
La solitudine è spesso fraintesa. La si scambia per una carenza, un vuoto da riempire con presenze qualsiasi. Ma chi ha imparato ad abitarla sa che la vera ricchezza spesso si trova lontano dal rumore del mondo.
Quando cerchi relazioni profonde, quando ti muovi con la speranza di incontrare menti affamate di sapere e cuori sensibili alla giustizia, capita invece di scoprire la tristezza della superficialità. Vedi l’ignoranza esibita come una bandiera, la mancanza di interessi come orgoglio, la predazione mascherata da amicizia. Troppo spesso chi si definisce “pensatore” ha paura di un libro aperto, e chi parla di libertà teme la fatica del conoscere.
In questi momenti, ritirarsi non è una fuga: è un ritorno. Si torna ai libri, a quelle pagine che non tradiscono, a quei mondi che sanno accogliere. Si scopre che tra le righe si trovano amici più veri di quelli incontrati per caso, ma anche maestri, complici, voci silenziose che camminano con te.
Come scriveva Kafka: “Un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi.” E in effetti, ogni lettura profonda è un gesto di liberazione.
Un libro è un rifugio e una sfida. Ti chiede attenzione, ti offre orizzonti. Ogni pagina letta diventa una carezza alla tua solitudine scelta, un mattone che rinforza la casa interiore che stai costruendo. Leggere diventa un atto di resistenza contro la mediocrità, un modo per nutrire una conversazione profonda con te stesso, anche quando il mondo là fuori sembra volerla spegnere.
Virginia Woolf diceva che “una stanza tutta per sé”, e dunque uno spazio mentale, era essenziale per ogni spirito libero. La solitudine, così, non è più assenza, ma compagnia. È stare con gli autori che ti interrogano, con i pensieri che ti elevano, con i personaggi che ti insegnano a vivere mille vite.
Chi ama i libri non è mai veramente solo. Cammina accanto a Tolstoj, a Woolf, a Camus, a Yourcenar. Dialoga con idee che superano il tempo. Porta in sé il peso dolce della memoria e l’ebbrezza dell’invenzione. E come ricordava Borges: “Ho sempre immaginato che il paradiso fosse una specie di biblioteca.”
Meglio soli, immersi nella lettura, che circondati da chi non ha mai sfogliato una pagina con amore.
Meglio soli, e pieni di tutte le vite che i libri sanno donare.