IMBECILLITÀ DIGITALE: COME I SOCIAL ATROFIZZANDO LE MENTI

In un’epoca in cui l’informazione è a portata di clic, paradossalmente, la nostra capacità di discernimento e concentrazione sembra essere in declino. La frase di Corrado Augias, “L’imbecillità rappresenta, ahinoi, una risorsa utile per il sistema: se non ci fossero tanti imbecilli in giro non sarebbe così facile trovare un furbone che li seduce. Ecco perché un imbecille è molto più pericoloso di un mascalzone”, risuona oggi più che mai. Ma cosa sta alimentando questa “imbecillità” collettiva?

I dati parlano chiaro: la lettura è in calo. Secondo l’Istat, nel 2022 solo il 39,3% della popolazione italiana di età superiore ai 6 anni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, una diminuzione rispetto al 40,8% del 2021
. Parallelamente, l’uso dei social media è in costante aumento. Nel 2023, quasi 43 milioni di italiani erano attivi sui social, rappresentando circa il 73% della popolazione
. Tra questi, TikTok spicca con gli utenti che trascorrono in media 32 ore e 12 minuti al mese sulla piattaforma, seguita da YouTube con 18 ore e 15 minuti e Facebook con 16 ore e 37 minuti.
Questa inversione di tendenza ha conseguenze tangibili. La lettura richiede concentrazione, riflessione e stimola il pensiero critico. Al contrario, la fruizione passiva di contenuti sui social media, spesso costituiti da brevi video o post superficiali, favorisce una diminuzione dei tempi di attenzione e una polarizzazione delle opinioni. Le discussioni si riducono a slogan, le opinioni si radicalizzano e la capacità di analisi si atrofizza.

La televisione, un tempo principale mezzo di informazione, si è adattata a queste nuove dinamiche. La mobile TV, ovvero la fruizione di contenuti televisivi tramite smartphone, è passata dall’1% di spettatori nel 2007 al 34% nel 2022.

Questo significa che sempre più persone consumano contenuti in modo rapido e superficiale, spesso distrattamente e senza un’adeguata contestualizzazione.
La combinazione di questi fattori crea terreno fertile per la diffusione di disinformazione e per la manipolazione delle masse. Una popolazione meno incline alla lettura e più dipendente dai social media è più facilmente influenzabile, meno propensa al pensiero critico e più vulnerabile alle seduzioni dei “furboni” di turno.

In un’epoca in cui la lettura è in declino e l’uso dei social media è in costante aumento, emerge un fenomeno preoccupante: alcuni influencer e politici sfruttano la paura, spesso infondata, per manipolare l’opinione pubblica e trarne profitto. Temi come l’immigrazione e la sicurezza vengono strumentalizzati, nonostante i dati reali raccontino una storia diversa.

Ad esempio, la narrazione che associa l’immigrazione a un aumento della criminalità non trova riscontro nei dati. Secondo l’Istat, nel 2012 i “sospettati e delinquenti” in Italia erano 501.000, mentre nel 2021 questo numero è sceso a 403.520, nonostante l’aumento dei richiedenti asilo nello stesso periodo. Questo indica che non vi è stata una correlazione diretta tra l’aumento degli immigrati e la criminalità.

Tuttavia, la percezione pubblica è spesso diversa. Uno studio ha evidenziato che molta rabbia verso gli stranieri è causata dalla paura di un futuro immaginato più che da una realtà vissuta. Quando i cittadini hanno a che fare con gli immigrati su base regolare e vedono che molti dei pericoli temuti non si realizzano, la valutazione negativa si riduce.

Questa discrepanza tra realtà e percezione viene abilmente sfruttata da alcuni influencer e politici. Attraverso l’uso di brevi video e messaggi semplificati, fanno leva su paure irrazionali per promuovere idee polarizzanti. Questo approccio trova terreno fertile in un pubblico abituato a consumare informazioni in modo rapido e superficiale, senza approfondire o verificare le fonti.

Il risultato è una società sempre più divisa, in cui le opinioni si formano su basi emotive piuttosto che su dati concreti. Questo clima di paura e disinformazione non solo mina la coesione sociale, ma arricchisce anche coloro che lo alimentano, sia in termini di potere politico che economico.

Per contrastare questo fenomeno, è fondamentale promuovere una cultura dell’informazione critica, incentivare la lettura e l’approfondimento, e sviluppare strumenti educativi che aiutino le persone a distinguere tra fatti e manipolazioni. Solo così si potrà costruire una società più consapevole e resiliente alle seduzioni dei “furboni” di turno.

È essenziale invertire questa tendenza. Promuovere la lettura, incentivare il dibattito approfondito e limitare il consumo passivo di contenuti digitali sono passi fondamentali per preservare l’intelligenza collettiva e garantire una società più consapevole e meno manipolabile.

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