Non sono diventato nichilista: mi ci avete costretto.

Ho provato a non esserlo. A credere che la gente fosse solo un po’ confusa, distratta, smarrita. Ho provato a pensare che ci fosse ancora speranza, che bastasse un po’ di dialogo, qualche libro, un minimo di educazione. Ma no. La verità è più semplice e più amara: la gente è peggio di quello che pensavo. Forse la strada giusta è indicata dal nichilismo.

Secondo la definizione dei dizionari filosofici, il nichilismo è la concezione che nega l’esistenza di valori, verità e significati assoluti, riconoscendo come unico dato reale il vuoto e l’insensatezza dell’esistenza

Il nichilismo, per come lo vedo io, non è depressione, né apatia, né odio per la vita. È il punto a cui arrivi quando smetti di mentirti. Quando capisci che gran parte di ciò che le persone chiamano “valori”, “scopi” o “speranza” sono costruzioni fragili, bugie collettive inventate per non impazzire. Il nichilismo è guardare l’abisso e non distogliere lo sguardo. È sapere che non c’è un senso universale, ma decidere di vivere comunque, senza illusioni. È la libertà assoluta del disincanto: niente è sacro, e proprio per questo tutto è possibile — almeno per chi ha il coraggio di pensare da solo.

Il nichilismo, insomma, è la resa dell’ingenuo e la nascita del lucido. È la presa di coscienza che il mondo non cambia, la gente non migliora e l’unica salvezza è smettere di aspettarsi qualcosa dagli altri.

Il nichilismo, per me, non è una posa. È la logica conseguenza di guardare il mondo per quello che è: un circo di ignoranza, vanità e apparenza. Tutti urlano, nessuno ascolta. Tutti giudicano, nessuno capisce. È diventato impossibile anche solo dire una frase sensata senza essere sommerso da banalità, slogan o risposte copiate da un video di trenta secondi.

Viviamo in un’epoca in cui la stupidità è un valore sociale. Chi pensa viene emarginato, chi legge viene deriso, chi cerca verità viene etichettato come depresso o elitario. Ma ditemi: come si può non esserlo, quando la massa si nutre di superficialità e si vanta pure di farlo?

Jason Brennan l’ha detto meglio di chiunque: se la gente fosse davvero buona, non servirebbero la polizia, le leggi o le carceri. L’anarchia funzionerebbe. Ma potrebbe non funzionare, perché la maggioranza non è buona: è mediocre, pigra, manipolabile. Ma io ci spero utopicamente ancora. E quando Brennan aggiunge che gli Stati non dovrebbero spendere soldi per educare chi non vuole imparare, ma piuttosto per riparare le buche nelle strade, ha perfettamente ragione. Chi vuole capire, si sforza da solo. Gli altri, che restino a inciampare nella loro ignoranza.

A questo punto, la scelta è una sola: salire sulla propria torre d’avorio e chiudere la porta. Non per disprezzo, ma per sopravvivenza. Perché la vita è troppo breve per sprecarla con chi non sa nemmeno leggere una pagina o articolare un pensiero.

Meglio un libro che mille conversazioni inutili. Meglio il silenzio che l’eco del nulla. Meglio un pomeriggio di solitudine che un’ora in mezzo ai cretini.

Se proprio vuoi capire cosa significa vedere il mondo senza illusioni, leggi “La nausea” di Sartre: ti mostra la verità nuda dell’esistenza, quella che non puoi più ignorare una volta vista. Poi passa a Schopenhauer, “Il mondo come volontà e rappresentazione”: il manuale perfetto per chi ha capito che la vita è sofferenza e che solo l’intelligenza ti salva dal marcire con gli altri.

Non è pessimismo. È igiene mentale.
Non è odio per l’umanità. È amore per la lucidità.
Non sono diventato nichilista per moda.
Mi ci avete costretto.


Lascia un commento