Chi non legge è già fascista: come l’ignoranza alimenta il ritorno dei mostri

Chi oggi dice che “Mussolini ha fatto anche cose buone” non sta esprimendo un’opinione: sta rivelando la propria ignoranza crassa e pericolosa. Chi oggi si dichiara “patriota” ma strizza l’occhio al fascismo o al nazismo, lo fa perché non ha letto un libro in vita sua, non conosce la storia, o peggio ancora, la conosce e la distorce in malafede.

Non è un dibattito. Non è uno scambio democratico. È propaganda tossica di gente che ha fatto della disinformazione una religione e dell’ignoranza un vanto.

Hannah Arendt, nel suo capolavoro La banalità del male, racconta di Adolf Eichmann, uno dei macellai dell’Olocausto. Non era un genio del male. Era un idiota grigio, mediocre, un burocrate privo di pensiero critico, incapace di capire l’orrore a cui partecipava. Era come molti di quelli che oggi affollano i commenti online inneggiando al Duce con la grammatica di un bambino delle elementari. Gente che crede di essere “contro il sistema” ma si schiera sempre dalla parte degli aguzzini, degli assassini, dei carnefici.

Chi oggi si dice fascista, neonazista, o anche solo “nostalgico” è un nemico della civiltà. È uno che calpesta la memoria di milioni di morti, uno che giustifica torture, guerre, leggi razziali, censura, deportazioni. È uno che, se fosse nato negli anni ’20, avrebbe fatto la spia per l’OVRA o avrebbe applaudito le leggi razziali del ‘38.

E poi ci sono quelli “moderati”, che non si definiscono fascisti ma ripetono a pappagallo “Mussolini ha fatto anche cose buone”. Sì, come no: Hitler ha fatto le autostrade, Stalin ha fatto alfabetizzare i contadini, Pol Pot ha ridotto l’obesità. E allora? I crimini contro l’umanità si cancellano con quattro binari e due scuole? È così che si ragiona quando si è ignoranti, pigri, disinformati e intellettualmente disonesti.

Mussolini non solo non ha fatto “cose buone”: ha trascinato l’Italia nel disastro, ha umiliato gli italiani, li ha mandati a morire in Africa per deliri imperialisti ridicoli, li ha resi servi di Hitler, li ha definiti codardi e indisciplinati, ha imposto la censura, il carcere per gli oppositori, il confino per i giornalisti, ha fatto sparire o assassinare chi dissentiva. E nel 1938, con il Manifesto della Razza, ha trasformato milioni di cittadini italiani in subumani, cacciandoli dalle scuole, dagli uffici, dalla vita.

Chi oggi non sa queste cose, o peggio le nega, è parte del problema. È un complice. E se non legge, se non studia, se non si prende il tempo di capire, allora è già pronto per rifare tutto daccapo: per obbedire, per odiare, per giustificare.

Per questo bisogna leggere. Per non diventare come loro. Per non essere quella massa di Eichmann in potenza che oggi commenta con svastiche, “duce duce” e fake news, sognando il manganello e il campo di concentramento. Bisogna leggere La banalità del male (Arendt), Il fascismo eterno (Eco), Mussolini ha fatto anche cose buone (Filippi), Se questo è un uomo (Levi), Storia del fascismo (Gentile). Non sono libri da intellettuali: sono manuali di sopravvivenza morale.

Chi non legge, oggi, non è solo ignorante: è pericoloso. Perché basta una crisi, una paura, un colpevole facile, e sono pronti a riaccendere i forni. E se pensi che sia un’esagerazione, allora leggi di più.

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