
Corto Maltese non ha bisogno di proclami: è anarchico senza bisogno di dirlo. Non per ideologia, non per moda, ma per temperamento. È un anarchico come lo intendeva Camus: uno che “non si inginocchia”, mai. Non davanti a un re, né a una bandiera, né tantomeno a un dio. Vive per conto suo, secondo regole non scritte, e questo basta per renderlo una figura di rottura nel panorama del fumetto e della letteratura del Novecento.
Creato da Hugo Pratt nel 1967, Corto è il marinaio senza nave che naviga attraverso guerre mondiali, rivoluzioni e leggende antiche, sempre in equilibrio tra la storia e il mito. Ma a differenza di tanti eroi d’avventura, lui non serve mai nessuno. Nessuna patria, nessun esercito, nessun interesse privato. Sceglie da che parte stare ogni volta, in base a una bussola interiore che ha poco a che vedere con la legge o la convenienza. Corto non è un eroe, è un uomo libero.

Questo spirito lo ritroviamo anche nei romanzi pubblicati da Sellerio, scritti da Marco Steiner, allievo e collaboratore di Pratt. In Il corvo di pietra, per esempio, vediamo un Corto ancora giovane, inquieto, già ostile all’autorità ma capace di umanità sincera. Nella raffinata scrittura di Steiner si coglie la malinconia e la leggerezza di chi non cerca gloria ma solo una strada propria. Non è un ribelle da cartolina, è un anarchico sentimentale, che aiuta senza chiedere nulla in cambio.
Il suo legame con l’anarchismo storico è più profondo di quanto sembri. Mikhail Bakunin scriveva che “la passione per la distruzione è anche una passione creativa”. Corto, con il suo disincanto attivo, distrugge ogni certezza imposta, ma lo fa per restare fedele a un’etica silenziosa, mai esibita. È vicino anche a Errico Malatesta, che insisteva sull’azione diretta, sulla responsabilità personale, sulla coerenza quotidiana tra mezzi e fini. Corto non teorizza nulla, ma vive tutto questo ogni giorno.

In Oltremare, sempre edito da Sellerio, Steiner lo accompagna tra l’Oriente, i sogni, e i margini del reale. Corto è lì dove c’è un segreto da ascoltare, una voce da seguire, una storia che merita rispetto. Non è un uomo che vuole cambiare il mondo: vuole viverlo con dignità, senza diventare schiavo. È un anarchico senza saperlo, e questo lo rende raro.
La scena simbolo della sua filosofia resta quella, indimenticabile, di Una ballata del mare salato: quando scopre che nella sua mano manca la linea della fortuna, e decide di incidersela da solo. È tutto lì, il suo anarchismo: non affidarsi al destino, ma farselo da sé. Un gesto che vale più di un trattato.
Corto Maltese non ha bisogno di bandiere perché non ne sopporta nessuna. È anarchico perché non si lascia addomesticare. Perché ogni volta che può scegliere, sceglie la libertà, anche se costa caro. E quando scompare all’orizzonte, silenzioso e senza spiegazioni, ci lascia con la sensazione che forse l’uomo libero esiste davvero. Almeno nei fumetti. O almeno nei sogni.