Stai offrendo la tua anima gratis: i Social non ti rubano tempo, ti rubano identità.

Ogni giorno milioni di persone aprono TikTok, Instagram, Facebook e YouTube con un solo pensiero: “Giusto due minuti”. Ma secondo i dati pubblicati da DataReportal 2024, la permanenza media globale sui social è di 2 ore e 23 minuti al giorno. In Italia, la stima è ancora più alta tra i giovani: oltre 3 ore e 45 minuti al giorno. Facciamo un calcolo semplice: sono 1.370 ore l’anno, più di 57 giorni interi passati davanti a un flusso di contenuti che non abbiamo scelto, che ci inseguono, ci seducono e ci modellano.

E no, non si tratta solo di tempo sprecato. Quel tempo viene monetizzato. Come? Attraverso la tua profilazione.

L’eredità digitale è la tua nuova carta d’identità
Tutto ciò che fai online viene tracciato: ogni click, ogni visualizzazione, ogni reazione. Anche solo guardare passivamente un reel di 10 secondi contribuisce a definire chi sei per l’algoritmo. E più sei coerente nel guardare determinati contenuti, più il sistema si affina. Non serve nemmeno interagire: il solo tempo che passi su un post è già un segnale chiaro.

E poi ci sono i post “ingannevoli”, apparentemente innocui, come quello che periodicamente ritorna:
“A partire da domani, Facebook renderà pubblici i miei contenuti. Copia e incolla questo messaggio per proteggere la tua privacy…”

Chi condivide queste sciocchezze non solo non protegge nulla, ma si autoetichetta come soggetto facilmente influenzabile. Gli algoritmi leggono questo comportamento come un indice di credulità e agiscono di conseguenza: verrai inserito in cluster target per contenuti clickbait, pubblicità truffaldine, fake news, corsi-fregatura e prodotti di bassa qualità. Perché? Perché chi è poco informato è più facile da manipolare e, quindi, più redditizio.

Non è solo un problema personale. È una questione collettiva: le piattaforme sfruttano la diffusione di contenuti assurdi, superficiali o complottisti proprio perché funzionano meglio con chi non verifica, non riflette, non approfondisce.

Se proprio vuoi restare: sii attivo, non passivo
L’uso passivo dei social è ciò che ti rende schiavo. Scrollare video brevi, lasciarsi ipnotizzare da contenuti rapidi e inconsistenti, condividere catene e meme spazzatura… tutto questo ti riduce a un consumatore prevedibile e vuoto.

Se devi usare i social:

Non guardare video brevi compulsivamente: sono progettati per farti perdere la nozione del tempo e distruggere la tua soglia di attenzione.

Non commentare in discussioni tossiche: l’algoritmo ama il conflitto, anche quando è stupido.

Non condividere fake news o contenuti di dubbia provenienza: anche se ti sembrano “solo uno scherzo”, contribuiscono a peggiorare il sistema.

Scrivi solo se hai qualcosa di intelligente o autentico da dire: un’idea, un pensiero, una battuta.

Cura quello che guardi: ogni visualizzazione è un voto che alimenta ciò che il sistema ti mostrerà dopo.

Libri per uscirne vivi (e migliori)
Ecco alcuni testi che ti aiutano a spezzare il ciclo e riprendere il controllo:

“Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social” – Jaron Lanier
Un libro manifesto. Lanier spiega come i social rendano le persone più infelici, meno empatiche e più manipolabili, e invita a uscirne come atto di autodifesa e ribellione personale.
📖 “Vi stanno trasformando in prodotti. Cancellarsi è il primo passo per tornare liberi.”

“Solitudine. Il ritorno a sé in un mondo iperconnesso” – Michela Marzano
Un invito a non avere paura della disconnessione. La solitudine diventa qui un bene da coltivare per ritrovare se stessi.

“Digital Minimalism” – Cal Newport
Non predica l’isolamento, ma l’uso consapevole: scegliere pochi strumenti digitali per massimizzare il valore e ridurre la distrazione.

“Il potere di adesso” – Eckhart Tolle
Un richiamo potente a vivere nel momento presente, abbandonando il bisogno costante di distrazione e connessione.

“Spegni tutto e vivi meglio” – Catherine Price
Una guida pratica, in stile “detox da schermo”, che in 30 giorni ti accompagna a riscoprire cosa vuol dire vivere nel mondo reale.

Ogni minuto in cui scegli di non aprire un’app social è un atto di consapevolezza. E ogni volta che eviti di condividere un contenuto inutile, che decidi di leggere, scrivere o semplicemente pensare, stai esercitando la forma più concreta di libertà in epoca digitale.

Non lasciare che siano gli algoritmi a raccontare chi sei.
Non diventare il contenuto.
Se devi essere online, sii presente davvero.
Altrimenti, spegni tutto. E riprenditi la vita.

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