Elogio dell’analfabeta funzionale: l’uomo che sa tutto e vive sereno.

C’è una categoria di persone che ha raggiunto un equilibrio invidiabile: non capisce quasi nulla di ciò che legge, ma vive in perfetta serenità. Un italiano su tre è un analfabeta funzionale, l’eroe moderno. Non si perde in analisi complesse, non ha dubbi, non soffre per la confusione del mondo. Lui sa. Sempre. E non gli serve capire davvero per sentirsi competente.

Mentre gli altri si affaticano cercando fonti, leggendo articoli, ascoltando pareri discordanti, lui si affida al metodo più antico e infallibile: pensa con la pancia, non con la testa. Ciò che lo fa arrabbiare è sbagliato, ciò che gli suona giusto è vero. Il resto è propaganda.

Il pensiero critico? Una perdita di tempo. Meglio affidarsi all’intuito, al “buonsenso”, a quello che dice il cugino su WhatsApp. E così, nella confusione generale, lui resta saldo, impermeabile ai dubbi. Una roccia nell’oceano della complessità.

Un grande aiuto, per mantenersi in questa beata ignoranza, arriva dai social. Brevi video, semplici, urlati, perfettamente profilati da algoritmi che mostrano solo ciò che si vuole vedere. Su TikTok, ad esempio, basta qualche scroll per convincersi che tutti i complotti sono veri, che la scienza è una truffa e che l’unico sapere utile è quello condiviso da perfetti sconosciuti con like e tanta convinzione. Si guardano idiozie, si condividono banalità, e intanto si viene profilati, certificati, classificati. L’algoritmo capisce subito: sei uno di quelli. E ti serve solo ciò che puoi capire. Nulla che implichi sforzo, approfondimento o dubbi. Solo certezze confezionate su misura.

Per restare nella preziosa élite degli analfabeti funzionali è fondamentale seguire una regola semplice e precisa: stare lontani dai libri e dalla lettura in generale. Evitare le librerie come fossero zone radioattive. Ignorare giornali, saggi, anche solo articoli troppo lunghi. Tutto ciò che richiede attenzione e capacità di analisi è una minaccia diretta alla serenità garantita dall’inconsapevolezza.

Il bello è che vive meglio. Non si interroga, non si mette in discussione, non cambia idea. Le sue convinzioni sono incrollabili. Dove altri vedono sfumature, lui vede verità nette. Dove altri esitano, lui agisce – o meglio, commenta. E se sbaglia, non importa: non se ne accorgerà mai.

In fondo, la vera libertà è questa: non sapere di non sapere. E oggi, con gli strumenti giusti, è più facile che mai.

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