuto”).
- Panchine letterarie e bibliobus nei quartieri popolari, nei parchi, nelle spiagge.
- Premi civici per chi legge: un’ora di lettura alla settimana dà punti cultura, spendibili per cinema, teatri, viaggi.
- Formazione permanente per adulti: corsi pubblici gratuiti per comprendere testi, numeri, percentuali, proporzioni. Non per diventare professori, ma per non farsi fregare.
Perché chi non legge non capisce, e chi non capisce finisce per credere a tutto.
Senza lettura, la democrazia si svuota, la politica diventa marketing, la verità si riduce a un video virale.
E allora basta lamenti, serve una rivoluzione alfabetica, una guerriglia culturale.
Come Emma Goldman diceva “Se non posso ballare, non è la mia rivoluzione”, oggi dovremmo dire:
“Se non posso leggere, non è la mia civiltà.”
Che la rivoluzione cominci nei treni, nei bar, nelle pause pranzo, nelle spiagge.
Che ogni libro aperto sia un atto di resistenza.
Perché il futuro non si scrolla: si legge.