Chi ha rubato il desiderio ai giovani? – Stare di fronte all’assenza di stelle


C’è un tempo per il sogno, e c’è un tempo in cui anche il sogno viene mercificato, svuotato, deriso. Siamo immersi in questo secondo tempo, una stagione grigia e gelida, in cui il desiderio — linfa dell’umano — non è più un’energia che muove il mondo, ma un simulacro, un prodotto vendibile, un algoritmo da ottimizzare.

I giovani, una volta portatori di utopie, oggi sembrano i primi ad aver deposto le armi del desiderio. Non perché non abbiano speranze, ma perché non credono più che il futuro le possa contenere. È il presente stesso ad averli colonizzati: fatto di stimoli infiniti ma orizzonti ciechi, di infinite connessioni ma totale isolamento, di offerte illimitate ma nessuna vera chiamata. Il paradosso è evidente: si vive in un’epoca che promette tutto e allo stesso tempo toglie il senso di qualunque cosa. Il desiderio muore così: non per mancanza, ma per saturazione.

In questo vuoto, il libro di Danielle Cohen-Levinas, La saggezza del desiderio – Stare di fronte all’assenza di stelle, pubblicato da Mimesis, interviene come un richiamo filosofico e poetico insieme. La filosofa ci guida in un percorso che intreccia pensiero e vulnerabilità, tra etica e la tensione dell’anima. Il desiderio non è qui trattato come pulsione o capriccio, ma come movimento originario dell’essere, come responsabilità, come apertura all’altro e al mondo. Desiderare è riconoscere la mancanza, sì — ma anche custodirla, farne uno spazio in cui la libertà può ancora accadere.

La domanda è inevitabile: chi ha spento il desiderio nei giovani? Chi ha costruito questo sistema di controllo sottile, dove tutto sembra libero ma niente è veramente scelto? Non sarà che proprio i poteri politico-economici hanno saputo neutralizzare la forza trasformativa del desiderio, convertendola in bisogno, in performance, in consumo? In una società che premia l’efficienza e punisce l’inquietudine, desiderare è diventato un rischio. Ma anche un atto sovversivo.

Il sottotitolo del libro — Stare di fronte all’assenza di stelle — è forse la chiave più profonda. Non si tratta di cercare stelle false o luci artificiali. Si tratta di rimanere lì, in quella notte senza orientamento, e non fuggire. Di resistere alla tentazione del cinismo e del nichilismo. Di trovare, proprio nel buio, la possibilità di un nuovo sguardo. Perché il desiderio, quello vero, nasce anche (e forse soprattutto) nel deserto.

Ecco allora che questo libro non è solo un’opera filosofica, ma un gesto etico. Un invito a ritornare alla sorgente del desiderio come forza di alterazione, come sete che salva. Non sarà una lettura facile, né consolatoria. Ma è forse ciò che più manca oggi: un pensiero che non ci intrattiene, ma ci mette in crisi. E in quella crisi, forse, ritroveremo la forza di desiderare ancora.

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